10 febbraio 2026

Sempre tornare

Se nei suoi primi due romanzi ("La casa degli sguardi" e "Tutto chiede salvezza") Daniele Mencarelli ha raccontato la maturità del suo tormento interiore, nel terzo - "Sempre tornare" - fa un passo indietro, e mette a nudo le origini della propria inquietudine. 

Estate 1991. Daniele ha diciassette anni. Durante una vacanza con gli amici sulla Riviera Romagnola, dopo una difficile notte in discoteca decide di proseguire da solo, tornando a casa a piedi e in autostop. Senza soldi né documenti, affronta un lungo viaggio denso di incontri, prove, rischi concreti e duelli interiori. 
Sullo sfondo, come in filigrana, ogni pagina è accompagnata dalla complessità di un cuore inquieto che racconta se stesso e non si fa sconti.

Come assaggio, offro due passi significativi.
  • Il primo, in cui persino la freschezza dell’innamoramento è turbata dal senso del nulla che incombe, e avanza.
  • Il secondo, in cui la bellezza si impone allo sguardo, e "c'entra" con la vita.

-1-

«Adesso tocca a te.»
Mi siedo con difficoltà sul piccolissimo sedile. Ora è lei a poggiarmi le mani sulla schiena. A spingermi.
Il triciclo lungo la discesa raggiunge una velocità incredibile. Arrivo in derapata a un metro dal cancello, in una nuvola di polvere, quando mi giro vedo Emma piegata dal ridere.
A grosse falcate torno da lei, le allungo il triciclo. Lei non si fa pregare.
Questa volta la spingo con tutta la potenza che ho, le dita nella sua schiena. La lancio a tutta forza. Poi la lascio.
Emma va velocissima, urla come una matta.
È andato così tutto il pomeriggio, sino alla sua fine dentro l’ora di cena.
Due volte sono caduto io, una volta Emma. I visi neri di terra, sporchi, tra risate e mani che spingevano, toccavano. In un momento preciso, quando la luce è iniziata a scendere, tra il fiatone e la sete ho scoperto che esiste una sofferenza più grande della mia immaginazione. E ho pianto. 
Ho fatto attenzione a non farmi vedere da lei, e lei non se n’è accorta, Perché ho sentito la gioia come un castigo, ammazzata dal tempo che ci trascinava verso sera, e tutto farsi nero, dentro la notte, dentro il niente. 
Perché questo pomeriggio è dovuto finire? Perché Dio non lo ha fatto durare per sempre? 
Un sempre senza tempo. Io e lei.

-2-

La bellezza c’entra.
Quello che ora mi esplode negli occhi, lo spettacolo di questa serata che volge al suo compimento dentro la notte, diventa alimento per una parte di me che ancora non conosco, ma che c'è, esiste.
Non so come. Ma la bellezza c'entra. 
Dentro ogni colore acceso, a ogni battito di ciglia che rinnova lo stupore, io sento qualcosa, come un nome che chiede di essere trovato, e pronunciato.
Dentro la bellezza ci abita qualcuno.
Come ti chiami?
Siamo soli tu e io: esci fuori.
Non lo dirò a nessuno.
A parte il silenzio, non arriva risposta.
Non che la cosa mi sorprenda, vivo dentro le mie domande da quando ero un bambino che soffriva senza capirne il motivo. Esattamente come oggi.



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