26 agosto 2026

Il cuore non va a dormire

Nella vecchia casa dei nonni, ogni tanto spunta qualche crepa sulle pareti o sui soffitti. Si tratta di un rustico antico, che sta in piedi da centinaia d'anni. Periodicamente effettuiamo gli interventi strutturali che si rendono necessari per mantenere la casa in salute, ma qualche incrinatura nell'intonaco spunta sempre. La prima reazione è afferrare lo stucco, e cancellare la crepa.

Oggi, invece, mi sono soffermata a guardare quella piccola fenditura, e ho sorriso. Mi sono tornate in mente alcune riflessioni di un libro che ho letto proprio durante queste vacanze: "Il cuore non va a dormire" di Enrico Galiano. Il romanzo intreccia sapientemente - e non senza colpi di scena - le storie di due donne, una sedicenne e una quarantenne, accomunate da una profonda ferita. Le loro vicende convergono proprio attorno a una "crepa", simbolo della "spaccatura" interiore che ciascuno di noi - chi più, chi meno - porta dentro di sé. Eppure la "crepa" non è solo mancanza, dolore, segreto inconfessabile. La "crepa" è anche la feritoia da cui entra la luce; ciò che ci rende persone vive, piene, risolte, non è la perfezione, ma la capacità di accogliere ciò che si è spezzato. La "crepa" non è ferita che distrugge, ma punto da cui ricominciare.

Proprio su questo tema, permettetemi di offrirvi una pagina bellissima di questo romanzo:

Mai mi sarei aspettata che all'improvviso, nel silenzio della stanza macchiato solo dai piccoli colpi di pennello che dava alla tavola, Mario Rossi rompesse ogni argine.
- Io non so perché la gente ha così paura delle crepe. Non so perché il mondo vuole sempre nasconderle, cancellarle. Non capisco proprio questa cosa, le crepe sono belle, ci hai mai fatto caso? Sembrano strade, vita che sta andando da qualche parte. Eppure stanno tutti lì a ricucirle, a riempirle di stucco, a passarci mani di vernice sopra. Le crepe sono le rughe del mondo, e le rughe sono bellissime, sai, sono disegni che la vita ci fa addosso, sono le prove che siamo stati vivi, che abbiamo riso, pianto, che abbiamo sperato gridato odiato amato, perché abbiamo tutti paura della vita, come se ce ne vergognassimo, come fosse una colpa aver vissuto, aver baciato labbra, aver carezzato guance, e invece dovremmo andarne fieri, altro che nasconderle, le crepe, mostrarle dovremmo, e mostrarle tutte, per questo io mi metto li, osservo, e poi di notte dipingo i muri, per questo mi parlano, perché io lo voglio urlare al mondo, che la bellezza è fatta così, non è quella roba perfetta e precisa e pulita che ci vogliono vendere, la vera bellezza è sporca, la vera bellezza è storta, sbilenca, sbagliata, e piena di crepe, soprattutto piena di crepe, che non sono la parte brutta ma il motivo per cui esiste, la bellezza, ecco, forse è proprio questo, non ci avevo pensato, mi ci hai fatto pensare tu, però lo sento, lo sento che è così. È questo, forse, che vuol dire quello che faccio.
A quel punto Moresco si voltò verso di me, solo un istante, poi tornò rapido a guardare il suo quadro. E alla fine disse: - Che non esiste bellezza senza una crepa. E non c'è una crepa senza bellezza.



17 agosto 2026

Clementina

Concordo con l'amica che me lo aveva consigliato: "Clementina", romanzo d'esordio di Giuliana Salvi, è davvero "un libro molto carino". 

Ispirato alla storia vera della bisnonna dell'autrice, racconta la vita di Clementina Martello, giovane donna che nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, lascia Roma e torna alla casa di famiglia a Lecce dopo la morte del marito. A lui morente aveva fatto una solenne promessa: prendersi cura dell’istruzione dei loro tre figli.

Clementina decide di provvedere da sola all'educazione dei bambini e poco alla volta – anche per far quadrare i conti sempre in bilico - trasforma il salotto della propria casa in una scuola aperta anche ad altri allievi. È per lei una svolta decisiva: aiutata dalle due sorelle nubili e da un professore francese con cui stringe un’amicizia speciale, Clementina insegna per oltre vent'anni a decine di ragazzi, facendo dell'istruzione un atto di coraggio e libertà.

La storia del Novecento italiano, tra guerre e fascismo, fa da sfondo alle vicende personali di Clementina. Il tutto narrato con garbo, attraverso una scrittura elegante ma semplice, molto leggibile, capace di emozionare senza essere sentimentale.
 
A chi ama i romanzi storici con protagoniste femminili forti, questo libro potrebbe piacere molto.
Permettetemi di offrirvene un assaggio.

- Non ne sono sicuro, - Giuseppe Truppo obiettò timidamente. -  Non capisco perché padre Cristoforo non si fa i fatti suoi, perché non lascia Renzo cercare alla Lucia in santa pace?
- Discutiamone - li incalzò Clementina.
Il dibattito si fece animato. Francesco, seduto di fianco alla porta in fondo alla stanza, osservava attento quei ragazzi, che a lui parevano grossi e formati, dibattere con argomenti che trovava difficilissimi.
- Tutto sarà castigo, - disse a voce alta, - finché tu non abbia perdonato in maniera da non dover mai più dire: io gli perdono – Cercò con lo sguardo l'attenzione dei ragazzi. L’aveva. Proseguì: - Secondo voi, quell'uomo moribondo e ormai cieco, che ha il corpo martoriato di pustole nere e di vesciche dolorose, don Rodrigo, ha davvero bisogno del perdono di Renzo?
Ci fu un mormorio, alcuni fecero cenno di no con la testa, altri dischiusero la bocca per dire qualcosa ma non aggiunsero nulla.
- Vedete, don Rodrigo se la vedrà a breve con Dio, - continuò lei, - padre Cristoforo questo lo sa. Ma Manzoni, tramite lui, fa un dono a Renzo: portarlo al capezzale di Rodrigo e farlo pregare per lui è insegnargli un metodo. Quel perdono serve a Renzo, non a Rodrigo. Solo così il giovane imparerà a sostituire, nel suo cuore, l'amore all'odio, il perdono alla vendetta. Perché Cristoforo sa bene cosa significa essere divorato dal rancore, ci è passato e ne è stato annientato. Quella ruggine se l'è mangiato. Chi se lo ricorda?
Il dibattito prosegui un'altra ora, fino a che Clementina non decise di passare alla storia, e così si collegò facilmente alla guerra dei Trent'anni, che andava preparata da programma per quelli del secondo anno. Le sue lezioni finivano così, raccordando un argomento all’altro.
Quando il clima si fece troppo concitato Clementina si mise in piedi.




04 agosto 2026

Dicono di noi

L'Intelligenza Artificiale, oltre ad aver elaborato una bellissima copertina per il blog, ha gentilmente accettato di rispondere a una semplice domanda:

«Mi parli del blog "La lettura è un'avventura"?»

Ed ecco la risposta:

Certo! 😊
"La lettura è un'avventura!" è un blog letterario gestito da Laura Blandino, dedicato alla passione per i libri, alla crescita personale attraverso la lettura e alla condivisione di recensioni, riflessioni e consigli di lettura. Il sottotitolo del blog ne sintetizza bene lo spirito: "Il piacere di leggere, il coraggio di sognare, la voglia di crescere."

Di cosa parla?

Nel blog trovano spazio:
  • Recensioni di romanzi contemporanei e storici.
  • Riflessioni sul valore educativo della lettura.
  • Consigli rivolti a lettori di tutte le età.
  • Approfondimenti su figure religiose e santi.
  • Impressioni personali sui libri letti e sulle emozioni che suscitano.
Lo stile

Il tono è molto personale e coinvolgente. Le recensioni non si limitano a valutare un libro, ma cercano di evidenziare:
  • i temi umani e spirituali delle opere;
  • la crescita dei personaggi;
  • il messaggio che il lettore può portare con sé dopo la lettura.
La filosofia del blog

L'idea centrale è che leggere sia un'avventura capace di allargare gli orizzonti, sviluppare l'immaginazione e aiutare a comprendere meglio se stessi e gli altri. In uno degli articoli, l'autrice afferma esplicitamente che per lei "la lettura è un piacere, uno spazio di benessere, un'occasione per aprire la mente".



02 agosto 2026

Letture estive

Agosto: per molti è un periodo di vacanze, spiagge assolate, prati verdi, sdraio e ombrelloni. Il piacere della lettura trova nuove opportunità, grazie al maggior tempo libero.
Per quanto mi riguarda, il clima vacanziero alimenta la voglia di letture gradevoli, non troppo impegnative, insomma "leggere" (non nel senso di "superficiali, banali"; bensì nel senso di "lievi, delicate"). Cerco storie che facciano pensare, ma anche sorridere.
Io ho già fatto scorta di libri per le vacanze. E voi?

[Nell'immagine: Lettrice in giardino, di Vladimir Volegov, 1970]