Nella vecchia casa dei nonni, ogni tanto spunta qualche crepa sulle pareti o sui soffitti. Si tratta di un rustico antico, che sta in piedi da centinaia d'anni. Periodicamente effettuiamo gli interventi strutturali che si rendono necessari per mantenere la casa in salute, ma qualche incrinatura nell'intonaco spunta sempre. La prima reazione è afferrare lo stucco, e cancellare la crepa.
Oggi, invece, mi sono soffermata a guardare quella piccola fenditura, e ho sorriso. Mi sono tornate in mente alcune riflessioni di un libro che ho letto proprio durante queste vacanze: "Il cuore non va a dormire" di Enrico Galiano. Il romanzo intreccia sapientemente - e non senza colpi di scena - le storie di due donne, una sedicenne e una quarantenne, accomunate da una profonda ferita. Le loro vicende convergono proprio attorno a una "crepa", simbolo della "spaccatura" interiore che ciascuno di noi - chi più, chi meno - porta dentro di sé. Eppure la "crepa" non è solo mancanza, dolore, segreto inconfessabile. La "crepa" è anche la feritoia da cui entra la luce; ciò che ci rende persone vive, piene, risolte, non è la perfezione, ma la capacità di accogliere ciò che si è spezzato. La "crepa" non è ferita che distrugge, ma punto da cui ricominciare.
Proprio su questo tema, permettetemi di offrirvi una pagina bellissima di questo romanzo:
Mai mi sarei aspettata che all'improvviso, nel silenzio della stanza macchiato solo dai piccoli colpi di pennello che dava alla tavola, Mario Rossi rompesse ogni argine.
- Io non so perché la gente ha così paura delle crepe. Non so perché il mondo vuole sempre nasconderle, cancellarle. Non capisco proprio questa cosa, le crepe sono belle, ci hai mai fatto caso? Sembrano strade, vita che sta andando da qualche parte. Eppure stanno tutti lì a ricucirle, a riempirle di stucco, a passarci mani di vernice sopra. Le crepe sono le rughe del mondo, e le rughe sono bellissime, sai, sono disegni che la vita ci fa addosso, sono le prove che siamo stati vivi, che abbiamo riso, pianto, che abbiamo sperato gridato odiato amato, perché abbiamo tutti paura della vita, come se ce ne vergognassimo, come fosse una colpa aver vissuto, aver baciato labbra, aver carezzato guance, e invece dovremmo andarne fieri, altro che nasconderle, le crepe, mostrarle dovremmo, e mostrarle tutte, per questo io mi metto li, osservo, e poi di notte dipingo i muri, per questo mi parlano, perché io lo voglio urlare al mondo, che la bellezza è fatta così, non è quella roba perfetta e precisa e pulita che ci vogliono vendere, la vera bellezza è sporca, la vera bellezza è storta, sbilenca, sbagliata, e piena di crepe, soprattutto piena di crepe, che non sono la parte brutta ma il motivo per cui esiste, la bellezza, ecco, forse è proprio questo, non ci avevo pensato, mi ci hai fatto pensare tu, però lo sento, lo sento che è così. È questo, forse, che vuol dire quello che faccio.
A quel punto Moresco si voltò verso di me, solo un istante, poi tornò rapido a guardare il suo quadro. E alla fine disse: - Che non esiste bellezza senza una crepa. E non c'è una crepa senza bellezza.
- Io non so perché la gente ha così paura delle crepe. Non so perché il mondo vuole sempre nasconderle, cancellarle. Non capisco proprio questa cosa, le crepe sono belle, ci hai mai fatto caso? Sembrano strade, vita che sta andando da qualche parte. Eppure stanno tutti lì a ricucirle, a riempirle di stucco, a passarci mani di vernice sopra. Le crepe sono le rughe del mondo, e le rughe sono bellissime, sai, sono disegni che la vita ci fa addosso, sono le prove che siamo stati vivi, che abbiamo riso, pianto, che abbiamo sperato gridato odiato amato, perché abbiamo tutti paura della vita, come se ce ne vergognassimo, come fosse una colpa aver vissuto, aver baciato labbra, aver carezzato guance, e invece dovremmo andarne fieri, altro che nasconderle, le crepe, mostrarle dovremmo, e mostrarle tutte, per questo io mi metto li, osservo, e poi di notte dipingo i muri, per questo mi parlano, perché io lo voglio urlare al mondo, che la bellezza è fatta così, non è quella roba perfetta e precisa e pulita che ci vogliono vendere, la vera bellezza è sporca, la vera bellezza è storta, sbilenca, sbagliata, e piena di crepe, soprattutto piena di crepe, che non sono la parte brutta ma il motivo per cui esiste, la bellezza, ecco, forse è proprio questo, non ci avevo pensato, mi ci hai fatto pensare tu, però lo sento, lo sento che è così. È questo, forse, che vuol dire quello che faccio.
A quel punto Moresco si voltò verso di me, solo un istante, poi tornò rapido a guardare il suo quadro. E alla fine disse: - Che non esiste bellezza senza una crepa. E non c'è una crepa senza bellezza.

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