martedì 26 dicembre 2017

La gloriosa follia

Oggi è Santo Stefano; colgo dunque l’occasione per offrirvi una pagina che ne riferisce il martirio. È tratta dal romanzo storico La gloriosa follia; a mio parere, uno dei migliori fra quelli scaturiti dalla penna dello scrittore Louis de Wohl.
Tedesco di padre ungherese e madre austriaca, de Wohl (1903-1961) visse in Gran Bretagna e scrisse una lunga serie di romanzi storici: tutti documentatissimi, appassionanti, imperdibili. Ve ne avevo già parlato in passato [qui], e sono certa che ve ne parlerò ancora, per offrirvi altre pagine tratte da altri suoi romanzi.
Nel frattempo, auguro buon onomastico a tutti i visitatori che si chiamano Stefano o Stefania.






…Il locandiere apparecchiò il tutto con destrezza, poi indugiò un momento alla sua tavola, com’è tipico degli uomini del suo mestiere. «Il nobile signore viene da lontano?»«Sì. Da Alessandria»«Oh, una splendida città. Quanto vorrei abitare là…»[…]
«Come vanno le cose a Gerusalemme? Tutto calmo e tranquillo? »«Tranquillissimo signore. L’ultimo disordine di cui abbiamo avuto notizia è stato la rivolta dei samaritani, che è stata domata. »«È accaduto molto tempo fa» osservò l’ospite, prendendo un altro boccone. «Da allora si sono verificati scontri tra fazioni ebraiche, se non sbaglio. »«Quelli si scontrano sempre» disse Iskander, con l’espressione di ironica intesa di un greco che parla di ebrei con un romano. «Sono litigiosi per natura. A noi greci…»«…non capita mai, figurarsi. E adesso, qual è il motivo del contendere? »«Non lo so con esattezza, mio signore, ma dev’esserci in corso qualcosa, perché parecchi hanno lasciato la città con la famiglia. Immagino che appartenessero alla setta che ha avuto la peggio, ma non so quale fosse. Io non le conosco. È cominciato tutto con la lapidazione di un tizio. È la pena cui ricorrono adesso per quella che chiamano blasfemia, per quanto il significato della parola mi sfugga.»
L’ospite aggrottò la fronte, «Un uomo lapidato? Durante un tumulto?»«Giustiziato, credo. Il condannato predicava in sinagoga. Avrà detto qualcosa che ha indignato le autorità del tempio, che l’hanno fatto arrestare e…»«Chi era?» lo interruppe l’ospite. Il suo volto era teso.«Si chiamava Stephanos. Lo ricordo perché è un nome greco. Lui però era ebreo. Oggigiorno molti di loro hanno nomi greci.»
Stefano. L’ospite ne ricordò l’espressione vigile, intelligente, gli occhi limpidi, l’eloquenza combattiva di un giovane brillante. Petrus riponeva in lui grandi speranze. Una volta lo aveva definito la mente migliore della Fede. Stefano, lapidato. E famiglie intere che lasciavano la città… la fuggivano, era forse il termine più esatto.
«Non mangiate più, mio signore? Spero che questo Stephanos non fosse un vostro amico…»«Lo era» replicò l’ospite, secco. Dopo un momento, aggiunse: «E sei sicuro che sia stato processato e condannato dal Sinedrio?»«Così ho sentito dire, nobile signore, ma non potrei giurarlo. Girano tante voci, di questi tempi…»«Già.» L’ospite si alzò da tavola.«Vado a prendervi una lanterna, mio signore. Si sta facendo buio.»«Non serve. Esco a fare due passi» Mise sul tavolo qualche moneta d’argento. «Vi affido il mio cavallo. Tornerò verso mezzanotte, se non prima.»[…]
L’ospite se ne andò. La notte calava in fretta. In cielo s’intravedevano già le prime stelle. Non c’era luna.