mercoledì 17 luglio 2019

Addio, Andrea Camilleri

La notizia della morte di Andrea Camilleri mi coglie in una mattinata di vacanza, mentre stesa al sole leggo l'ultima sua opera, acquistata da pochi giorni.
C'è sempre stata una distanza abissale fra le sue posizioni (politiche, sociali, religiose, culturali...) e il mio personale sentire; eppure, non ho mai potuto evitare di riconoscere fra le sue pagine la genialità del grande scrittore. Possiedo tutti i suoi romanzi, e ciclicamente li rileggo.
E devo sinceramente ammettere che Camilleri è stato anche - a tratti - un vero poeta.

"...ma il fatto è che quando hai sbacantato i cassetti trovi una quantità di carte vecchie, scordate, alcune delle quali, quasi a forza, vogliono essere lette e tu, inevitabilmente, finisci col precipitare sempre più in fondo al gorgo della memoria e ti tornano a mente macari cose che per anni e anni hai fatto di tutto per scordare. È un gioco tinto, quello dei ricordi..."
(A. Camilleri - L'odore della notte)




giovedì 11 luglio 2019

Il romanzo di Matilda

Tutti abbiamo "incontrato" Matilde di Canossa studiando storia a scuola, e qualcosa di lei ci è rimasto impresso. Magari non ricordiamo bene gli eventi di quel periodo (a cavallo fra l’XI e il XII secolo), forse la lotta per le investiture si perde nella nebbia di pagine lontane, ma il nome di Matilde sicuramente non l’abbiamo dimenticato. 
Fu colei che tenne testa (anche con le armi) all’imperatore, e che amò (fin troppo, stando alle malelingue) il papa. Potente feudataria, donna di grande vision politica, fu l’artefice della grande umiliazione di Enrico IV. Se l’espressione "venire a Canossa" è tuttora proverbiale, lo dobbiamo a lei.
Ebbene: la scrittrice Elisa Guidelli, ne Il romanzo di Matilda, tenta una trasposizione narrativa di questa figura formidabile. Ne ricostruisce la biografia con buona esattezza storica, e nello stesso tempo riesce a dipingere con vive pennellate il ritratto di una donna appassionata e passionale, dotata di straordinaria forza e capace di grande fragilità, fedele ai suoi ideali e nello stesso tempo concretissima.





venerdì 5 luglio 2019

Piccole gioie

Ho approfittato di un giorno di ferie per regalarmi qualche ora di rara lentezza.
Andare in biblioteca e scegliermi con calma un nuovo romanzo.
Comprarni una bottiglietta d'acqua fresca.
Passeggiare nel parco e cercare una panchina all'ombra.
Sedermi fra i pini a leggere nel silenzio mattutino.
Cose così.
Piccole gioie.
Poi, ad un certo punto, sono arrivate due signore di una certa età, hanno individuato una panchina a pochi metri dalla mia, e si sono scambiate un cenno di intesa. Poi si sono sedute, hanno tirato fuori dalle borse un libro ciascuna, e si sono messe a leggere. Sembrava la succursale della biblioteca, versione outdoor. 
Comunque erano davvero due distintissime, gradevolissime signore. E dev'essere bella, l'amicizia fra loro.


giovedì 4 luglio 2019

Il verbo leggere...

La sapeva lunga, il buon Gianni Rodari
«Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica. Ma io trovo che sarebbe un’energia troppo costosa. Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa»  
(da Il libro degli errori).
No, il verbo leggere non sopporta l'imperativo: la lettura è un'avventura!!!


lunedì 20 maggio 2019

Il pacere non può aspettare

Ero immersa nella lettura, quando mio figlio ha dato un’occhiata distratta alla copertina del libro che avevo fra le mani, e ha sorriso divertito. Che cosa diamine stava leggendo sua madre? Dal titolo poteva sembrare un romanzetto erotico-sentimentale, lontano anni luce dai consueti gusti letterari.
Invece no. Il piacere non può aspettare è un romanzo delicato e luminoso, in cui la scrittrice indiana Tishani Doshi riesce a raccontare tutto il mondo delle sue origini.  
Babo, il primogenito di una famiglia indiana profondamente tradizionale, va a Londra per un’esperienza di studio e di lavoro. L’impatto con la cultura occidentale non è facile; ma il giovane ben presto conosce Sian, una ragazza gallese che gli cattura il cuore. E fin qui gli ingredienti sembrerebbero quelli del classico romanzo d’amore: dal colpo di fulmine al matrimonio, attraverso varie vicissitudini, e poi avanti fino al “vissero per sempre felici e contenti”.
Ma in questo romanzo c’è qualcosa di più: una saga familiare che copre decenni di storia, in sapiente equilibrio tra affermazione di identità e rispetto per la diversità. Sullo sfondo, temi che colpiscono in carne viva chiunque abbia cuore e mente desti: la nascita e il dolore, il desiderio di felicità e la perdita di sé, la vecchiaia e la morte.
Vi offro una pagina delicata in cui il giovane Babo e la sua nonna Ba parlano d’amore...



Solo dopo che le donne se ne erano andate, e le stuoie di iuta erano state arrotolate e riposte, Babo raggiungeva sua nonna. Si sedevano insieme a cenare sotto le prime stelle, e a chiacchierare con il sottofondo dei grilli fra le piante. Ba gli raccontava storie di antenati di cui Babo sapeva pochissimo. Gli descriveva scandalosi matrimoni d’amore, incluso quello di sua sorella – fuggita con un giovane musulmano di un villaggio vicino, a mai più ritornata -, o quello del figlio di Banta-behn, che si era innamorato della cugina Damyanti, dalla pelle scura e butterata. Babo ascoltava attento, con la segreta certezza che il suo scandalo d’amore fosse il più appassionante.
“Tu amavi il nonno?” le chiese Babo una sera, durante la settimana di sciopero delle poste inglesi, quando per ben dieci giorni non aveva avuto notizie di Sian. “Quando è morto, non hai mai avuto la sensazione che saresti morta anche tu da quanto ti mancava?”
“Non era così per noi, Babo. Ci sono così tanti modi di amare una persona… Per noi era una cosa delicata, niente a che vedere con quello che senti adesso. Quello che provi tu è molto raro. Noi lo chiamiamo ekam. Dicono che si possa conoscere una sola volta nella vita, oppure mai. Alcuni lo hanno descritto come entrare in una grotta senza fine. Altri come sentire il cuore che brucia su un fuoco lento di loppa secca. Quando provi questo ekam hai l’impressione di poter eliminare qualsiasi colpa nel mondo, qualsiasi profanazione e qualsiasi sfortuna”.

sabato 18 maggio 2019

Appassionarsi ancora alla lettura

L'istituto superiore Bachelet di Abbiategrasso ha pubblicato sul sito della scuola una news che racconta l'incontro dei ragazzi con l'autrice de Il velo dorato.
Leggere quell'articolo ha risvegliato in me piacevoli ricordi e sincera gratitudine.
Se i miei romanzi giocano un piccolo ruolo fra le «motivazioni che inducono uno studente ad appassionarsi ancora alla lettura», e se riescono a suscitare «un profondo desiderio di approfondire alcune questioni», non posso esserne che felice.


«Sabato 16 marzo nell'auditorium dell’IIS Bachelet, nell'ambito del progetto cultura, si è tenuto un interessante incontro con Laura Blandino, autrice di alcuni romanzi quali “La camera bella”, “Tempo di cose nuove”, “Il velo dorato”. 
Gli studenti hanno potuto porre alla scrittrice numerose domande, dando origine così ad un vivace dialogo che spaziava dalla genesi dei romanzi, alle caratteristiche dei personaggi, dalle tematiche affrontate nei testi, alle motivazioni che inducono uno studente ad appassionarsi ancora alla lettura.
Si tratta di romanzi che hanno come protagonisti ragazzi che affrontano le problematiche dell’adolescenza. Proprio per questo dalle domande degli studenti è emerso un profondo desiderio di approfondire alcune questioni, come l’amicizia, il rapporto con i genitori, le relazioni affettive, l’accoglienza degli stranieri.
L’incontro si è dunque rivelato una preziosa occasione di dialogo e di libero confronto a partire dalla lettura condivisa di un testo».

lunedì 6 maggio 2019

Lettere di Nicodemo

Ho sempre amato il genio letterario di Jan Dobraczynski, ma per lasciarmi catturare dalle Lettere di Nicodemo ho dovuto superare alcune resistenze. Innanzi tutto per la forma epistolare (che non è nelle mie corde) e per alcuni dettagli narrativi (non del tutto convincenti). In secondo luogo perché qualsiasi romanzo tenti di raccontare parole e gesti di Cristo, istintivamente mi urta: ogni virgola in più o in meno rispetto ai Vangeli suscita in me una sorta di diffidenza.
Tuttavia, seguendo il suggerimento di alcuni amici, ho proseguito la lettura cercando di lasciare da parte i miei preconcetti.
A lettura ultimata posso affermare che l’opera dello scrittore polacco è un tentativo ben riuscito di raccontare l’incontro di un uomo con la persona di Gesù. Nicodemo va alla ricerca del Galileo partendo da un proprio bisogno concreto, da un dolore struggente: spera che Gesù possa guarirgli la moglie malata. E a lui si accosta con un groviglio di riserve, dubbi, snobismo intellettuale e perplessità umanissime. 
È l’inizio di un lungo percorso interiore, che condurrà Nicodemo a una insperata, luminosissima resa senza condizioni.
Vi offro una pagina tratta dalla “terza lettera”, a mio avviso emblematica dell’approccio iniziale di Nicodemo…



Certamente ti meraviglierai all'udire che ho conversato con individui che si sono sottoposti ai sortilegi di questo galileo! Ma, vedi, la malattia di Ruth mi spinge a qualsiasi enormità, questa malattia che ogni giorno la indebolisce sempre più […].
Pur di por fine a questo tormento, sono disposto – per quanto me ne vergogni – a chiedere aiuto al galileo, Non rimproverarmi, Giusto. Di lui si racconta, tra l’altro, questo strano miracolo. A Cana in Galilea – villaggio situato lungo il pendio che scende fino al lago di Genezareth e in cui i giovani della regione sogliono celebrare le loro nozze – egli fu invitato a una di tali feste e prese parte al banchetto. Come accade in simili occasioni, questa gente rozza e intemperante beve vino e mangia focacce di miele oltre misura e puoi star certo che là non si fa attenzione alle preghiere e al digiuno, così come non si bada a raccogliere gli avanzi e a lavare bene il vasellame. Gli invitati bevono finché è possibile, poi cominciano a ballare senza tregua e a cantare a perdifiato. E sorvolo sul resto! Un fariseo non potrebbe mai prender parte a una tale baldoria impura: noi siamo qui per dare il buon esempio agli Am-ha’arez e non per approvare le loro sregolatezze. Il Galileo, per contro, non solo si è seduto al loro tavolo, ma ha addirittura mutato l’acqua in vino, quando questo è venuto a mancare!
Se questo miracolo si è davvero verificato, bisogna dire che un dono inestimabile è posto in mani irresponsabili. Distribuiamo pane, ma non vino! I miei servi portano, ogni giorno, una cesta di pane ai poveri e il mio amministratore ha recentemente calcolato che se io donassi quotidianamente due pani a ogni credente della Giudea, della Galilea e della Diaspora, tutto il mio patrimonio si esaurirebbe in tre giorni. Che cosa accadrebbe se, in luogo di pane e di esortazione alla preghiera, io offrissi a quei pezzenti una brocca di vino con un invito a divertirsi? Una elemosina offerta sconsideratamente non fa altro che incoraggiare i poveri alla più incosciente spensieratezza. 
Si dovrebbe giudicare però il valore di questo fatto anche sotto un altro aspetto. Quell'uomo ha cambiato grandi idrie d’acqua in vino a beneficio di suoi occasionali compagni, affinché essi potessero saziare i loro desideri smodati. Orbene, se egli è in possesso di un dono tanto potente, non sarebbe più giusto che ne facesse profittare i più degni? Non sarebbe più conveniente che egli sanasse la mia Ruth piuttosto che inondare di vino (e della migliore qualità, si dice) la casa di un contadino della Galilea? Se egli la guarisse! In tal caso saprei ben dimostrargli la mia gratitudine.

giovedì 2 maggio 2019

World Bloggers Day 2019

Ho appena scoperto che oggi - come ogni anno dal 2010 - si celebra la “Giornata Mondiale dei Blogger”. Lì per lì ho sorriso: esistono proprio “giornate mondiali” per tutto, dall'hamburger alle tartarughe, dagli uccelli migratori all'igiene delle mani; c’è persino la giornata mondiale del vento!
A ben pensarci, però, accendere i riflettori sul "blogging" può avere un significato importante: da un lato per riconoscere la rilevanza del fenomeno, che sta lasciando un segno nel modo di comunicare dei nostri tempi; dall'altro per valorizzare la libertà di espressione dei “blogger”, che in molti paesi sono perseguitati (e non certo in senso metaforico: alcuni di loro ci hanno lasciato la pelle).
Quello che io curo da alcuni anni - “La lettura è un’avventura!” - è un piccolo blog senza pretese; però dal 2015 raccoglie pagine (queste sì, scritte da penne di valore) e spunti di riflessione. Perché non si perda mai - a nessuna età - “il piacere di leggere, il coraggio di sognare, la voglia di crescere”.



martedì 23 aprile 2019

Patria

Convincente e commovente, Patria di Fernando Aramburu è un romanzo dal respiro ampio, che va ben oltre le vicende narrate. È la storia tormentata di due famiglie che vivono in un villaggio dei Paesi Baschi; vicini di casa, profondamente amici da sempre. Siamo negli anni settanta e ottanta; il terrorismo indipendentistico miete vittime, il fanatismo semina divisione.
Un giorno il padre di una delle due famiglie viene assassinato dall'ETA, in cui milita un figlio dell’altra. Da quel momento nulla è più come prima. L’amicizia va in frantumi, la fragilità umana mostra tutta la sua drammaticità.
Scorrono gli anni, ma il tragico evento rimane per tutti i membri delle due famiglie - e dell’intera loro comunità - come una ferita inguaribile. 
Solo attraverso un’esperienza di perdono - implorato e concesso - la piaga potrebbe iniziare il suo lento, indispensabile processo di cicatrizzazione.
Oggi vi offro una pagina, tratta da uno dei capitoli iniziali. Come vedrete, il linguaggio è semplice, immediato; capace di rendere con straordinaria efficacia – e con una delicata "pietas" – la fragilità dei sentimenti.



Smontò dietro una signora, erano le uniche passeggere. Venerdì, tranquillità, tempo buono. E sull'arcata dell’ingresso lesse: PRESTO SI DIRÀ DI VOI CIÒ CHE SI SUOLE DIRE DI NOI: SONO MORTI! A me non m’impressionano con le frasette funebri. Polvere siderale (lo aveva sentito alla tele), quello siamo, sia che uno respiri sia che ingrassi i cavoli. E anche se detestava quell'odiosa scritta, era incapace di entrare nel cimitero senza fermarsi a leggerla.  […]
La fila delle tombe si allunga in batteria al lato del sentiero. La cosa buona per Bittori è che, siccome il bordo sporge di due palmi da terra, si può sedere senza difficoltà sulla lastra. Certo, se piove, no. E in ogni caso, poiché la pietra di solito è fredda (e c’è la muffa e l’inevitabile sporcizia degli anni), lei porta sempre in borsa un quadrato di plastica ritagliato da un sacchetto del supermercato e un foulard per usarli come cuscino. Ci si siede sopra e racconta al Txato quello che ha da raccontargli. Se vicino c’è gente, gli parla con il pensiero; se non c’è nessuno, come succede di solito, conversa in tono normale.
«Nostra figlia è già a Londra. Lo immagino, diciamo, perché non ha avuto la gentilezza di chiamarmi. A te, ti ha chiamato? A me, no. Siccome alla tele non hanno detto niente di un incidente aereo, do per scontato che quei due saranno arrivati a Londra e staranno dandoci dentro per tentare di salvare il matrimonio». […]
Tre o quattro tombe più su c’era un’aiuola di sabbia, accanto al sentiero asfaltato. E Bittori si soffermò a guardare una coppia di passerotti che ci si era appena posata. Con le ali aperte, gli uccellini facevano un bagno di sabbia.
«L’altra cosa che volevo dirti è che la banda ha deciso di smettere di ammazzare. Non si sa ancora se l’annuncio è serio o se si tratta di un trucco per prendere tempo e riarmarsi. Ammazzino o no, a te cambia poco. E non credere che per me sia molto diverso. Ho un grande bisogno di sapere. L’ho sempre avuto. E non mi fermeranno. Nessuno mi fermerà. Neppure i figli. Ammesso che lo vengano a sapere. Perché io non gli dico niente. Sei l’unico che lo sa. Non mi interrompere. L’unico che sa che ci torno. No, in carcere non ci posso andare. Non so neanche in quale sta il delinquente. Ma loro certamente sono rimasti in paese. E poi mi è venuta la curiosità di vedere in che stato è la nostra casa. Tu, tranquillo, Txato, Txatito, perché Nerea è all'estero e Xabier, come sempre, vive per il suo lavoro. Non se ne accorgeranno».
I passerotti erano scomparsi.

lunedì 8 aprile 2019

Cassanico

Il velo dorato - come pure i due romanzi precedenti, La camera bella e Tempo si cose nuove - è ambientato a Cassanico, un’immaginaria cittadina piccola e quieta, che sorge sulla sommità di una collina e si estende lungo i suoi versanti, digradando dolcemente.
Tutt'intorno, la campagna: un ondeggiare di alture verdissime, vigneti e frutteti, pendii erbosi per il pascolo. Qua e là, le frazioni: gruppi di case rurali, villaggi piccoli ma dignitosi.
Tutto l’intreccio si svolge in un alternarsi armonioso di scorci cittadini e spazi campestri.




– È bello qui – commentò Tom, senza staccare lo sguardo dal paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. 
– Stiamo lasciando la pianura, vedrai quante colline fra poco.
– Ci piacerà.
Si preannunciava una serena giornata estiva e il sole del mattino rendeva ancora più brillante la campagna: un ondeggiare di alture verdissime, vigneti e frutteti, prati e pascoli; un paesaggio profondamente diverso da quello siciliano, con cui lo sguardo di Tom aveva confidenza da sempre.
Pochi minuti dopo, all'orizzonte apparve la cittadina di Cassanico: sorgeva sulla sommità della collina più alta, e si estendeva lungo i suoi versanti, digradando dolcemente.



venerdì 29 marzo 2019

Paola e Stefano

Intorno protagonisti de Il velo dorato si muovono altri personaggi, alcuni già noti ai lettori dei romanzi precedenti.  
In particolare, che fine hanno fatto Paola Stefano, protagonisti di Tempo di cose nuove?


Paola
Paola Bonvicino, Bonnie per gli amici, non è più la ragazza goffa e impacciata arrivata da Roma un anno fa. È tuttora una persona semplice, timida, di poche parole; ma ha imparato a credere in se stessa e a lasciarsi voler bene.
All’inizio del romanzo la incontriamo al Centro Estivo. Aiuta l’amica Lia nella gestione dei ragazzini, e accoglie Tom appena arrivato a Cassanico.
– Ciao, Tom! Che ci fai qui tutto solo? – gli chiese Bonnie un pomeriggio, notandolo seduto su una panca in un angolo del cortile, mentre tutti gli altri compagni giocavano a palla avvelenata. Gli sorrise, e si sedette accanto a lui. C’era ombra in quel punto del “campone”, si stava piacevolmente al fresco.– Me l’ha ordinato Lia. Per castigo, credo. O qualcosa del genere.– E come mai?– Perché ho detto minchia. A lei non piace.– Beh, non possiamo darle torto. Non è una bella parola.– Rocco la diceva sempre.– E chi era Rocco?– Era quello che faceva i lavoretti nella casa-famiglia. Quando si rompeva qualcosa o un rubinetto perdeva o si scrostava un muro o si bloccava la lavatrice, niente paura: chiamavamo Rocco. Era il tuttofare di nonna Rosa.– E chi era nonna Rosa?Tom raccontò. Con Paola si sentiva al sicuro: non aveva la chiacchiera facile, come certi tizi (e certe tizie, soprattutto) che anelavano a conoscere i fatti altrui per parlarne con tutti. Inoltre, il ragazzino percepiva in lei un interesse sincero; Bonnie ascoltava in silenzio, gli teneva incollato addosso lo sguardo serio dei suoi occhi nerissimi, di tanto in tanto annuiva con un breve cenno del capo.Lia li vide da lontano, capì e sorrise. Era nata un’amicizia.

Stefano
Anche Stefano è cambiato molto da quando, un anno prima, era arrivato a Cassanico da Roma pieno di rabbia e ribellione. Ora è un giovane uomo che sta prendendo in mano la propria vita, e si prepara per le selezioni dell’Accademia Militare.
In un dialogo con la coetanea Chiara, emerge la consapevolezza con cui Stefano sta costruendo il proprio futuro:
– Vero. Comunque in questa fase della mia vita le ragazze non sono più importanti come un tempo. Ciò che conta di più è riuscire a realizzare il mio sogno. Domenica sono stato di nuovo a Revinasco a parlare con il colonnello.– Il papà del maestro Guerra?– Sì, mi racconta un sacco di cose della vita militare. Quando lui parla, mi sembra quasi di essere lì, in accademia o in missione e desidero un sacco riuscire a intraprendere quella strada.– Diventare un soldato? – chiese Chiara, con affettuosa ammirazione. Stefano era maturato molto da quando l’aveva conosciuto un anno prima.– Diventare “vero uomo e comandante di uomini”, come dice il colonnello.– Anch’io spero di diventare una vera donna, un giorno… – disse Chiara, quasi tra sé e sé. E Stefano accolse in silenzio quell’accento d’inattesa sincerità.
Mentre si prepara per l’Accademia, Stefano coltiva la sua passione per il basket, di cui è giocatore a livello agonistico, e dà una mano nell’allenamento dei ragazzini. Tom ne rimane affascinato, e cerca istintivamente in lui la compagnia di una guida sicura.
Da quel giorno Tom iniziò gli allenamenti alla Virtus, tre volte la settimana. – Sei in gamba, negretto! – esclamò Stefano, alla fine della quinta seduta.– Grazie, grazie – rispose Tom, senza offendersi minimamente per l’appellativo. – Ti stai impegnando molto e per premiarti ti ho portato una cosa.Stefano tirò fuori dal suo armadietto una sacca sportiva e ne rovesciò il contenuto su una panca dello spogliatoio: c’erano due tute complete, calzoncini, magliette e persino un pallone da basket.– È tutto quasi nuovo – spiegò Stefano – Sono divise che ho usato pochissimo, perché in quel periodo ero cresciuto molto in fretta. Se ti fa piacere, puoi tenerle.Tom non riusciva a credere ai suoi occhi: – Davvero puoi prestarmele?– Te le regalo.– Anche il pallone?– Anche il pallone.– Anche la sacca?– Anche la sacca.Tom regalò a Stefano uno sguardo fiammeggiante di riconoscenza. Per un attimo provò l’impulso di abbracciarlo con slancio e solo il suo pudore di piccolo vero uomo lo trattenne.


giovedì 14 marzo 2019

Chiara e Cecilia

Intorno protagonisti de Il velo dorato si muovono altri personaggi, alcuni già noti ai lettori de La camera bella.  
In particolare, che fine hanno fatto Chiara e Cecilia, l’adolescente e la ragazzina che ci hanno tenuto compagnia fra le pagine del primo romanzo?


Chiara 
Chiara sta crescendo, e acquisisce via via una più profonda consapevolezza di sé. Ha ormai diciannove anni (ne compirà venti in primavera), e frequenta il primo anno di università. 
La sua relazione con Luca si sviluppa, e lentamente cresce: grazie al tempo trascorso insieme, ma anche attraverso momenti di incomprensione e di insicurezza. Fino al travaglio logorante della gelosia.
Era questo il grande tarlo di Chiara: una sottile gelosia che la tormentava continuamente e che la rendeva insicura. Diceva a se stessa quanto fosse un sentimento irragionevole, perché Luca non le aveva mai dato motivo di temere. Eppure, non riusciva mai a essere completamente tranquilla. – Sei esagerata! – la rimproverava sempre Adriana.– Vorrei vedere te! Luca trascorre le giornate in ufficio circondato da chissà quante ragazze bellissime, poi arriva a casa e si ritrova fra i piedi quella là…– La nigeriana, intendi? Da quel che so, non è affatto a caccia di uomini. Le interessa suo figlio e basta.– Però a Ferragosto sculettava davanti a Luca in costume da bagno. L’ho saputo, sai? Le voci corrono, in città.– Appunto. Se ci fosse qualcosa di poco limpido, stai certa che ne verresti a conoscenza nel giro di poche ore.– Sarebbe comunque troppo tardi. Io non voglio perdere il mio Luca…– …e allora tienitelo stretto! – ribatté Adriana con un sorriso malizioso.

Cecilia
Cecilia, la sorella minore di Chiara, ha ora nove anni (ne compirà dieci in primavera), ma continua a essere la ragazzina tremenda, acuta e senza filtri che avevamo imparato a conoscere nei due romanzi precedenti. Ha conservato la sua capacità di esprimere in modo diretto e autentico le cose - belle o brutte, buone o cattive - che pensa e che prova. 
Quando Adaora sarà ingiustamente sospettata di furto, Cecilia non potrà fare a meno di prendere in pugno la situazione. Ovviamente a modo suo.
Cecilia, forte della sua faccia tosta, si recò con Tom e Pipetto presso la stazione dei carabinieri. A dire il vero impiegò mezz'ora buona per convincerli, ma alla fine riuscì a trascinarseli dietro, per amore o per forza. Non era umanamente possibile arginare il vulcano Cecilia, una volta iniziata l’eruzione.Al carabiniere di guardia si presentarono con tono educato ma deciso e chiesero del maresciallo Esposito.– Potete dire a me, se avete bisogno – rispose il giovane, senza prenderli troppo sul serio.– Lei non è il maresciallo vero? – insistette Cecilia.– No, io non sono il maresciallo.– E allora per cortesia ci lasci entrare, dobbiamo parlare con il maresciallo perché abbiamo importanti informazioni e sappiamo cose sui furti nelle ville e questo caso lo segue proprio lui.Il carabiniere di guardia stava per perdere la pazienza, quando il maresciallo Esposito, transitando davanti a una finestra del pianterreno, vide i tre ragazzini in strada e riconobbe Tom. Aprì il portone e si affacciò sulla soglia.– Ci sono problemi? – chiese con tono severo. […]– Lei è il maresciallo, vero? – chiese Cecilia; poi sorrise angelicamente – Sì, lo è: Tom me lo aveva detto che è pelato.– Perché mi cercate?– Abbiamo delle informazioni che potrebbero esserle molto utili.Il maresciallo Esposito li fece entrare e li ricevette nel suo ufficio. Cecilia rovesciò sulla scrivania un cumulo di foglietti e iniziò a descrivere con dovizia di particolari i risultati delle indagini. 
Il contributo dei ragazzini alle indagini non avrà alcuna rilevanza concreta, ma la dirompente iniziativa di Cecilia sarà per Tom una nuova, fondamentale prova di amicizia.

lunedì 4 marzo 2019

La lettura nell'arte: Morisot

Torniamo al grande tema della lettura nell'arte; ovvero agli artisti che hanno catturato sulle loro tele le immagini di persone immerse nella lettura.
Qualche mese fa avevamo parlato di Renoir e della sua "Liseuse". Oggi vi offro un'altra opera a mio giudizio bellissima: il ritratto che la pittrice impressionista Berthe Morisot fece alla figlia Julie immersa nella lettura (1886).
Non è un dipinto famoso, ma sa cogliere con rara delicatezza l'atteggiamento assorto della ragazzina. 
E non so che farci: le adolescenti che leggono, mi commuovono.




 

mercoledì 23 gennaio 2019

Da dove la vita è perfetta

Il Villaggio Labriola è un quartiere popolare all’estrema periferia della città: casermoni fatiscenti, strade polverose, situazioni di disagio. In questa cornice grigia, la giovanissima Adele rimane incinta. 
Silvia Avallone, nel suo Da dove la vita è perfetta, intesse sapientemente una fitta trama di storie sofferte ed estreme. Pagina dopo pagina sa catturare il lettore: mente, cuore, pancia. Soprattutto, è capace di attraversare senza retorica e con grande delicatezza temi da vertigini: aborto, adozione, fecondazione in vitro, disabilità, adolescenza, conflittualità generazionale, crisi di coppia.
Storie parallele, che solo a tratti – per un poco – sembrano incrociarsi: esistenze al limite, poste di fronte a scelte destinate a cambiare la vita per sempre.


Era troppo stanca. Aveva camminato così tanto, quel giorno. Da sola. Nella città deserta di metà agosto, per strade e piazze che non aveva mai visto. E ogni volta era stata sul punto di fermarsi, salire su un autobus e tornare, ma qualcosa l’aveva spinta a non farlo.
Non poteva togliersi dalla testa che fosse capace di sognare. Quel puntino minuscolo, tra una decina di settimane, avrebbe aperto le palpebre e ascoltato la sua voce. E già adesso, in quel preciso istante, era in grado di sentire lei. Lei, che era la sua casa. 
Senza accorgersene, aveva risalito via Sant’Isaia fino a via Barberia, e l’ombra dei portici l’aveva protetta dall'incandescenza del sole. Aveva incontrato madonne affrescate con i loro bambini sotto le volte dei colonnati, il bassorilievo di un’Annunciazione. A guardarli, si era stupita dei colori vividi di quei palazzi: gialli, rosa, arancioni; la loro bellezza contro l’azzurro del cielo. […]
Adesso il centro storico le sembrava alla sua portata. Come un regno in balia del vuoto. Se lo conquistava piano piano, ammirata. Entrando nel fresco delle chiese. Sedendosi sulle scalinate.
Non lo sapeva, da dove le veniva quella necessità di camminare e camminare. Lo stava cullando, forse. In quella camera nera in fondo alla pancia, lo portava con sé e tentava di rassicurarlo.