09 giugno 2023

Come nascono i bambini

Avevo sette anni quando ricevetti in dono un libro bellissimo che raccontava "Come nascono i bambini". Edito da Mondadori, scritto da A.C. Andry e S. Schepp, illustrato da B. Hamilton, alternava testi semplici e immagini immediate.

«Questa è la tua storia. Ti sei mai chiesto da che cosa si sviluppa e prende forma un bambino? Hai mai pensato a come nasce?» 

Secondo le migliori tradizioni didattiche il libro iniziava parlando dei fiori, delle galline, dei cani; ma quando approdava al grande tema della vita umana riusciva a farlo con una semplicità, un'esattezza e una delicatezza meravigliose.

«Gli spermatozoi, che vengono dai testicoli del papà, sono introdotti nel corpo della mamma per mezzo del pene. Il papà e la mamma si distendono vicini e il papà fa entrare il suo pene nella vagina della mamma. Compiendo questi gesti che permettono loro di far nascere un nuovo bimbo, il papà e la mamma esprimono tutto il loro reciproco amore».

Il piccolo lettore seguiva l'avventura dell'uovo che lasciava l'ovaia, dello spermatozoo che riusciva a fecondarlo, dell'embrione che si sviluppava piano piano nel grembo della mamma. E poi il bimbo nasceva, il cordone ombelicale veniva tagliato...

«In questo modo nasce una famiglia: un papà, una mamma ed un bambino».  Fino all'ultima pagina: «In questo modo tu sei nato. Così è cominciata la tua vita. Nell'uovo della mamma non c'eri ancora, e neppure c'eri nello spermatozoo del papà. Ma quando l'uovo e lo spermatozoo si sono uniti, hai cominciato ad esistere. E così è accaduto per tutti i bambini di questo mondo».

In questi giorni ho ripreso in mano quel libro, sfogliato mille volte quand'ero piccola, e poi utilizzato trent'anni dopo coi miei figli bambini. Vi ho riscoperto la stessa freschezza di allora. Permettetemi di offrirvi una breve carrellata delle illustrazioni più belle...













17 maggio 2023

Salone Internazionale del Libro 2023

Si aprirà domani presso Lingotto Fiere il XXXV Salone Internazionale del Libro di Torino. Dal 18 al 22 maggio si potrà davvero dire che... "la lettura è un'avventura"!

Nello stand P09 del Padiglione 3 sarà presente LFA Publisher, la Casa Editrice che ha pubblicato Nori, rendendo realtà il piccolo grande sogno della sua autrice.



11 maggio 2023

Non smetteremo di esplorare

La serie televisiva Un passo dal cielo ha voluto concludere il finale di stagione con una citazione di Thomas Stearns Eliot; frase a dire il vero abbastanza celebre, e citata spesso qua e là come aforisma.

In realtà appartiene a uno dei Quattro quartetti, Little Gidding. Eliot scrisse quei versi nel 1942, in una Londra devastata dalla guerra, citando le "rivelazioni" di una mistica medievale (Giuliana di Norwich): 
«E tutto andrà bene. Ogni sorta di cosa sarà buona»

Ottimismo? No: consapevolezza di un bene, nell'orizzonte di un Amore capace di salvare tutto.
Permettetemi di offrirvi la lettura dell'intero brano:

Con la spinta di quest’Amore e la voce di questo richiamo  
Non cesseremo di esplorare 
E alla fine di una nostra esplorazione 
Arriveremo là donde partimmo 
E per la prima volta conosceremo il luogo. 
Oltre il cancello ignoto e ricordato 
Quando l’ultimo lembo di terra da scoprire 
S’identifica ormai con l’inizio; 
Alla sorgente del fiume più lungo 
La voce della segreta cateratta 
E i fanciulli tra il fogliame del melo 
Non conosciuti, perché non cercati, 
Ma uditi o semiuditi nel silenzio 
Che separa due onde del mare, 
Presto ora, qui, ora, sempre — 
Una condizione di assoluta semplicità 
Che non costa meno di tutto -
E tutto andrà bene 
Ogni sorta di cosa sarà buona 
Quando lingue di fiamma si uniranno 
Nel coronato nodo di fuoco 
E il fuoco sarà uno con la rosa.



08 maggio 2023

L’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia

Luis Sepúlveda, ne "Il vecchio che leggeva romanzi d’amore", dice del protagonista:

«Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia».

Antonio José ha imparato a leggere con enormi difficoltà, eppure adesso, alla sera della sua dura vita, trova piacere e conforto nei libri. Soprattutto nei romanzi d'amore, «dove i personaggi soffrivano e mescolavano la felicità con le sofferenze in modo così bello, che la lente d’ingrandimento gli si appannava di lacrime».



23 aprile 2023

Giornata mondiale del libro

La Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore nasce sotto l'egida dell'UNESCO nel 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la tutela del copyright. Il 23 aprile è stato scelto perché è il giorno in cui sono morti nel 1616 tre scrittori considerati dei pilastri della cultura universale: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garciloso de la Vega.

Il libro e la lettura rappresentano un mezzo di approfondimento e di conoscenza, sono strumento di informazione e di apprendimento culturale, entrambi oggi indispensabili per superare le incertezze e le precarietà legate alla paura della globalizzazione, del cambiamento e del diverso. La lettura, che consiste anche in un piacere ineguagliabile per gli appassionati, ci consente di entrare in mondi, vite e tempi diversi e ci dà la possibilità di avvicinarsi a esperienze e realtà lontane dalla nostra, accrescendo così la nostra conoscenza e la consapevolezza di quanto il mondo che ci circonda sia poliedrico.
  
[Fonte: il sito dell'Unesco]



18 aprile 2023

Tutto chiede salvezza

Ho fatto un esperimento inusuale per me: nello stesso periodo ho letto un romanzo, e guardato una serie tivù tratta da esso. Il risultato mi ha piacevolmente sorpresa: la trasposizione televisiva, pur aggiungendo personaggi e vicende utili all'efficacia della sceneggiatura, è rimasta sostanzialmente fedele allo spirito del romanzo, rendendone appieno la drammaticità. 
In un soffocante mattino estivo, un ragazzo di vent'anni si risveglia ricoverato in ospedale. Com'è finito lì? Lo scopre poco più tardi, quando gli viene comunicato che è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.
Nel suo "Tutto chiede salvezza" Daniele Mencarelli accompagna il lettore in un viaggio negli abissi della mente umana; e nello stesso tempo scandaglia il bisogno di senso, di felicità - di salvezza, appunto - che tormenta il cuore di ogni uomo.
Vi offro una pagina che esprime in modo pregnante la drammaticità di questa sete.

"Oggi pomeriggio passa tuo fratello con qualche cambio, t'ho preso un po' de biscotti e de succhi de frutta, te serve altro?"
Mi piacerebbe dire a mia madre ciò che mi serve veramente, sempre la stessa cosa, da quando ho urlato il primo vagito al mondo. Quello che voglio per tanto tempo non è stato sempre semplice da dire, tentavo di spiegarlo con concetti complicati, ho trascorso questi primi vent'anni di vita a studiare le parole migliori per descriverlo. E di parole ne ho usate tante, troppe, poi ho capito che dovevo procedere in senso contrario, così, di giorno in giorno, ho iniziato a sfilarne una, la meno necessaria, superflua. Un poco alla volta ho accorciato, potato, sino ad arrivare a una parola sola. Una parola per dire quello che voglio veramente, questa cosa che mi porto dalla nascita, prima della nascita, che mi segue come un'ombra, stesa sempre al mio fianco. Salvezza. Questa parola non la dico a nessuno oltre me. Ma la parola eccola, e con lei il suo significato più grande della morte.
Salvezza. Per me. Per mia madre all'altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza, ma come? A chi dirlo? 
O forse questa cosa che chiamo salvezza non è altro che uno dei tanti nomi della malattia, forse non esiste e il mio desiderio è solo un sintomo da curare. A terrorizzarmi non è l'idea di essere malato, a quello mi sto abituando, ma il dubbio che tutto sia nient'altro che una coincidenza del cosmo, l'essere umano come un rigurgito di vita, per sbaglio. 
"No mamma, non me serve nient'altro, te sta tranquilla me raccomando, va bene?"


25 marzo 2023

Top ten

Curiosando fra le statistiche del blog, ho scoperto quali sono i dieci post più cliccati di sempre; quelli cioè che hanno avuto più accessi, e che quindi – con ogni probabilità - si riferiscono ai libri/brani più amati dal pubblico.
Ecco a voi la TOP TEN: degustate in libertà!
  1. Marcovaldo
    Raccolta di novelle nate dalla penna geniale di Italo Calvino: le disavventure di un personaggio cui le cose vanno sempre male, ma che ogni volta si rialza. 
  2. La lancia di Longino
    Uno fra i più riusciti romanzi storici di Louis De Wohl: il giovane centurione romano Cassio Longino, di stanza a Gerusalemme ai tempi del procuratore Pilato, diviene suo malgrado spettatore dei fatti drammatici che cambieranno per sempre il volto della Storia. 
  3. La leggenda del santo bevitore
    Romanzo di Joseph Roth, grande storia di inaspettata redenzione, che si dipana attraverso una serie interminabile di nuove cadute e continue distrazioni.
  4. L’ombra del Padre
    Lo scrittore polacco Jan Dobraczynski ricostruisce in forma romanzata la figura di San Giuseppe.
  5. È quasi Natale, Charlie Brown!
    Raccolta di tavole disegnate da Charles M. Schulz nel 1970: Snoopy e i suoi amici raccontano il Natale, con tocchi di profondità talora sorprendenti.
  6. Ad occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno
    Una pagina indimenticabile tratta da J.R.R. Tolkien - Il signore degli Anelli - Le due torri.
  7. Cibo per la mente
    Citazione dotta da parte del bracchetto Snoopy. 
  8. Cani perduti senza collare
    Romanzo in cui lo scrittore francese Gilbert Cesbron descrive l’esistenza di alcuni ragazzi in un istituto di correzione, nell’immediato dopoguerra.
  9. Non innamorarti di una donna che legge
    Celebre poesia della scrittrice dominicana Martha Rivera-Garrido; davvero una donna che legge è così pericolosa per un uomo?
  10. Ciò che inferno non è
    Alessandro D’Avenia racconta la storia dell'amicizia tra un adolescente e padre Pino Puglisi, il sacerdote siciliano poi assassinato dalla mafia.


24 marzo 2023

La Notte dei Pupazzi

Questa è stata una notte davvero speciale, nella Biblioteca Civica Pablo Neruda di Grugliasco. È stata la "Notte dei Pupazzi".

Ieri decine di bimbi hanno portato in biblioteca i loro pupazzi preferiti, e li hanno affidati ai bibliotecari.

Durante la notte i pupazzi hanno fatto amicizia tra loro, hanno sfogliato volumi su volumi, hanno scelto i libri preferiti. I bibliotecari li hanno fotografati,  e hanno inviato le immagini ai loro padroncini.

Oggi i bimbi torneranno in biblioteca. Ognuno di loro riabbraccerà il proprio pupazzo, e prenderà in prestito il libro scelto per lui.

La lettura è un'avventura!!!!

(A tutte le età)



21 marzo 2023

Primavera

Per essere precisi, la primavera è iniziata ieri (nell'emisfero boreale l'equinozio ha avuto luogo alle 21:24 del 20 marzo). Ma noi non sottilizziamo, e oggi ci lanciamo in un caloroso

in compagnia di Nori, lieta per l'affacciarsi della bella stagione.

...Un mattino fui svegliata dal cinguettio allegro e insistente dei passeri che si erano dati appuntamento sul davanzale della mansarda, e mi accorsi che la primavera stava per arrivare. Poi, sui rami spogli degli alberi sul viale spuntarono piccole gemme, preludio dell’imminente fioritura. Le giornate si stavano allungando, e l’aria s’intiepidiva. 
Proprio in quei giorni tirai fuori dal garage il motorino: la brutta stagione era finalmente terminata... 





19 marzo 2023

19 marzo, festa del papà

Provo un moto di tenerezza - confiderà Nori, ormai adulta - ricordando mio padre e l'affettuosa tenerezza che c'era fra noi. Io ero la sua principessa, e lui il mio re.

Non è mai stato un padre perfetto, Lorenzo D'Agostino (ma siamo sinceri: quale padre, o quale madre, potranno mai dirsi genitori perfetti?). Eppure il suo rapporto con la figlia si è mantenuto vivace e profondo, anno dopo anno, nonostante le debolezze e le superficialità di entrambi. Segno che la fragilità non ha mai l'ultima parola.

Vi offro con piacere la pagina che racconta una piacevole "vacanza a due" di Nori adolescente con il suo papà.

Era giunto il momento delle nostre vacanze insieme: quell’anno la meta del nostro viaggio fu l’isola di Creta. Grazie all’aiuto di un buon tour operator papà organizzò molto bene le due settimane, con il giusto equilibrio tra visite guidate ai luoghi di interesse archeologico, e momenti di relax sulle belle spiagge dell’Egeo. Mi piaceva viaggiare con lui: era sempre di buon umore, e riusciva a trovare un aspetto positivo (o per lo meno divertente) anche nei piccoli disguidi che durante una vacanza potevano sempre capitare. Durante le visite guidate ascoltava con curiosità, anche se la sua modesta cultura storico–artistica non gli consentiva di apprezzare appieno ogni dettaglio; a Cnosso si guardava intorno con lo stupore di un bambino, e il suo entusiasmo finì per contagiare anche me.
Mi ero sempre chiesta come potesse essere così solare, un uomo che lavorava ogni giorno in un’impresa di pompe funebri. Se io avessi avuto a che fare costantemente con persone defunte e parenti devastati dal dolore, avrei perso ogni capacità di sorridere. Invece mio padre coltivava un inspiegabile ottimismo, e lo nutriva con l’attenzione per le piccole cose; come se la consuetudine con la morte lo avesse reso più sensibile alla vita.
– E tu sei felice, papà? – gli chiesi l’ultima sera, durante la cena in un ristorantino tipico in riva al mare.
– Come potrei non esserlo? Guardati intorno! – rispose, tra il serio e il faceto. E con un ampio gesto della mano indicò la spiaggia al chiaro di luna, i lampioncini colorati accesi accanto a ogni tavolo, il vassoio colmo di souvlaki e gyros pita. Intorno a noi, gli altri avventori cenavano chiacchierando fitto fitto; di tanto in tanto qualcuno alzava lo sguardo e ci osservava con curiosità non sempre benevola. Parevano pensare: “Guarda quel tizio maturo che se la fa con una ragazza così giovane; non si vergogna? Potrebbe essere suo padre!”. La brezza della sera ci portava il profumo del montone alla brace.
– Non scherzare, pa’. Dico sul serio. 
– Anch’io dico sul serio. La vita mi ha dato molto finora. Innanzi tutto… te!
– Lo pensi davvero?
– Certo: sei la figlia migliore che ho.
– Stai scherzando di nuovo!
– No, lo penso davvero: sei bellissima, principessa. E sei anche simpatica, intelligente e molto più saggia di com’ero io alla tua età. Non riusciamo mai a trascorrere molto tempo insieme, ma sappi che quando ti vedo mi sento un padre molto, molto fortunato.
Il suo sguardo ridente era così affettuoso e sincero, che quasi mi commossi.


16 marzo 2023

I Peanuts e i libri

Gli impareggiabili Peanuts, nelle strisce uscite dalla penna di Charles M. Schulz, sono spesso alle prese con i libri. Ho raccolto qui per voi alcune vignette deliziose.
C'è chi vorrebbe affrontare letture impegnative, ma ha un po' di timore.
C'è chi affronta i grandi classici con senso di responsabilità nei confronti degli autori.
C'è chi legge con mooooolta lentezza, per poter meditare con calma (o per lo meno, così dice).
C'è pure chi si appassiona talmente ai libri da volerne scrivere uno (con esiti spesso esilaranti).
E voi, che tipo di lettori siete? 

13 marzo 2023

I vostri nomi sono scritti nei cieli

Titolo: «I vostri nomi sono scritti nei cieli» Sottotitolo: «Nel mondo di Rose Busingye».  Lo scrittore-giornalista Davide Perillo ci regala, in duecento pagine avvincenti come un romanzo e profonde come un testo di meditazione, la storia vera di una piccola donna ugandese che ha saputo rivoluzionare lo sguardo (e la vita) di se stessa e di molte altre donne.

Infermiera professionista a Kampala, nel cuore dell'Africa nera, la giovane Rose fa alcuni incontri destinati a cambiare il suo sguardo sulla vita, sul mondo, su se stessa. Primo fra tutti don Giussani, che le svela un grande "segreto":

Sai Rose, Dio è venuto per te, per te è andato sulla croce, per te è morto e risorto. Per il valore che hai. E sarà con te tutti i giorni, perché il tuo niente non venga perso.

Per lei sono parole decisive: 

Non so dirtelo in un altro modo, ma ho sentito per la prima volta un'attrattiva, un amore per me stessa, come se non mi fossi mai guardata davvero, prima. Mi è presa una tenerezza grande, per me e per tutto. Avevo voglia di gridare a tutti che la vita ha un senso, che c'è un significato di tutto: anche del dormire, del soffrire, della morte... C'è un senso.

Anno dopo anno Rose si dedica alla cura di donne vittime di violenza e affette da HIV, dà vita al Meeting Point International di Kampala, fonda due scuole e un centro di formazione per gli insegnanti, promuove spazi di incontro e accoglienza. La sua missione non è tanto realizzare opere di carità (che pure fioriscono e portano frutti di bene), quanto comunicare la Bellezza che lei stessa ha incontrato. E aiutare le persone a guardare oltre la malattia, oltre l'ingiustizia, oltre la miseria.

Ma tutto questo è per il desiderio di comunicare quello che abbiamo incontrato. Quando ho cominciato ad andare al riformatorio, dove ci sono 270 ragazzi, molti mi dicevano che era impossibile cambiare qualcosa in quell'ambiente. Si sbagliavano, perché noi non volevamo cambiare la situazione, ma comunicare quello che ci è accaduto. È il cambiamento delle persone che caratterizza gli incontri che faccio. Questo mi fa scoprire il mio niente, perché so che non li ho cambiati io. L'unica cosa che devo fare è lasciarmi usare dal Signore.

L'approccio di Rose è eminentemente, profondamente educativo, secondo quella "pedagogia geniale" imparata proprio da don Giussani:

Questo "non parlare sopra", ma "stare insieme", non attaccare direttamente il problema, ma aiutare a seguire semplicemente il fascino di quello che hai incontrato e quindi affrontare tutto, compresi i problemi.

Se posso permettermi un consiglio, questo libro è da gustare pagina dopo pagina. Leggetelo.



10 marzo 2023

Nori: l'editore informa

L'editore informa che «a breve arriveranno dal nostro distributore tanti volumi LFA a rafforzare le giacenze di LibroCo. Italia».

Fra i titoli oggetto dell'incremento di distribuzione ci sarà anche Nori.

Un caloroso GRAZIE all'editore, al distributore, e soprattutto ai tanti lettori che in questi mesi hanno acquistato il romanzo.



14 febbraio 2023

Buon San Valentino!

 «Tu non hai mai scritto storie d'amore - notava alcuni giorni fa un'amica, attenta lettrice - Però nei tuoi romanzi, in un modo o nell'altro, qualcuno che s'innamora c'è sempre». 
In effetti è vero: l'amore, o il desiderio dell'amore, accompagna spesso le vicende dei personaggi di ogni età. A maggior ragione quando si tratta di adolescenti. Siamo sinceri: chi di noi, durante i suoi "anni verdi", non si è innamorato almeno una volta?
E quindi consentitemi di offrirvi quattro piccoli brani colorati di rosa, in questo giorno di San Valentino tradizionalmente dedicato agli innamorati...

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Nel frattempo le luci si erano abbassate e la musica disco aveva lasciato improvvisamente spazio ad alcuni lenti molto suggestivi. Luca e Chiara cominciarono a ballare insieme, in un angolo appartato del salone. “Mio Dio, che bello, che bello, che bello! Non mi sembra vero, sono qui appiccicata a lui... appiccicatissima!”. Alzò il volto verso di lui e gli sorrise. I loro visi erano a pochi centimetri l’uno dall'altro: se lui si fosse chinato leggermente o se lei si fosse sporta un pochino... Ma fu proprio lo sguardo innamorato di Chiara a fermare Luca: non poteva illuderla, appagarsi e poi fuggire. Allo stesso tempo non voleva ferirla, infrangere il suo sogno proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Le scostò i capelli dal viso e con dolcezza le baciò la fronte, gli zigomi, le labbra e poi ancora la fronte: una tempesta di piccoli baci che la resero radiosa.
– Buon compleanno, dolce Chiara.
Le diede un’ultima carezza e la ricondusse piano piano al centro del salone, nella girandola degli amici.
[Tratto da: La camera bella]

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Dopo cena passeggiarono mano nella mano a Trastevere, risalirono lungo via Garibaldi, e raggiunsero il Gianicolo. Da lassù il panorama era stupendo: si poteva abbracciare con lo sguardo tutta Roma illuminata.
Chiara si appoggiò al parapetto e rimase in silenzio a contemplare quello spettacolo. Era senza fiato: per lo stupore, per l’emozione, per la camminata in salita…
– Ti desidero – disse Luca, di punto in bianco.
– Eh? – Chiara si voltò verso di lui guardandolo inebetita.
– Ti desidero – ripeté, sorridendo divertito. Le luci di Roma gli si riflettevano sugli occhiali, sembrava che avesse le stelle intorno agli occhi.
– Che cosa vuoi dire?
– Quello che ho detto. In realtà ti desidero da tanto tempo, mi sei sempre piaciuta da morire. Però non mi sono mai sentito pronto per una storia seria; e tu non eri una ragazza da una botta e via.
– Nemmeno adesso lo sono.
– Certo che non lo sei! – Luca rise per l’equivoco, e la abbracciò con tenerezza – Sono io che sto cambiando, non tu! 
Le prese il volto fra le mani, e si chinò verso le sue labbra.
[Tratto da: Tempo di cose nuove]

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– Dopo pranzo puliamo il bagno e poi abbiamo finito – disse Adaora.
– Adesso non ci pensare. Mangia tranquilla e riposati.
Adaora si bloccò a metà boccone, sopraffatta dalla sorpresa: Giuseppe era passato inavvertitamente dal lei al tu. Superato lo stupore, provò una sensazione nuova e strana: come se al centro del petto il cuore si sciogliesse un po’, diventando morbido e caldo.
Il maresciallo prese un’altra fetta di pizza, la addentò, poi assunse un’espressione pensierosa. 
“Se n’è accorto anche lui” pensò la donna e gli sorrise.
L’uomo si sentì incoraggiato: – Possiamo darci del tu, Adaora?
– Ne sarei felice.
[Tratto da: Il velo dorato]

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Dopo pranzo ci stendemmo sul plaid, fianco a fianco, e rimanemmo in silenzio a osservare il cielo. Mi sentivo meravigliosamente bene: il sole del primo pomeriggio intiepidiva l’aria, e il canto degli uccelli sovrastava il rumore del traffico lontano. Il blu del cielo si armonizzava perfettamente con i miei occhi e il mio vestito. Ma soprattutto, Alberto era lì con me: il lato sinistro del mio corpo sfiorava il lato destro del suo, e quel contatto lieve mi emozionava. Inutile negarlo: desideravo Alberto con tutte le mie forze. Nello stesso tempo non avevo la certezza che anch'egli provasse verso di me la stessa attrazione, e mi chiedevo se per lui io fossi abbastanza carina, abbastanza seducente, abbastanza donna. 
Dopo un’intera adolescenza trascorsa a giocare con il desiderio degli uomini, alimentando con i loro sguardi la mia autostima, adesso per la prima volta ero io a sentirmi calamitata e confusa. Se solo Alberto mi avesse fatto un piccolo, minuscolo cenno! Invece se ne stava lì immobile, come se in quel momento desiderasse esclusivamente un pisolino. Forse il bell'addormentato nel bosco aveva solo bisogno di una principessa pronta a risvegliarlo.
[Tratto da: Nori]

10 febbraio 2023

Una bella occasione di dialogo

È un piacere condividere la recensione di Nori offerta dalla titolare di una libreria torinese (Averegina): testimonia una lettura attenta (di cui sono grata), e si conclude con un consiglio (che condivido appieno).

Questo è un romanzo scritto da Laura Blandino; chi ha già letto gli altri suoi recenti lavori, ne riconosce lo stile: delicato, sussurrato e scorrevole. Entra in punta dei piedi nelle famiglie d'altri tempi; alcuni  sono tempi relativamente vicini, anni '80-'90-2000, altri  come in questo caso applicando tre piani di narrazione, sono  parecchio indietro nel tempo.
Famiglie con i loro valori, le loro fatiche, consuetudini e stili.
Come ogni romanzo che si rispetti, ritroviamo un po' di suspense, per incuriosire il lettore e procedere nella lettura, un po' di "romanzetto rosa" anche un pochino osé, ed un po' di poesia nella descrizione di paesaggi e situazioni. Ciononostante - mai banale - ma  anzi aiuta anche noi a ricordare/rivedere il vissuto della nostra adolescenza  (e a riappacificarci, se ne abbiamo bisogno)  se non siamo più giovani, o porci qualche domanda ed a conoscerci meglio se invece stiamo vivendo proprio quel periodo.
È un romanzo infatti che consiglierei prevalentemente ad un pubblico femminile di ogni età, ma sicuramente alle giovani ragazze dai 14 anni su. 
Se letto con la madre, chissà, potrebbe anche uscirne fuori un bel confronto ed una bella occasione di dialogo.



05 febbraio 2023

Mi sta accadendo la vita dentro

Oggi ricorre la quarantacinquesima Giornata per la Vita. C'è una pagina di Nori che mi sembra perfettamente in tema; permettetemi di offrirvene uno stralcio, con un pensiero affettuoso per tutte le madri a cui "sta accadendo la vita dentro" (e magari di fronte alla gravidanza si sentono spaventate, a disagio, sole)...

Lucia scoprì di essere incinta all’inizio del 2002. Riteneva di aver concepito nella notte di Natale, e questa convinzione la rendeva ancora più certa e più grata. Ricordo che quando mi comunicò la notizia era talmente emozionata da non riuscire a parlare; a un certo punto balbettò: 
– Ho la vita dentro, capisci? Mi sta accadendo la vita dentro! – e si sciolse in lacrime.
Nelle settimane successive mi chiesi spesso che cosa avrei provato io, se fossi rimasta incinta. Sarebbe stato un gran casino, probabilmente; eppure non riuscivo a immaginare questa ipotesi come una sciagura. Non sapevo ancora che, proprio in quei giorni, anche in me stava “accadendo la vita dentro”.
Quando mi resi conto del ritardo iniziai a preoccuparmi: come avrebbe reagito mia madre, che aveva sempre cercato di mettermi in guardia da un simile rischio? Come avrebbe reagito il mio capo, che proprio in quel periodo aveva iniziato ad affidarmi incarichi di una certa responsabilità? Ma soprattutto, come avrebbe reagito Alberto? Si sarebbe sentito incastrato? Se la sarebbe svignata?
L’unica persona al mondo con cui sentivo di potermi confidare era Lucia. Andai a casa sua in un pomeriggio di inizio marzo, terso e mite come se fosse primavera. Avevo comprato in farmacia un test di gravidanza, e lo tenevo nascosto in fondo alla borsetta.
Lucia mi accolse, mi ascoltò, mi offrì un’orrenda tisana alle erbe. Le vomitai addosso tutte le mie preoccupazioni, e lei mi guardò con un’espressione perplessa: – Mah…
– In che senso “mah”?
– Nel senso che hai paura di come reagirebbero tua madre, il tuo capo, il tuo uomo… Ma tu? Ti sei chiesta come reagiresti tu?
Non seppi rispondere, ma sentii il cuore che mi batteva all'impazzata. Tirai fuori dalla borsetta il test, e Lucia sorrise accompagnandomi fino al bagno.



31 gennaio 2023

Cattolicesimo. Manuale di sopravvivenza

No, questa volta non si tratta di un romanzo. E non è nemmeno un saggio. È un piccolo libro nato dalla penna arguta di Diego Goso, sacerdote che ha voluto raccontare - con ironia, leggerezza, cuore - frammenti della sua esperienza quotidiana.

In "Cattolicesimo. Manuale di sopravvivenza" è possibile gustare certe pagine divertentissime, di cui voglio offrirvi un assaggio.  Alcune esternazioni sono esilaranti; e il bello è che nessuna di esse è frutto di fantasia. Buona lettura!

Dal capitolo 7°: «NEL CUORE DELLA FORESTA AMAZZONICA»

L’ufficio parrocchiale è una vera e propria benedizione per un prete.
Davanti a quella scrivania passano i momenti di gioia e tristezza delle famiglie, passa la vita di un paese, passano le esistenze di tanti fedeli e di gente anche lontana che si avvicina per chiedere, per sapere, per cercare.
Quelle ore seduti davanti alla nostra gente rappresentano un confessionale e un pulpito “ausiliari” dove raccogliere confidenze, confessioni, sfoghi, emozioni, entusiasmi, iniziative. Un luogo dove mettere i puntini sulle “i” e parlare con franchezza e dove si può “raccontare Gesù” in mezzo alla storia di tante persone.
Ma l’ufficio parrocchiale non è solo questo. Di seguito l’elenco di cose personalmente vissute, sentite, subite nei quattro metri per tre di questa porta verso il mondo.

- Scusi, (per telefono) sa se oggi è giorno di mercato?

- Scusi, (sempre per telefono) mi sa dire se il sindaco oggi riceve?
- Ma signora, questa è la parrocchia...
- E lo so... ma in municipio non mi risponde nessuno...

- Scusi, (dal vivo e mettendo un bambino in fasce sopra la scrivania) non è che per caso ha mezzo secondo per battezzarmelo qui?

- Scusi, (di nuovo per telefono) mi sa dire se è morto mio padre?

- Vorrei far dire una messa per mia nonna che sta per mancare. Visto che le danno poche settimane di vita me la segna già per il prossimo mese? Così se muore sono già a posto...

- Scusi, a che ora è la messa delle 18,00?

- Scusi, - questo è un classico da oscar - a che ora è la messa di Natale di mezzanotte? (26 volte solo la Vigilia passata, da aver voglia di installare una segreteria telefonica)

- Sono venuto a far dire la messa di Tredicesima... (sarebbe la messa di Trigesima).

- Mi può benedire il costume da bagno? (La signora, che aveva almeno 60 anni, per fortuna non ce l’aveva addosso ma in una busta di nylon).

- Per non scomodarla, che so che ha tanto da fare, la casa non me la può benedire da qui, che tanto dalla finestra si vede?

- Ho saputo che vogliono fare u
n attentato in chiesa ma non posso dirle la fonte, sono miei informatori segreti.

- Scusi, devo protestare con il Papa per quello che ha detto all’Angelus. Posso avere il suo numero privato?

- Ha una copia della Sindone?
- Scusi, vuol dire una immaginetta?
- No, no, una copia vera... almeno grande come un lenzuolo... gliela pago...

- Mi può benedire questa acqua benedetta di Lourdes?
- Mi scusi, ma se è già stata benedetta...
- Sì, ma quello era un prete francese e non ci ho capito nulla...

Due considerazioni conclusive: uno certe cose vorrebbe essere capace ad inventarsele. La realtà supera invece la fantasia. Inoltre con soddisfazione si può affermare che il mondo è meraviglioso...



27 gennaio 2023

Il palazzo delle donne

Sono approdata a "Il palazzo delle donne" grazie al suggerimento della bibliotecaria che - dopo anni - conosce evidentemente i miei gusti di lettrice. Nato dalla penna di Laetitia Colombani, il romanzo si snoda con delicatezza su due diversi piani narrativi.

Innanzi tutto c'è Solène, brillante avvocato nella Parigi dei giorni nostri, che precipita in una grave depressione per quello che oggi si usa definire burn out. Come supporto alla terapia, lo psicologo le consiglia un'esperienza di volontariato. Dopo molte resistenze Solène accetta il suggerimento, e varca la soglia di un grande edificio che ospita donne segnate dalla miseria, dallo sfruttamento, dai fallimenti. Ciò che Solène non si sarebbe mai aspettata, è di scoprire in quelle esistenze ferite qualcosa di se stessa, e delle proprie sconfitte.

Il secondo piano narrativo, che assume il sapore del romanzo storico, racconta la vicenda di Blanche Peyron: giovane donna appartenente all'Esercito della Salvezza, in una Parigi devastata dalla Grande Guerra, decide di spendere la propria esistenza per combattere - con piglio militare e sensibilità femminile a un tempo - la miseria che vede intorno a sé. Si rende conto del fatto che i pochi aiuti elargiti ai poveri sono destinati agli uomini, mentre per la popolazione femminile non restano nemmeno le briciole. Proprio alle donne, quindi, Blanche consacra tutti i suoi sforzi, affiancata dal marito Albin; e per questa causa sacrifica tempo, denaro, energie, salute. Quando scopre che in rue de Charonne è in vendita un intero albergo abbandonato, inizia un'attività instancabile per raccogliere i fondi necessari ad acquistarlo. Ci riesce nel 1925, e ne fa un luogo di accoglienza, destinato a ospitare le donne più povere. 

«...Blanche vede già il suo Palais de la Femme: un rifugio per tutte le donne maltrattate dalla vita ed emarginate dalla società. Una cittadella dove ognuna avrà uno spazio per sé, una camera calda, luminosa, comodamente arredata. Un chiostro di pace. Un palazzo dove medicare le proprie ferite e rialzarsi...»

È proprio quel "palazzo delle donne" in cui, quasi un secolo dopo, Solène troverà molte risposte alle sue inquietudini.



19 gennaio 2023

La salita dei giganti. La saga dei Menabrea

La piccola Genia è figlia di Carlo Menabrea, l'imprenditore che ha reso grande il birrificio di famiglia, fondato dal nonno alcuni anni prima. 

La sua è un'infanzia felice, trascorsa tra Biella (dove i Menabrea risiedono e lavorano), e Gressoney (dove hanno le proprie origini). I suoi genitori sono legati da un amore denso di tenerezza e complicità; le sue sorelline sono per lei compagne di giorni sereni. 

Un giorno il papà la porta con sé per un'impegnativa escursione in montagna. Genia ha solo sei anni, fatica a tenere il passo, ma stringe i denti e resiste: non vuole deludere quel padre meraviglioso, così presente nella sua vita nonostante le lunghe assenze per lavoro. Quando giungono finalmente in vetta, al cospetto dei Giganti del Monte Rosa, papà è fiero di lei. E compie un gesto singolare: le fa assaggiare un sorso di birra. (Vi offro in lettura quella pagina, la trovate fra poche righe).

La bambina non lo sa, ma quel sorso ha per il padre - già minato dalla malattia -  un significato profondo; è il suo modo per dirle: ho scelto te, piccola mia, sarai tu a portare avanti ciò che mio padre ha iniziato, e io ho reso grande. Genia lo capirà molto più tardi: dopo la morte prematura del padre, dopo anni di fatiche e di sfide. 

Francesco Casolo, ne "La salita dei giganti", ripercorre la vita intensa di Genia, donna coraggiosa; un'esistenza costellata di dolori e lotte, gioie e conquiste, attraverso decenni di storia italiana. Il risultato è un libro meraviglioso, che è insieme saga familiare, racconto di formazione, romanzo storico.

Lei gli andò dietro e in tre passi si ritrovò sul punto più alto, da dove finalmente riuscì a vedere dall'altra parte. Era come diceva suo padre: adesso si trattava solo di scendere, lasciando andare le gambe. Era sudata fradicia e le facevano male i piedi, ma ce l'aveva fatta.
Vide suo padre frugare nello zaino.
"Cosa cerchi?"
"Aspetta."
"Dai, dimmelo," insistette.
"Festeggiamo, Genia. Sei arrivata in cima..."
Lei abbassò gli occhi, intimidita, poi lo vide estrarre una bottiglia. Capì abbastanza in fretta che quella cosa, almeno quella, non se la sarebbe più dimenticata.
"Brindiamo?"
Intendeva veramente...
"Papà..." sorrise.
"Tienila sulla lingua. Non berla."
Genia afferrò la bottiglia di vetro. Era fresca, in trasparenza di un colore rame scuro. Le tremavano le braccia, forse solo per la stanchezza: pensò che le sarebbe potuta cadere e avrebbe rovinato tutto. Lesse la scritta Menabrea, pensò a suo nonno, il nome era su quella targa e anche sul vetro della bottiglia. [...]
Guardò suo padre: era di nuovo felice, più papà che signor Carlo Menabrea. E per niente l'uomo stanco e fragile che l'aveva soccorsa qualche ora prima nel torrente.
Fede esattamente quello che lui le aveva detto: si portò la bottiglia alle labbra, la tenne in bilico e poi lasciò scivolare pian piano il liquido finché non lo sentì sulla lingua. Rimase ferma, senza bere, senza muovere la bottiglia, solo facendo mulinare la lingua in quel liquido.
"Com'è?"
Deglutì.
"Dai, com'è?"
Genia fissò suo padre.
"Ti piace?"
Fece sì con la testa. Sì, era buona, buonissima. O almeno le sembrava che lo fosse. E però. No, non adesso. Non ci pensare, Genia. Non adesso.
Abbassò gli occhi. La diga si sollevò, rapidissima.
Carlo se ne accorse.
"Non è niente, Genia, ti dico che non è niente, sto bene..."
Non servì a nulla.
Genia strinse i denti, serrò gli occhi ma, imboccando il sentiero verso il basso, la diga crollò. Testa bassa e gambe in spalla, un piede davanti all'altro, un piede davanti all'altro, pianse a dirotto.



16 gennaio 2023

Blue Monday

Il terzo lunedì di gennaio è comunemente definito "Blue Monday" (lunedì triste). Le vacanze natalizie sono ormai lontane, fa freddo, le giornate sono ancora brevi: ecco gli ingredienti per il giorno più deprimente dell’anno. Lo dice la scienza? No, è una data inventata di sana pianta; una delle tante "invenzioni" dei nostri amici anglosassoni.

Il Blue Monday non esiste, insomma. Ma la tristezza sì: può assalirci in certi periodi complicati, quando il dolore o la stanchezza sembrano logorarci. Oppure quando la malinconia si fa strada, e il cuore sembra vuoto.

Di che cosa abbiamo bisogno in un momento così?

È quello che si chiede anche Nori, nel silenzio della sua mansarda, in una sera di profonda confusione interiore. 

Quella sera stessa, nel silenzio della mia cameretta mansardata, mi sentii perdutamente sola e piansi un po’. Chi poteva farmi davvero compagnia in un momento così confuso? Senza giudicarmi, senza prendermi in giro, senza rimanere deluso, senza fare prediche?
Quasi inavvertitamente, la mia mano si posò sul telefono, e compose il numero di Lucia.
– Ti disturbo?
– Ciao Nori. No, stavo leggendo un romanzo. E tu?
– Io niente, non stavo facendo niente. Mi è venuta voglia di sentirti, è da un po’ che non ci vediamo.
– Hai ragione. Ma tu come stai? 
– Bene, io sto bene.
– Hai una voce strana. O sei raffreddata, o hai pianto.
– Ho pianto – confessai, con una naturalezza che mi sorprese, e quasi mi infastidì. Certo, sentivo il bisogno di confidarmi, ma non era da me giocare subito a carte così scoperte.
– Che ti è capitato?



27 dicembre 2022

La Regina che amava leggere

Il 22 aprile 1868 si cebrano nel Duomo di Torino le nozze tra la giovanissima Margherita e Umberto di Savoia, erede al trono del neonato Regno d'Italia. È l'inizio di una lunga storia d'amore tra una donna straordinaria e il suo popolo.

Margherita diventa subito l'icona femminile che mancava in casa Savoia: un modello di grazia e di bellezza, di sensibilità e di generosa dedizione alla Nazione. Un'influencer ante litteram, potremmo dire!

La principessa con impegno costante dedicherà la propria esestenza al tentativo di consolidare l'immagine di una monarchia che possa essere finalmente unitaria.

Nel 1878 Umberto I è incoronato Re, e Margherita diviene la regina di tutto il popolo italiano.

Elegante, bella, intelligente, dotata di una personalità vivace e forte, Margherita di Savoia è anche una grande amica dei libri: ama la conversazione e la lettura.

Ogni giovedì, nel suo salotto al Quirinale, personaggi della politica e della cultura discutono di letteratura, attualità, filosofia. 

Una biblioteca imponente, che giunge a contare oltre 12.000 volumi, testimonia la vastità dei suoi interessi (soprattutto per la storia, i classici, Dante).

Margherita è anche attenta all'evolversi del romanzo contemporaneo, fervida lettrice di riviste letterarie. 

Una crescente e reciproca ammirazione la lega a Giosuè Carducci (l'"Ode alla Regina", scritta di getto nel 1878 dopo l'incontro con lei, segna per il poeta - convinto repubblicano - il momento di avvicinamento alla monarchia, nella quale riconosce la custode dell'unità nazionale). Nel 1907 Margherita salverà dalla dispersione la biblioteca di Carducci, donandola alla Città di Bologna affinché rimanga di pubblica fruizione.

Questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra MARGHERITA DI SAVOIA, REGINA D'ITALIA, dal 13 Ottobre 2022 al 30 Gennaio 2023 presso il Palazzo Madama di Torino.

https://www.palazzomadamatorino.it/it/eventi-e-mostre/margherita-di-savoia-regina-ditalia



25 dicembre 2022

Natale 2022

Auguro di vero cuore a tutti i lettori un 
Buon Natale
da trascorrere serenamente con gli affetti più cari,
e - perché no? - anche in compagnia di un buon libro!


23 dicembre 2022

Pagine di Natale

Ho sempre amato il Natale: il suo significato più autentico, l'atmosfera inconfondibile, il senso d'attesa che si respira in Avvento...  Forse è per questo che il Natale fa capolino tra le pagine di tutti i romanzi che ho avuto la gioia di scrivere. 
Non riuscirei a raccontare storie di giovani vite, senza lasciar spazio alla ricchezza semplice del Natale.
Per chi desiderasse una "degustazione" di alcune pagine che ho dedicato alle festività natalizie, ecco quattro rapidi link, uno per romanzo...







Inizia l’Avvento. È un tempo di attesa, che zia Marta ama moltissimo. Con delicatezza, coinvolge nell'atmosfera anche Chiara e Cecilia. 
In questa pagina, tratta dal primo capitolo della stagione invernale, trovano spazio tradizioni, profumi, un pizzico di poesia. E, soprattutto, l’inquieta trepidazione propria dell’adolescenza.
Vai alla pagina tratta da: La camera bella








Che cosa può accadere quando si varca la soglia di un’antica chiesa nella notte di Natale? Magari ci si sente un po’ a disagio, perché non si è frequentatori abituali di "faccende religiose". Magari ci si sente un po’ imbronciati, perché si preferirebbe "essere ovunque ma non lì". Eppure, qualcosa può accadere… al di là di quanto si possa immaginare! Chi di noi non desidera una luce capace di “rifulgere nelle tenebre”?  
Vai alla pagina tratta da: Tempo di cose nuove








Il Natale si avvicina, e in Val Favero i ragazzi preparano il presepe vivente.
Chiara, suo malgrado, viene trascinata in quella che ritiene solo una carnevalata imbarazzante. Eppure, proprio durante le prove di quella manifestazione ormai imminente, accade qualcosa di decisivo...
Vai alla pagina tratta da: Il velo dorato







Per Nori il Natale è solitamente un giorno come tanti altri, forse appena un po' più malinconico. Lo ha sempre trascorso con sua madre, prenotando un menu completo in gastronomia e mangiandoselo davanti alla tivù. Questa volta, però, il Natale avrà per Nori un sapore diverso: lei e sua madre lo trascorreranno a casa di Lucia, ospitate dalla sua famiglia.
Vai alla pagina tratta da: Nori

19 dicembre 2022

Con Nori verso il Natale

Per Nori il Natale è solitamente un giorno come tanti altri, forse appena un po' più malinconico. Lo ha sempre trascorso con sua madre, prenotando un menu completo in gastronomia e mangiandoselo davanti alla tivù: «Tanto siamo solo io e mamma. Lo scorso anno ci siamo fatte una maratona infinita di film natalizi: quattro videocassette una dietro l’altra. Figo! Alla sera eravamo un po’ stordite, ma intanto il Natale era già passato e non ce ne siamo quasi accorte!».
Questa volta, però, il Natale avrà per Nori un sapore diverso: lei e sua madre lo trascorreranno a casa di Lucia, ospitate dalla sua famiglia. 
Le due ragazze condivideranno l'atmosfera calda della festa, ma soprattutto sperimenteranno una nuova dimensione dell'amicizia che sta crescendo fra loro.
Permettetemi di offrirvi qualche passo tratto dal 12° capitolo...

Il signor Cantelli aveva acceso il caminetto. Teresa aveva cucinato le crespelle, l’arrosto, il purè. Lucia aveva preparato una crema allo zabaione da versare sulle fette di pandoro, come dessert. Mia madre ed io, incaricate di procurare gli antipasti, arrivammo con le braccia ingombre di pacchetti provenienti dalla gastronomia.
– Buon Natale! Grazie per l’invito! – esclamò mia madre, non appena ebbe le mani libere per abbracciare Teresa.
– Grazie a voi per essere venute.
– E tu sei Alberto, immagino. Molto lieta di conoscerti, finalmente – disse mia madre ammiccando – Nori mi ha parlato molto di te. Posso essere sincera? Sei ancora più attraente di quanto immaginassi!
Il giovane contraccambiò la stretta, ma non il complimento. Io provai un imbarazzo bruciante, e avrei voluto uccidere mia madre.
Nonostante le premesse poco entusiasmanti, il pranzo si svolse in un bel clima amichevole e sereno. 
Con un'abile manovra ero riuscita a sedermi proprio di fronte ad Alberto, in posizione strategica per osservarlo e farmi guardare. Così, potevo ascoltarlo e parlargli senza perdere il contatto visivo con lui. Ne seguivo con attenzione assoluta i racconti; di tanto in tanto annuivo, o sorridevo, o lasciavo che sul mio viso si dipingesse un’espressione di ammirato stupore.
Anch'io, dal canto mio, avevo molte cose da raccontare.
[...]
Chiacchierammo ancora a lungo; si stava bene in quel saloncino, il tepore del fuoco di legna scaldava anche il cuore. Guardai fuori dalla finestra: sulla collina irrigidita dal gelo, già scendeva l’ombra della sera. 
Lucia si alzò da tavola e si avvicinò al caminetto. Lasciò cadere tra le fiamme alcune bucce di mandarino. Mentre nell'aria si diffondeva un profumo delizioso, Lucia si sedette sul tappeto e rimase in silenzio a osservare il fuoco.
Quando Alberto si congedò per raggiungere i suoi amici chissà dove, cercai di reagire alla delusione e raggiunsi Lucia:
– Ti disturbo?
– Assolutamente no. È bello qui.
– A che pensi? – chiesi, sedendomi sul tappeto accanto a lei.
– Non è facile da spiegare.
– Sei triste?
– No, triste no. Anzi, è stato un bel Natale. Sono contenta che tu sia venuta.
– Anch'io sono contenta. Devo confessarti che è la prima volte che trascorro un Natale così… Natale!
– E io devo confessarti che è la prima volta che ho un'amica così… amica! 
Lucia mi guardò e sorrise. Il fuoco si rifletteva nei suoi occhi scuri e rendeva bella, ardente l'espressione del viso. Intuii un affetto grato che quasi mi commosse.