Concordo con l'amica che me lo aveva consigliato: "Clementina", romanzo d'esordio di Giuliana Salvi, è davvero "un libro molto carino".
Ispirato alla storia vera della bisnonna dell'autrice, racconta la vita di Clementina Martello, giovane donna che nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, lascia Roma e torna alla casa di famiglia a Lecce dopo la morte del marito. A lui morente aveva fatto una solenne promessa: prendersi cura dell’istruzione dei loro tre figli.
Clementina decide di provvedere da sola all'educazione dei bambini e poco alla volta – anche per far quadrare i conti sempre in bilico - trasforma il salotto della propria casa in una scuola aperta anche ad altri allievi. È per lei una svolta decisiva: aiutata dalle due sorelle nubili e da un professore francese con cui stringe un’amicizia speciale, Clementina insegna per oltre vent'anni a decine di ragazzi, facendo dell'istruzione un atto di coraggio e libertà.
La storia del Novecento italiano, tra guerre e fascismo, fa da sfondo alle vicende personali di Clementina. Il tutto narrato con garbo, attraverso una scrittura elegante ma semplice, molto leggibile, capace di emozionare senza essere sentimentale.
A chi ama i romanzi storici con protagoniste femminili forti, questo libro potrebbe piacere molto.
Permettetemi di offrirvene un assaggio.
- Non ne sono sicuro, - Giuseppe Truppo obiettò timidamente. - Non capisco perché padre Cristoforo non si fa i fatti suoi, perché non lascia Renzo cercare alla Lucia in santa pace?
- Discutiamone - li incalzò Clementina.
Il dibattito si fece animato. Francesco, seduto di fianco alla porta in fondo alla stanza, osservava attento quei ragazzi, che a lui parevano grossi e formati, dibattere con argomenti che trovava difficilissimi.
- Tutto sarà castigo, - disse a voce alta, - finché tu non abbia perdonato in maniera da non dover mai più dire: io gli perdono – Cercò con lo sguardo l'attenzione dei ragazzi. L’aveva. Proseguì: - Secondo voi, quell'uomo moribondo e ormai cieco, che ha il corpo martoriato di pustole nere e di vesciche dolorose, don Rodrigo, ha davvero bisogno del perdono di Renzo?
Ci fu un mormorio, alcuni fecero cenno di no con la testa, altri dischiusero la bocca per dire qualcosa ma non aggiunsero nulla.
- Vedete, don Rodrigo se la vedrà a breve con Dio, - continuò lei, - padre Cristoforo questo lo sa. Ma Manzoni, tramite lui, fa un dono a Renzo: portarlo al capezzale di Rodrigo e farlo pregare per lui è insegnargli un metodo. Quel perdono serve a Renzo, non a Rodrigo. Solo così il giovane imparerà a sostituire, nel suo cuore, l'amore all'odio, il perdono alla vendetta. Perché Cristoforo sa bene cosa significa essere divorato dal rancore, ci è passato e ne è stato annientato. Quella ruggine se l'è mangiato. Chi se lo ricorda?
Il dibattito prosegui un'altra ora, fino a che Clementina non decise di passare alla storia, e così si collegò facilmente alla guerra dei Trent'anni, che andava preparata da programma per quelli del secondo anno. Le sue lezioni finivano così, raccordando un argomento all’altro.
Quando il clima si fece troppo concitato Clementina si mise in piedi.

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