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17 luglio 2016

Ad occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno

Siamo giunti a Edoras, capitale del regno di Rohan.
Grazie all'aiuto illuminante di Gandalf, Re Théoden apre finalmente gli occhi: troppo a lungo è stato ingannato e plagiato da Grima il Vermilinguo, suo consigliere infido, in realtà spia a servizio di Saruman.
Come ha potuto, re Théoden, fidarsi di quel traditore? E diffidare invece del nipote Eomer, giovane valoroso e adamantino?
Gandalf ammonisce Théoden: ad occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno.

(J.R.R. Tolkien - Il signore degli Anelli - Le due torri)

«Ma quando io fuggii e venni ad avvertirti, allora la maschera si infranse per coloro che vollero guardare. Da quel momento Vermilinguo giocò pericolosamente, cercando sempre di farti indugiare, di impedirti di radunare le forze. Non ricordi con quanta intensità ti esortò a non sacrificare Uomini per una vana spedizione a nord, mentre il pericolo più immediato era ad ovest? Ti persuase a impedire che Èomer inseguisse gli orchetti devastatori. Se Èomer non avesse sfidato la voce di Vermilinguo che parlava con la tua bocca, quegli Orchetti sarebbero ormai giunti a Isengard con un ricco bottino. Non proprio ciò che Saruman desidera sopra ogni cosa, ma per lo meno due membri della mia Compagnia, partecipi di una segreta speranza della quale non posso ancora parlare apertamente nemmeno a te, o sire. Immagini quel che patirebbero adesso, o quel che Saruman avrebbe potuto apprendere sul nostro conto e giovarsene per distruggerci?»
«Devo molto a Èomer », disse Théoden. «Cuore fedele può avere lingua ribelle».
«Di' pure», soggiunse Gandalf, «che ad occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno».
«Hai ragione, i miei occhi erano quasi ciechi», disse Théoden. «Sono tuo debitore, ospite mio, più che di chiunque altro. Anche questa volta sei arrivato al momento giusto. Voglio che ti scelga tu stesso un dono prima di partire. Non hai che da nominare qualcosa che mi appartiene. Io ormai conservo solo la mia spada!».



01 luglio 2016

Non conoscete ancora la forza dei vostri cuori

Sono trascorsi parecchi giorni dal Consiglio di Elrond, e per la Compagnia dell'Anello è giunta l'ora di lasciare Gran Burrone. Un lungo viaggio irto di pericoli attende Frodo e i suoi amici.
Proseguiamo con J.R.R. Tolkien il nostro percorso fra le pagine del Signore degli Anelli...




In quel momento Elrond uscì di casa con Gandalf, e chiamò a sé la Compagnia. «Questa è la mia ultima parola», disse a bassa voce. «Il Portatore dell'Anello sta partendo alla Ricerca del Monte Fato. Egli è l'unico ad avere degli obblighi: non gettare l'Anello, non consegnarlo ad alcun servitore del Nemico, non darlo in mano a nessuno, salvo ai membri della Compagnia e del Consiglio, ed anche a costoro soltanto in casi estremi. Gli altri vanno con lui quali liberi compagni, per aiutarlo lungo il cammino. Potete tardare, o tornare indietro, o deviare per altri sentieri, a seconda del caso. Più avanti andrete, meno facile sarà ritirarvi; ma sappiate che nessun giuramento e nessun vincolo vi costringono a fare un passo in più di quanto non vogliate: non conoscete ancora la forza dei vostri cuori, ed è impossibile prevedere ciò che ognuno di voi potrebbe incontrare per la strada».
«Sleale è colui che si accomiata quando la via si oscura», disse Gimli.
«Può darsi», disse Elrond, «ma colui che non ha visto il calar della notte, non giuri di inoltrarsi nelle tenebre».
«Eppure il giuramento prestato può dar forza ad un cuore tremante», ribatté Gimli.
«Può anche spezzarlo», disse Elrond. «Non mirare troppo lontano! Ma ora partite, con animo sereno! Addio, e possa la benedizione degli Elfi, degli Uomini e di tutti i Popoli Liberi accompagnare il vostro cammino. Che le stelle vi illuminino il volto!».
«Buona... buona fortuna!», gridò Bilbo, balbettando dal freddo. «Non ti credo capace di tenere un diario, Frodo, ragazzo mio, ma ricordati che al tuo ritorno voglio un resoconto completo. E non tardare troppo! Addio!».
Molti di coloro che dimoravano nella casa di Elrond li guardavano partire, in piedi nelle tenebre, salutandoli dolcemente. Non si udivano risa, né canzoni, né musica. Infine si allontanarono, scomparendo silenziosamente nel crepuscolo.
Passarono il pinte e percorsero lentamente il lungo sentiero ripido e serpeggiante che conduceva fuori della profonda vallata di Gran Burrone; giunsero così all'alta brughiera ove il vento fischiava tra l'erica. Dopo aver lanciato uno sguardo d'addio all'Ultima Casa Accogliente che scintillava ai loro piedi, s'incamminarono lontano nella notte.

15 giugno 2016

Ma so che non posso tornare indietro

Frodo e Sam hanno ormai lasciato casa Baggins, e sono giunti a Crifosso; nel breve viaggio hanno già affrontato l'inquietante pericolo dei Cavalieri Neri sulle loro tracce.
Occorrerà lasciare molto presto la Contea. E Sam, con uno slancio commovente, sceglie di seguire il suo padrone.
È la storia di una bellissima amicizia, ma non solo. Confusamente, Sam intuisce l'urgenza di una chiamata. E la sua umanità inzia a cambiare...
Il Signore degli Anelli è, in fondo, anche un romanzo di formazione.






«Ebbene, Sam!», gli disse. «Che te ne pare? Lascerò la Contea al più presto possibile: anzi, ho preso la decisione di non fermarmi nemmeno un giorno a Crifosso, se posso farne a meno».
«Benissimo, signore».
«Hai ancora intenzione di accompagnarmi?»
«Sissignore».
«Sarà molto pericoloso, Sam. È già pericoloso adesso, ed è più che probabile che nessuno dei due torni indietro».
«Se voi non tornate, signore, non tornerò nemmeno io, state pur certo», disse Sam. «"Non lasciarlo!", mi hanno detto. "Lasciarlo?", ho detto io. "Non lo farò mai. Io vado con lui, anche se scala la luna, e se quei cavalieri neri cercano di fermarlo dovranno fare i conti con Sam Gangee!", ho detto. Loro si sono messi a ridere».
«Chi sono loro? E di chi stai parlando?»
«Gli Elfi, signore. Abbiamo parlato un po' ieri sera, sembravano sapere che anche voi ve ne andavate, e mi è parso inutile negare. Che gente meravigliosa, gli Elfi! Meravigliosa!».
«Lo sono effettivamente», annuì Frodo. [...] «Hai ancora voglia di lasciare la Contea, ora che il tuo desiderio di vedere gli Elfi è stato esaudito?». [...]
«Sì, signore. Non so come spiegarlo, ma da ieri mi sento diverso. Mi sembra di vedere davanti a me, lontano. So che percorreremo una strada lunghissima verso l'oscurità; ma so che non posso tornare indietro. Non è per vedere Elfi, né draghi, né montagne che ora voglio... Non so nemmeno io che cosa voglio esattamente: ma ho qualcosa da fare prima della fine, qualcosa che si trova davanti a me e non nella Contea. Devo arrivare fino in fondo, signore, non so se mi capite».
«Non molto bene, a dire il vero. Ma vedo che Gandalf ha scelto per me un buon compagno. Sono contento di affrontare insieme il viaggio».


[J.R.R. Tolkien - Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello]

10 giugno 2016

Non tocca a noi scegliere



Ancora uno scambio tra Gandalf e Frodo, tratto da Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien.
Siamo sempre agli inzi della trilogia; nel loro lungo dialogo in casa Baggins, Galdalf e Frodo cercano di far charezza sui tempi bui in cui la Terra di Mezzo sta per piombare.
Di fronte a certe sfide che si addensano nel nostro tempo (e tremano i polsi, a ben pensarci) può essere naturale pensare: «Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!».
A chi non è mai capitato?



 
“Ah!”, esclamò Gandalf. “È una lunga storia. Risale ai primordi, su su fino agli Anni Neri, che solo i dotti e gli eruditi ricordano ancora. Se ti dovessi raccontare tutta la storia, saremmo ancora seduti qui quando l’inverno sarà succeduto alla primavera. Ma ieri sera ti ho parlato di Sauron il Grande, l’Oscuro Signore. Le voci che corrono sono vere: egli s’è messo di nuovo in movimento, abbandonando il suo forte nel Bosco Atro per ritornare ad abitare la vecchia fortezza nella Torre Oscura. È un nome che persino voi Hobbit avete sentito, come un’ombra ai confini delle vecchie storie. Sempre, dopo una disfatta ed una tregua, l’Ombra si trasforma e s’ingigantisce nuovamente”.
“Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!”, esclamò Frodo.
“Anch’io”, annuì Gandalf, “come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato. E ormai i giorni cominciano ad apparire neri e foschi. Il Nemico sta diventando rapidamente molto forte. I suoi piani sono lungi dall’essere maturi, credo, ma sono già a buon punto. Dovremo lottare con accanimento. Avremmo dovuto farlo anche senza questo terribile evento. Al Nemico manca ancora una cosa che gli possa dare la forza e la scienza necessarie a demolire ogni resistenza, distruggere le ultime difese e far piombare tutte le terre in una seconda oscurità: gli manca un Anello: l’Unico”.

[Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, J.R.R.Tolkien]

 

 

02 giugno 2016

Nemmeno i più saggi...


Fra i libri che ho amato e amo, merita un posto d'onore Il Signore degli Anelli.
Non mi azzardo a commentare l'opera di J.R.R. Tolkien, che centinaia di studiosi hanno recensito e sviscerato attraverso i decenni.
Né mi dilungo a raccontare la storia, che ormai tutti conoscono (se non altro, per averla gustata nei bellissimi film di Peter Jackson).
Semplicemente, mi limito a proporre - iniziando da oggi - brevi passi che mi hanno catturata leggendo la trilogia: frasi, pagine, suggestioni in libertà. Gettate come semi nel vento.
Godiamoci ora un intenso e vigoroso scambio tra Frodo e Gandalf...





«Che  peccato  che  Bilbo  non abbia  trafitto  con  la  sua  spada  quella vile  e  ignobile  creatura,  quando  ne  ebbe  l’occasione!»
«Peccato?  Ma  fu  la  Pietà  a  fermargli  la  mano. Pietà  e  Misericordia:  egli  non  volle colpire  senza  necessità». 
«Non  ho  alcuna  pietà  per  Gollum.  Merita  la  morte». 
«Se  la  merita!  E come!  Molti  tra  i  vivi  meritano  la  morte.  E  alcuni  che  sono  morti  meritano  la  vita.  Sei  forse  tu  in grado di dargliela? E allora non esser troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze»”


[Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello, J.R.R.Tolkien]