13 marzo 2023

I vostri nomi sono scritti nei cieli

Titolo: «I vostri nomi sono scritti nei cieli» Sottotitolo: «Nel mondo di Rose Busingye».  Lo scrittore-giornalista Davide Perillo ci regala, in duecento pagine avvincenti come un romanzo e profonde come un testo di meditazione, la storia vera di una piccola donna ugandese che ha saputo rivoluzionare lo sguardo (e la vita) di se stessa e di molte altre donne.

Infermiera professionista a Kampala, nel cuore dell'Africa nera, la giovane Rose fa alcuni incontri destinati a cambiare il suo sguardo sulla vita, sul mondo, su se stessa. Primo fra tutti don Giussani, che le svela un grande "segreto":

Sai Rose, Dio è venuto per te, per te è andato sulla croce, per te è morto e risorto. Per il valore che hai. E sarà con te tutti i giorni, perché il tuo niente non venga perso.

Per lei sono parole decisive: 

Non so dirtelo in un altro modo, ma ho sentito per la prima volta un'attrattiva, un amore per me stessa, come se non mi fossi mai guardata davvero, prima. Mi è presa una tenerezza grande, per me e per tutto. Avevo voglia di gridare a tutti che la vita ha un senso, che c'è un significato di tutto: anche del dormire, del soffrire, della morte... C'è un senso.

Anno dopo anno Rose si dedica alla cura di donne vittime di violenza e affette da HIV, dà vita al Meeting Point International di Kampala, fonda due scuole e un centro di formazione per gli insegnanti, promuove spazi di incontro e accoglienza. La sua missione non è tanto realizzare opere di carità (che pure fioriscono e portano frutti di bene), quanto comunicare la Bellezza che lei stessa ha incontrato. E aiutare le persone a guardare oltre la malattia, oltre l'ingiustizia, oltre la miseria.

Ma tutto questo è per il desiderio di comunicare quello che abbiamo incontrato. Quando ho cominciato ad andare al riformatorio, dove ci sono 270 ragazzi, molti mi dicevano che era impossibile cambiare qualcosa in quell'ambiente. Si sbagliavano, perché noi non volevamo cambiare la situazione, ma comunicare quello che ci è accaduto. È il cambiamento delle persone che caratterizza gli incontri che faccio. Questo mi fa scoprire il mio niente, perché so che non li ho cambiati io. L'unica cosa che devo fare è lasciarmi usare dal Signore.

L'approccio di Rose è eminentemente, profondamente educativo, secondo quella "pedagogia geniale" imparata proprio da don Giussani:

Questo "non parlare sopra", ma "stare insieme", non attaccare direttamente il problema, ma aiutare a seguire semplicemente il fascino di quello che hai incontrato e quindi affrontare tutto, compresi i problemi.

Se posso permettermi un consiglio, questo libro è da gustare pagina dopo pagina. Leggetelo.



10 marzo 2023

Nori: l'editore informa

L'editore informa che «a breve arriveranno dal nostro distributore tanti volumi LFA a rafforzare le giacenze di LibroCo. Italia».

Fra i titoli oggetto dell'incremento di distribuzione ci sarà anche Nori.

Un caloroso GRAZIE all'editore, al distributore, e soprattutto ai tanti lettori che in questi mesi hanno acquistato il romanzo.



14 febbraio 2023

Buon San Valentino!

 «Tu non hai mai scritto storie d'amore - notava alcuni giorni fa un'amica, attenta lettrice - Però nei tuoi romanzi, in un modo o nell'altro, qualcuno che s'innamora c'è sempre». 
In effetti è vero: l'amore, o il desiderio dell'amore, accompagna spesso le vicende dei personaggi di ogni età. A maggior ragione quando si tratta di adolescenti. Siamo sinceri: chi di noi, durante i suoi "anni verdi", non si è innamorato almeno una volta?
E quindi consentitemi di offrirvi quattro piccoli brani colorati di rosa, in questo giorno di San Valentino tradizionalmente dedicato agli innamorati...

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Nel frattempo le luci si erano abbassate e la musica disco aveva lasciato improvvisamente spazio ad alcuni lenti molto suggestivi. Luca e Chiara cominciarono a ballare insieme, in un angolo appartato del salone. “Mio Dio, che bello, che bello, che bello! Non mi sembra vero, sono qui appiccicata a lui... appiccicatissima!”. Alzò il volto verso di lui e gli sorrise. I loro visi erano a pochi centimetri l’uno dall'altro: se lui si fosse chinato leggermente o se lei si fosse sporta un pochino... Ma fu proprio lo sguardo innamorato di Chiara a fermare Luca: non poteva illuderla, appagarsi e poi fuggire. Allo stesso tempo non voleva ferirla, infrangere il suo sogno proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Le scostò i capelli dal viso e con dolcezza le baciò la fronte, gli zigomi, le labbra e poi ancora la fronte: una tempesta di piccoli baci che la resero radiosa.
– Buon compleanno, dolce Chiara.
Le diede un’ultima carezza e la ricondusse piano piano al centro del salone, nella girandola degli amici.
[Tratto da: La camera bella]

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Dopo cena passeggiarono mano nella mano a Trastevere, risalirono lungo via Garibaldi, e raggiunsero il Gianicolo. Da lassù il panorama era stupendo: si poteva abbracciare con lo sguardo tutta Roma illuminata.
Chiara si appoggiò al parapetto e rimase in silenzio a contemplare quello spettacolo. Era senza fiato: per lo stupore, per l’emozione, per la camminata in salita…
– Ti desidero – disse Luca, di punto in bianco.
– Eh? – Chiara si voltò verso di lui guardandolo inebetita.
– Ti desidero – ripeté, sorridendo divertito. Le luci di Roma gli si riflettevano sugli occhiali, sembrava che avesse le stelle intorno agli occhi.
– Che cosa vuoi dire?
– Quello che ho detto. In realtà ti desidero da tanto tempo, mi sei sempre piaciuta da morire. Però non mi sono mai sentito pronto per una storia seria; e tu non eri una ragazza da una botta e via.
– Nemmeno adesso lo sono.
– Certo che non lo sei! – Luca rise per l’equivoco, e la abbracciò con tenerezza – Sono io che sto cambiando, non tu! 
Le prese il volto fra le mani, e si chinò verso le sue labbra.
[Tratto da: Tempo di cose nuove]

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– Dopo pranzo puliamo il bagno e poi abbiamo finito – disse Adaora.
– Adesso non ci pensare. Mangia tranquilla e riposati.
Adaora si bloccò a metà boccone, sopraffatta dalla sorpresa: Giuseppe era passato inavvertitamente dal lei al tu. Superato lo stupore, provò una sensazione nuova e strana: come se al centro del petto il cuore si sciogliesse un po’, diventando morbido e caldo.
Il maresciallo prese un’altra fetta di pizza, la addentò, poi assunse un’espressione pensierosa. 
“Se n’è accorto anche lui” pensò la donna e gli sorrise.
L’uomo si sentì incoraggiato: – Possiamo darci del tu, Adaora?
– Ne sarei felice.
[Tratto da: Il velo dorato]

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Dopo pranzo ci stendemmo sul plaid, fianco a fianco, e rimanemmo in silenzio a osservare il cielo. Mi sentivo meravigliosamente bene: il sole del primo pomeriggio intiepidiva l’aria, e il canto degli uccelli sovrastava il rumore del traffico lontano. Il blu del cielo si armonizzava perfettamente con i miei occhi e il mio vestito. Ma soprattutto, Alberto era lì con me: il lato sinistro del mio corpo sfiorava il lato destro del suo, e quel contatto lieve mi emozionava. Inutile negarlo: desideravo Alberto con tutte le mie forze. Nello stesso tempo non avevo la certezza che anch'egli provasse verso di me la stessa attrazione, e mi chiedevo se per lui io fossi abbastanza carina, abbastanza seducente, abbastanza donna. 
Dopo un’intera adolescenza trascorsa a giocare con il desiderio degli uomini, alimentando con i loro sguardi la mia autostima, adesso per la prima volta ero io a sentirmi calamitata e confusa. Se solo Alberto mi avesse fatto un piccolo, minuscolo cenno! Invece se ne stava lì immobile, come se in quel momento desiderasse esclusivamente un pisolino. Forse il bell'addormentato nel bosco aveva solo bisogno di una principessa pronta a risvegliarlo.
[Tratto da: Nori]

10 febbraio 2023

Una bella occasione di dialogo

È un piacere condividere la recensione di Nori offerta dalla titolare di una libreria torinese (Averegina): testimonia una lettura attenta (di cui sono grata), e si conclude con un consiglio (che condivido appieno).

Questo è un romanzo scritto da Laura Blandino; chi ha già letto gli altri suoi recenti lavori, ne riconosce lo stile: delicato, sussurrato e scorrevole. Entra in punta dei piedi nelle famiglie d'altri tempi; alcuni  sono tempi relativamente vicini, anni '80-'90-2000, altri  come in questo caso applicando tre piani di narrazione, sono  parecchio indietro nel tempo.
Famiglie con i loro valori, le loro fatiche, consuetudini e stili.
Come ogni romanzo che si rispetti, ritroviamo un po' di suspense, per incuriosire il lettore e procedere nella lettura, un po' di "romanzetto rosa" anche un pochino osé, ed un po' di poesia nella descrizione di paesaggi e situazioni. Ciononostante - mai banale - ma  anzi aiuta anche noi a ricordare/rivedere il vissuto della nostra adolescenza  (e a riappacificarci, se ne abbiamo bisogno)  se non siamo più giovani, o porci qualche domanda ed a conoscerci meglio se invece stiamo vivendo proprio quel periodo.
È un romanzo infatti che consiglierei prevalentemente ad un pubblico femminile di ogni età, ma sicuramente alle giovani ragazze dai 14 anni su. 
Se letto con la madre, chissà, potrebbe anche uscirne fuori un bel confronto ed una bella occasione di dialogo.



05 febbraio 2023

Mi sta accadendo la vita dentro

Oggi ricorre la quarantacinquesima Giornata per la Vita. C'è una pagina di Nori che mi sembra perfettamente in tema; permettetemi di offrirvene uno stralcio, con un pensiero affettuoso per tutte le madri a cui "sta accadendo la vita dentro" (e magari di fronte alla gravidanza si sentono spaventate, a disagio, sole)...

Lucia scoprì di essere incinta all’inizio del 2002. Riteneva di aver concepito nella notte di Natale, e questa convinzione la rendeva ancora più certa e più grata. Ricordo che quando mi comunicò la notizia era talmente emozionata da non riuscire a parlare; a un certo punto balbettò: 
– Ho la vita dentro, capisci? Mi sta accadendo la vita dentro! – e si sciolse in lacrime.
Nelle settimane successive mi chiesi spesso che cosa avrei provato io, se fossi rimasta incinta. Sarebbe stato un gran casino, probabilmente; eppure non riuscivo a immaginare questa ipotesi come una sciagura. Non sapevo ancora che, proprio in quei giorni, anche in me stava “accadendo la vita dentro”.
Quando mi resi conto del ritardo iniziai a preoccuparmi: come avrebbe reagito mia madre, che aveva sempre cercato di mettermi in guardia da un simile rischio? Come avrebbe reagito il mio capo, che proprio in quel periodo aveva iniziato ad affidarmi incarichi di una certa responsabilità? Ma soprattutto, come avrebbe reagito Alberto? Si sarebbe sentito incastrato? Se la sarebbe svignata?
L’unica persona al mondo con cui sentivo di potermi confidare era Lucia. Andai a casa sua in un pomeriggio di inizio marzo, terso e mite come se fosse primavera. Avevo comprato in farmacia un test di gravidanza, e lo tenevo nascosto in fondo alla borsetta.
Lucia mi accolse, mi ascoltò, mi offrì un’orrenda tisana alle erbe. Le vomitai addosso tutte le mie preoccupazioni, e lei mi guardò con un’espressione perplessa: – Mah…
– In che senso “mah”?
– Nel senso che hai paura di come reagirebbero tua madre, il tuo capo, il tuo uomo… Ma tu? Ti sei chiesta come reagiresti tu?
Non seppi rispondere, ma sentii il cuore che mi batteva all'impazzata. Tirai fuori dalla borsetta il test, e Lucia sorrise accompagnandomi fino al bagno.



31 gennaio 2023

Cattolicesimo. Manuale di sopravvivenza

No, questa volta non si tratta di un romanzo. E non è nemmeno un saggio. È un piccolo libro nato dalla penna arguta di Diego Goso, sacerdote che ha voluto raccontare - con ironia, leggerezza, cuore - frammenti della sua esperienza quotidiana.

In "Cattolicesimo. Manuale di sopravvivenza" è possibile gustare certe pagine divertentissime, di cui voglio offrirvi un assaggio.  Alcune esternazioni sono esilaranti; e il bello è che nessuna di esse è frutto di fantasia. Buona lettura!

Dal capitolo 7°: «NEL CUORE DELLA FORESTA AMAZZONICA»

L’ufficio parrocchiale è una vera e propria benedizione per un prete.
Davanti a quella scrivania passano i momenti di gioia e tristezza delle famiglie, passa la vita di un paese, passano le esistenze di tanti fedeli e di gente anche lontana che si avvicina per chiedere, per sapere, per cercare.
Quelle ore seduti davanti alla nostra gente rappresentano un confessionale e un pulpito “ausiliari” dove raccogliere confidenze, confessioni, sfoghi, emozioni, entusiasmi, iniziative. Un luogo dove mettere i puntini sulle “i” e parlare con franchezza e dove si può “raccontare Gesù” in mezzo alla storia di tante persone.
Ma l’ufficio parrocchiale non è solo questo. Di seguito l’elenco di cose personalmente vissute, sentite, subite nei quattro metri per tre di questa porta verso il mondo.

- Scusi, (per telefono) sa se oggi è giorno di mercato?

- Scusi, (sempre per telefono) mi sa dire se il sindaco oggi riceve?
- Ma signora, questa è la parrocchia...
- E lo so... ma in municipio non mi risponde nessuno...

- Scusi, (dal vivo e mettendo un bambino in fasce sopra la scrivania) non è che per caso ha mezzo secondo per battezzarmelo qui?

- Scusi, (di nuovo per telefono) mi sa dire se è morto mio padre?

- Vorrei far dire una messa per mia nonna che sta per mancare. Visto che le danno poche settimane di vita me la segna già per il prossimo mese? Così se muore sono già a posto...

- Scusi, a che ora è la messa delle 18,00?

- Scusi, - questo è un classico da oscar - a che ora è la messa di Natale di mezzanotte? (26 volte solo la Vigilia passata, da aver voglia di installare una segreteria telefonica)

- Sono venuto a far dire la messa di Tredicesima... (sarebbe la messa di Trigesima).

- Mi può benedire il costume da bagno? (La signora, che aveva almeno 60 anni, per fortuna non ce l’aveva addosso ma in una busta di nylon).

- Per non scomodarla, che so che ha tanto da fare, la casa non me la può benedire da qui, che tanto dalla finestra si vede?

- Ho saputo che vogliono fare u
n attentato in chiesa ma non posso dirle la fonte, sono miei informatori segreti.

- Scusi, devo protestare con il Papa per quello che ha detto all’Angelus. Posso avere il suo numero privato?

- Ha una copia della Sindone?
- Scusi, vuol dire una immaginetta?
- No, no, una copia vera... almeno grande come un lenzuolo... gliela pago...

- Mi può benedire questa acqua benedetta di Lourdes?
- Mi scusi, ma se è già stata benedetta...
- Sì, ma quello era un prete francese e non ci ho capito nulla...

Due considerazioni conclusive: uno certe cose vorrebbe essere capace ad inventarsele. La realtà supera invece la fantasia. Inoltre con soddisfazione si può affermare che il mondo è meraviglioso...



27 gennaio 2023

Il palazzo delle donne

Sono approdata a "Il palazzo delle donne" grazie al suggerimento della bibliotecaria che - dopo anni - conosce evidentemente i miei gusti di lettrice. Nato dalla penna di Laetitia Colombani, il romanzo si snoda con delicatezza su due diversi piani narrativi.

Innanzi tutto c'è Solène, brillante avvocato nella Parigi dei giorni nostri, che precipita in una grave depressione per quello che oggi si usa definire burn out. Come supporto alla terapia, lo psicologo le consiglia un'esperienza di volontariato. Dopo molte resistenze Solène accetta il suggerimento, e varca la soglia di un grande edificio che ospita donne segnate dalla miseria, dallo sfruttamento, dai fallimenti. Ciò che Solène non si sarebbe mai aspettata, è di scoprire in quelle esistenze ferite qualcosa di se stessa, e delle proprie sconfitte.

Il secondo piano narrativo, che assume il sapore del romanzo storico, racconta la vicenda di Blanche Peyron: giovane donna appartenente all'Esercito della Salvezza, in una Parigi devastata dalla Grande Guerra, decide di spendere la propria esistenza per combattere - con piglio militare e sensibilità femminile a un tempo - la miseria che vede intorno a sé. Si rende conto del fatto che i pochi aiuti elargiti ai poveri sono destinati agli uomini, mentre per la popolazione femminile non restano nemmeno le briciole. Proprio alle donne, quindi, Blanche consacra tutti i suoi sforzi, affiancata dal marito Albin; e per questa causa sacrifica tempo, denaro, energie, salute. Quando scopre che in rue de Charonne è in vendita un intero albergo abbandonato, inizia un'attività instancabile per raccogliere i fondi necessari ad acquistarlo. Ci riesce nel 1925, e ne fa un luogo di accoglienza, destinato a ospitare le donne più povere. 

«...Blanche vede già il suo Palais de la Femme: un rifugio per tutte le donne maltrattate dalla vita ed emarginate dalla società. Una cittadella dove ognuna avrà uno spazio per sé, una camera calda, luminosa, comodamente arredata. Un chiostro di pace. Un palazzo dove medicare le proprie ferite e rialzarsi...»

È proprio quel "palazzo delle donne" in cui, quasi un secolo dopo, Solène troverà molte risposte alle sue inquietudini.



19 gennaio 2023

La salita dei giganti. La saga dei Menabrea

La piccola Genia è figlia di Carlo Menabrea, l'imprenditore che ha reso grande il birrificio di famiglia, fondato dal nonno alcuni anni prima. 

La sua è un'infanzia felice, trascorsa tra Biella (dove i Menabrea risiedono e lavorano), e Gressoney (dove hanno le proprie origini). I suoi genitori sono legati da un amore denso di tenerezza e complicità; le sue sorelline sono per lei compagne di giorni sereni. 

Un giorno il papà la porta con sé per un'impegnativa escursione in montagna. Genia ha solo sei anni, fatica a tenere il passo, ma stringe i denti e resiste: non vuole deludere quel padre meraviglioso, così presente nella sua vita nonostante le lunghe assenze per lavoro. Quando giungono finalmente in vetta, al cospetto dei Giganti del Monte Rosa, papà è fiero di lei. E compie un gesto singolare: le fa assaggiare un sorso di birra. (Vi offro in lettura quella pagina, la trovate fra poche righe).

La bambina non lo sa, ma quel sorso ha per il padre - già minato dalla malattia -  un significato profondo; è il suo modo per dirle: ho scelto te, piccola mia, sarai tu a portare avanti ciò che mio padre ha iniziato, e io ho reso grande. Genia lo capirà molto più tardi: dopo la morte prematura del padre, dopo anni di fatiche e di sfide. 

Francesco Casolo, ne "La salita dei giganti", ripercorre la vita intensa di Genia, donna coraggiosa; un'esistenza costellata di dolori e lotte, gioie e conquiste, attraverso decenni di storia italiana. Il risultato è un libro meraviglioso, che è insieme saga familiare, racconto di formazione, romanzo storico.

Lei gli andò dietro e in tre passi si ritrovò sul punto più alto, da dove finalmente riuscì a vedere dall'altra parte. Era come diceva suo padre: adesso si trattava solo di scendere, lasciando andare le gambe. Era sudata fradicia e le facevano male i piedi, ma ce l'aveva fatta.
Vide suo padre frugare nello zaino.
"Cosa cerchi?"
"Aspetta."
"Dai, dimmelo," insistette.
"Festeggiamo, Genia. Sei arrivata in cima..."
Lei abbassò gli occhi, intimidita, poi lo vide estrarre una bottiglia. Capì abbastanza in fretta che quella cosa, almeno quella, non se la sarebbe più dimenticata.
"Brindiamo?"
Intendeva veramente...
"Papà..." sorrise.
"Tienila sulla lingua. Non berla."
Genia afferrò la bottiglia di vetro. Era fresca, in trasparenza di un colore rame scuro. Le tremavano le braccia, forse solo per la stanchezza: pensò che le sarebbe potuta cadere e avrebbe rovinato tutto. Lesse la scritta Menabrea, pensò a suo nonno, il nome era su quella targa e anche sul vetro della bottiglia. [...]
Guardò suo padre: era di nuovo felice, più papà che signor Carlo Menabrea. E per niente l'uomo stanco e fragile che l'aveva soccorsa qualche ora prima nel torrente.
Fede esattamente quello che lui le aveva detto: si portò la bottiglia alle labbra, la tenne in bilico e poi lasciò scivolare pian piano il liquido finché non lo sentì sulla lingua. Rimase ferma, senza bere, senza muovere la bottiglia, solo facendo mulinare la lingua in quel liquido.
"Com'è?"
Deglutì.
"Dai, com'è?"
Genia fissò suo padre.
"Ti piace?"
Fece sì con la testa. Sì, era buona, buonissima. O almeno le sembrava che lo fosse. E però. No, non adesso. Non ci pensare, Genia. Non adesso.
Abbassò gli occhi. La diga si sollevò, rapidissima.
Carlo se ne accorse.
"Non è niente, Genia, ti dico che non è niente, sto bene..."
Non servì a nulla.
Genia strinse i denti, serrò gli occhi ma, imboccando il sentiero verso il basso, la diga crollò. Testa bassa e gambe in spalla, un piede davanti all'altro, un piede davanti all'altro, pianse a dirotto.



16 gennaio 2023

Blue Monday

Il terzo lunedì di gennaio è comunemente definito "Blue Monday" (lunedì triste). Le vacanze natalizie sono ormai lontane, fa freddo, le giornate sono ancora brevi: ecco gli ingredienti per il giorno più deprimente dell’anno. Lo dice la scienza? No, è una data inventata di sana pianta; una delle tante "invenzioni" dei nostri amici anglosassoni.

Il Blue Monday non esiste, insomma. Ma la tristezza sì: può assalirci in certi periodi complicati, quando il dolore o la stanchezza sembrano logorarci. Oppure quando la malinconia si fa strada, e il cuore sembra vuoto.

Di che cosa abbiamo bisogno in un momento così?

È quello che si chiede anche Nori, nel silenzio della sua mansarda, in una sera di profonda confusione interiore. 

Quella sera stessa, nel silenzio della mia cameretta mansardata, mi sentii perdutamente sola e piansi un po’. Chi poteva farmi davvero compagnia in un momento così confuso? Senza giudicarmi, senza prendermi in giro, senza rimanere deluso, senza fare prediche?
Quasi inavvertitamente, la mia mano si posò sul telefono, e compose il numero di Lucia.
– Ti disturbo?
– Ciao Nori. No, stavo leggendo un romanzo. E tu?
– Io niente, non stavo facendo niente. Mi è venuta voglia di sentirti, è da un po’ che non ci vediamo.
– Hai ragione. Ma tu come stai? 
– Bene, io sto bene.
– Hai una voce strana. O sei raffreddata, o hai pianto.
– Ho pianto – confessai, con una naturalezza che mi sorprese, e quasi mi infastidì. Certo, sentivo il bisogno di confidarmi, ma non era da me giocare subito a carte così scoperte.
– Che ti è capitato?



27 dicembre 2022

La Regina che amava leggere

Il 22 aprile 1868 si cebrano nel Duomo di Torino le nozze tra la giovanissima Margherita e Umberto di Savoia, erede al trono del neonato Regno d'Italia. È l'inizio di una lunga storia d'amore tra una donna straordinaria e il suo popolo.

Margherita diventa subito l'icona femminile che mancava in casa Savoia: un modello di grazia e di bellezza, di sensibilità e di generosa dedizione alla Nazione. Un'influencer ante litteram, potremmo dire!

La principessa con impegno costante dedicherà la propria esestenza al tentativo di consolidare l'immagine di una monarchia che possa essere finalmente unitaria.

Nel 1878 Umberto I è incoronato Re, e Margherita diviene la regina di tutto il popolo italiano.

Elegante, bella, intelligente, dotata di una personalità vivace e forte, Margherita di Savoia è anche una grande amica dei libri: ama la conversazione e la lettura.

Ogni giovedì, nel suo salotto al Quirinale, personaggi della politica e della cultura discutono di letteratura, attualità, filosofia. 

Una biblioteca imponente, che giunge a contare oltre 12.000 volumi, testimonia la vastità dei suoi interessi (soprattutto per la storia, i classici, Dante).

Margherita è anche attenta all'evolversi del romanzo contemporaneo, fervida lettrice di riviste letterarie. 

Una crescente e reciproca ammirazione la lega a Giosuè Carducci (l'"Ode alla Regina", scritta di getto nel 1878 dopo l'incontro con lei, segna per il poeta - convinto repubblicano - il momento di avvicinamento alla monarchia, nella quale riconosce la custode dell'unità nazionale). Nel 1907 Margherita salverà dalla dispersione la biblioteca di Carducci, donandola alla Città di Bologna affinché rimanga di pubblica fruizione.

Questo e molto altro si può scoprire visitando la mostra MARGHERITA DI SAVOIA, REGINA D'ITALIA, dal 13 Ottobre 2022 al 30 Gennaio 2023 presso il Palazzo Madama di Torino.

https://www.palazzomadamatorino.it/it/eventi-e-mostre/margherita-di-savoia-regina-ditalia



25 dicembre 2022

Natale 2022

Auguro di vero cuore a tutti i lettori un 
Buon Natale
da trascorrere serenamente con gli affetti più cari,
e - perché no? - anche in compagnia di un buon libro!


23 dicembre 2022

Pagine di Natale

Ho sempre amato il Natale: il suo significato più autentico, l'atmosfera inconfondibile, il senso d'attesa che si respira in Avvento...  Forse è per questo che il Natale fa capolino tra le pagine di tutti i romanzi che ho avuto la gioia di scrivere. 
Non riuscirei a raccontare storie di giovani vite, senza lasciar spazio alla ricchezza semplice del Natale.
Per chi desiderasse una "degustazione" di alcune pagine che ho dedicato alle festività natalizie, ecco quattro rapidi link, uno per romanzo...







Inizia l’Avvento. È un tempo di attesa, che zia Marta ama moltissimo. Con delicatezza, coinvolge nell'atmosfera anche Chiara e Cecilia. 
In questa pagina, tratta dal primo capitolo della stagione invernale, trovano spazio tradizioni, profumi, un pizzico di poesia. E, soprattutto, l’inquieta trepidazione propria dell’adolescenza.
Vai alla pagina tratta da: La camera bella








Che cosa può accadere quando si varca la soglia di un’antica chiesa nella notte di Natale? Magari ci si sente un po’ a disagio, perché non si è frequentatori abituali di "faccende religiose". Magari ci si sente un po’ imbronciati, perché si preferirebbe "essere ovunque ma non lì". Eppure, qualcosa può accadere… al di là di quanto si possa immaginare! Chi di noi non desidera una luce capace di “rifulgere nelle tenebre”?  
Vai alla pagina tratta da: Tempo di cose nuove








Il Natale si avvicina, e in Val Favero i ragazzi preparano il presepe vivente.
Chiara, suo malgrado, viene trascinata in quella che ritiene solo una carnevalata imbarazzante. Eppure, proprio durante le prove di quella manifestazione ormai imminente, accade qualcosa di decisivo...
Vai alla pagina tratta da: Il velo dorato







Per Nori il Natale è solitamente un giorno come tanti altri, forse appena un po' più malinconico. Lo ha sempre trascorso con sua madre, prenotando un menu completo in gastronomia e mangiandoselo davanti alla tivù. Questa volta, però, il Natale avrà per Nori un sapore diverso: lei e sua madre lo trascorreranno a casa di Lucia, ospitate dalla sua famiglia.
Vai alla pagina tratta da: Nori

19 dicembre 2022

Con Nori verso il Natale

Per Nori il Natale è solitamente un giorno come tanti altri, forse appena un po' più malinconico. Lo ha sempre trascorso con sua madre, prenotando un menu completo in gastronomia e mangiandoselo davanti alla tivù: «Tanto siamo solo io e mamma. Lo scorso anno ci siamo fatte una maratona infinita di film natalizi: quattro videocassette una dietro l’altra. Figo! Alla sera eravamo un po’ stordite, ma intanto il Natale era già passato e non ce ne siamo quasi accorte!».
Questa volta, però, il Natale avrà per Nori un sapore diverso: lei e sua madre lo trascorreranno a casa di Lucia, ospitate dalla sua famiglia. 
Le due ragazze condivideranno l'atmosfera calda della festa, ma soprattutto sperimenteranno una nuova dimensione dell'amicizia che sta crescendo fra loro.
Permettetemi di offrirvi qualche passo tratto dal 12° capitolo...

Il signor Cantelli aveva acceso il caminetto. Teresa aveva cucinato le crespelle, l’arrosto, il purè. Lucia aveva preparato una crema allo zabaione da versare sulle fette di pandoro, come dessert. Mia madre ed io, incaricate di procurare gli antipasti, arrivammo con le braccia ingombre di pacchetti provenienti dalla gastronomia.
– Buon Natale! Grazie per l’invito! – esclamò mia madre, non appena ebbe le mani libere per abbracciare Teresa.
– Grazie a voi per essere venute.
– E tu sei Alberto, immagino. Molto lieta di conoscerti, finalmente – disse mia madre ammiccando – Nori mi ha parlato molto di te. Posso essere sincera? Sei ancora più attraente di quanto immaginassi!
Il giovane contraccambiò la stretta, ma non il complimento. Io provai un imbarazzo bruciante, e avrei voluto uccidere mia madre.
Nonostante le premesse poco entusiasmanti, il pranzo si svolse in un bel clima amichevole e sereno. 
Con un'abile manovra ero riuscita a sedermi proprio di fronte ad Alberto, in posizione strategica per osservarlo e farmi guardare. Così, potevo ascoltarlo e parlargli senza perdere il contatto visivo con lui. Ne seguivo con attenzione assoluta i racconti; di tanto in tanto annuivo, o sorridevo, o lasciavo che sul mio viso si dipingesse un’espressione di ammirato stupore.
Anch'io, dal canto mio, avevo molte cose da raccontare.
[...]
Chiacchierammo ancora a lungo; si stava bene in quel saloncino, il tepore del fuoco di legna scaldava anche il cuore. Guardai fuori dalla finestra: sulla collina irrigidita dal gelo, già scendeva l’ombra della sera. 
Lucia si alzò da tavola e si avvicinò al caminetto. Lasciò cadere tra le fiamme alcune bucce di mandarino. Mentre nell'aria si diffondeva un profumo delizioso, Lucia si sedette sul tappeto e rimase in silenzio a osservare il fuoco.
Quando Alberto si congedò per raggiungere i suoi amici chissà dove, cercai di reagire alla delusione e raggiunsi Lucia:
– Ti disturbo?
– Assolutamente no. È bello qui.
– A che pensi? – chiesi, sedendomi sul tappeto accanto a lei.
– Non è facile da spiegare.
– Sei triste?
– No, triste no. Anzi, è stato un bel Natale. Sono contenta che tu sia venuta.
– Anch'io sono contenta. Devo confessarti che è la prima volte che trascorro un Natale così… Natale!
– E io devo confessarti che è la prima volta che ho un'amica così… amica! 
Lucia mi guardò e sorrise. Il fuoco si rifletteva nei suoi occhi scuri e rendeva bella, ardente l'espressione del viso. Intuii un affetto grato che quasi mi commosse.



14 dicembre 2022

La famiglia Trapp

Forse molti di voi conoscono La famiglia Trapp perché da quell'autobiografia è stato tratto un delizioso film, Tutti insieme appassionatamente, con l’inarrivabile Julie Andrews come attrice protagonista. Eppure, credetemi: il libro è ancora più bello del film.

L’autrice, l’austriaca Maria Augusta Trapp, racconta in prima persona la storia della sua famiglia molto speciale: dal 1926, quando - appena ventunenne - iniziò il suo lavoro come istitutrice presso la villa del barone Giorgio von Trapp, fino al 1948, anno in cui la famiglia ottenne finalmente la cittadinanza americana.

Pagina dopo pagina, mille vicende: le piccole gioie quotidiane, le difficoltà economiche, il grande amore, la passione per il canto polifonico, l’avvento del nazismo, la fuga in America, il coraggio di ricominciare insieme.
In questo post vi offro uno stralcio tratto dal quarto capitolo, che descrive con pennellate delicatissime il primo Natale della famiglia Trapp.


[…] Babbo Natale non viene per i bimbi austriaci. Nessuno scende dal camino a empire le loro calze; la cosa non è così semplice. In Austria, piccoli e grandi devono scrivere una lettera al Bambino Gesù durante la prima domenica di Avvento. Si crede che venga dal cielo Lui stesso personalmente, la notte di Natale, accompagnato dagli Angeli, a portare l'albero con tutte le sue cose meravigliose.
Questa lettera è molto importante, perché vi si manifestano i più segreti desideri e alla fine si formula una promessa. Poi la si mette sul davanzale della finestra prima di andare a letto, e il primo sguardo al mattino è per accertarsi che la lettera sia partita. Le lettere dei bambini buoni scompaiono subito dopo la prima notte. Altri bambini devono aspettare invece due o tre giorni e, se ciò accade, ci si sente molto ansiosi. Si sarà in tal modo indotti a mangiare gli antipatici spinaci, a mettere bene in ordine sulla sedia accanto al letto gli abiti e le scarpe.
Finita di cantare l'ultima pastorale, ancora intorno alla tavola, ci mettemmo tutti a scrivere la nostra lettera di Natale. Dopo aver pensato un poco, scrissi:
«Caro Gesù Bambino, la mia vita in questa casa sarebbe tanto più facile se tu volessi portare a ciascuno di questi bambini un paio di scarpe chiodate, un impermeabile e un paio di guanti di lana. Lo non ho bisogno di nulla dato che in ogni caso tornerò a Nonnberg».
S'era appena spenta l'eccitazione della prima domenica di Avvento che sopraggiunse il 6 dicembre, uno dei giorni più importanti in una casa in cui vi siano dei bambini, perché la vigilia di quel giorno San Nicola scende sulla terra a visitare tutti i piccoli. San Nicola è un santo vescovo del secolo VI, ed essendo stato molto buono e caritatevole con i bambini e con i giovani, Dio permette che ogni anno, nella sua festa, possa venire a trovare i suoi piccoli amici. […] A tutti i bambini buoni viene dato un sacchetto di mele e noci, fichi e prugne secche e dolci deliziosi e paradisiaci. I bambini cattivi, invece, devono promettere molto seriamente di cambiare vita. […]
Il giorno 5 l'eccitazione era grande. Appena si fece buio ci riunimmo nell'anticamera a guardare nel viale attraverso le ampie vetrate. La mano di Martina era stretta alla mia e la sua personcina a metà nascosta dalla mia gonna. Si poteva quasi sentire battere il cuore di Giovanna e l'aria di superiorità di Edvige non riusciva a nascondere il suo stato d'animo. D'un tratto si cominciò a vedere un luccichio fra i rami spogli. Un'alta figura con in mano una lanterna e un lungo bastone, svoltò nel viale, seguita a breve distanza da un ometto nero.
La pesante porta si spalancò ed entrò il santo vescovo, salutato con inchini da piccoli e grandi. La barba bianca che gli scendeva sul petto tradiva la sua età avanzata. Nessuno aveva potuto vedere che una mezz'ora prima, Hans, con l'aiuto di un albume sbattuto se l'era lasciata pazientemente incollare sul mento. San Nicola portava gli occhiali, come spesso accade alle persone anziane, giù sulla punta del naso. Doveva farlo senz'altro perché la sua vista era tanto buona che gli occhiali di Resi quasi lo accecavano. Dopo che si fu seduto diede a reggere la lanterna al Capitano, poi tirò fuori da sotto al mantello bianco un grosso volume con una grande croce d'oro. Attraverso la carta bianca che lo ricopriva si poteva debolmente intravedere un titolo: Enciclopedia da H a H-Z.
In quel magico libro erano scritte tutte le molte malefatte, piccole e grandi, commesse dai bambini di quella casa. È incredibile come San Nicola fosse bene informato su Werner che aveva marinato per tre volte la lezione di greco; o su Edvige che aveva pizzicato Martina; o su Rupert che aveva fumato di nascosto; o su Maria che aveva studiato il violino molto più a lungo di quanto le avesse permesso il medico; su Resi, la cuoca, che aveva una volta bruciato il dolce della domenica e, per nascondere il guaio, lo aveva gettato nel letamaio; o su Bepi, il giardiniere che era stato spesso pigro al mattino. E San Nicola scoteva il dito e guardava severamente i colpevoli che venivano via via chiamati ai suoi piedi. Tutti si mostravano molto pentiti e promettevano con fervore di cambiare vita. Poi il santo vescovo si alzò e fece un cenno verso la porta: un gran sacco fu spinto dentro e San Nicola l'aperse.
C'era un cartoccio di frutta e di dolci per ciascuno, eccetto Resi che ebbe invece un grosso bastone, e dovette anche baciare la mano al vescovo. Dopo un ultimo ammonimento e una benedizione, quel sant'uomo lasciò la casa.


10 dicembre 2022

Nel freddo dell'inverno

L'inverno è ormai alle porte, con le sue giornate sempre più brevi, le mattinate nebbiose, la neve che all'orizzonte imbianca le montagne, la temperatura che di notte scende sotto lo zero. 
È bello ritagliarsi qualche ora per rimanere al calduccio, magari leggendo un buon libro; oppure chiacchierando con una persona cara, mentre l'amicizia riscalda i pensieri.
Come in quell'inverno del 1992, quando Nori e Lucia...
Permettetemi di offrirvi una pagina tratta dal romanzo.

In quel periodo trascorsi molte delle mie serate a leggere l’epistolario di bisnonna Onorina. L’inverno stava avvicinandosi precocemente, con rigidissime temperature e sporadiche nevicate fin dagli ultimi giorni di novembre; rannicchiarsi sotto il piumone a leggere era per me un piacere imperdibile. 
Pagina dopo pagina, lettera dopo lettera, la Onorina del 1925 mi diventava sempre più familiare: era come un’amica misteriosa da ascoltare, osservare, ammirare. 
Avevo parecchie cose importanti in comune con lei. Non solo il nome, ma anche il soprannome: la ragazza del 1925 terminava ogni sua lettera con un romantico «Vostra per sempre, Nori». Inoltre anche lei aveva gli occhi blu; finalmente scoprivo che origine avesse quell’insolita e incantevole caratteristica fisica: un cromosoma prezioso era giunto fino a me scorrendo come un fiume carsico attraverso le generazioni. «Puledrina mia dagli occhi blu», scriveva Nino. E poi la Nori del 1925 era vivace, testarda, ambiziosa; un po’ come la sua pronipote di molti decenni dopo.
– Che storia Lucia, che storia! La intitolerei: “Nori’25”. L’ho letta e riletta un sacco di volte; m’intriga da morire… 
– Meglio di un romanzo?
– Certo! Quella di Nori’25 e del suo Nino è una storia vera. Piena di passione, proprio come piace a me – esclamai, appoggiando il plico di vecchi fogli sul tavolo del salotto Cantelli.
– Erano fidanzati?
– Non proprio. Siediti comoda, così ti racconto tutto.
Lucia aggiunse un ciocco nel caminetto, e tornò a sedersi accanto a me. Stavamo bene nel saloncino della sua villetta, e ci piaceva l’atmosfera creata dal fuoco di legna: il caldo sano, il profumo di resina, il suono delle fiamme che crepitavano in sottofondo. Era più facile sentirsi amiche, in un posto così. Intanto, fuori, il freddo serrava la collina nella sua morsa dicembrina.




07 dicembre 2022

La scuola è qualcuno che ti aspetta

Alessio è un bambino autistico. Sta per fare il suo ingresso nella scuola primaria, e ha davanti a sé una sfida grande come il mondo.   La sua insegnante di sostegno non si perde d'animo: abbraccia fin dal primo istante la fatica del bambino, e lo accompagna - anno dopo anno - in un percorso scolastico difficilissimo e bellissimo.

Sembra la trama di un romanzo, e invece è una storia vera. È proprio Emilia Gibelli - la maestra di Ale - a raccontarcela in La scuola è qualcuno che ti aspetta. L'autrice ripercorre quel cammino di fatiche e scoperte, ricadute e conquiste, che porterà il bambino a sbocciare lentamente. Grazie anche alla collaborazione e all'affetto di molti.

È un testo di didattica (con tanto di appunti operativi e immagini), ma ha l'immediatezza della narrativa, e a tratti qualche eco di poesia. Ma soprattutto offre spunti di riflessione validi per chiunque, indipendentemente dall'età e dalle circostanze personali. Come questo:

...Un bambino che ha bisogno di essere amato, di essere felice, di riuscire, di essere riconosciuto "in gamba" per qualcosa. Come me. Come tutti.
Ciò che ci accomuna è il nostro cuore, la nostra sete di felicità, di amare e di essere amati, di vivere e scoprire il bello e il buono della vita anche se drammatica. Ognuno ha in sé la sua strada che occorre scoprire e riconoscere attraverso l'impatto con la realtà, che ci svela i nostri doni, i nostri talenti e i nostri limiti...



25 novembre 2022

Idee regalo per Natale

"Natale non sarà Natale senza regali", borbottò Jo, stesa sul tappeto.
(Louisa May Alcott, Piccole donne)

Non sono certo le strenne a dare un senso al Natale; però è bello scambiarsi qualche piccolo dono, anche in tempi difficili. 
E un libro può essere un'idea regalo tutt'altro che banale.

Visto che manca esattamente un mese al Natale, ecco dunque qualche suggerimento:
I romanzi possono essere acquistati:
  1. Nelle librerie (se non sono presenti negli scaffali, possono essere prenotati).
  2. Negli store on line (in alcuni casi è previsto uno sconto sul prezzo di copertina).
  3. Rivolgendosi ai rispettivi editori e distributori.
  4. Contattando direttamente l'autrice.
Buona lettura, a voi e alle persone cui volete bene!




21 novembre 2022

I libri illustrati di Richard Scarry

Richard Scarry, scrittore e illustratore statunitense scomparso nel 1994, pubblicò più di 300 libri per bambini, che lo resero celebre in tutto il mondo. Fra i milioni di piccoli lettori ci furono anche i miei figli; e prima di loro, io stessa bambina. 

I suoi personaggi - simpaticissimi animali antropomorfizzati - vivevano avventure paradossali e semplici, lavoravano e interagivano, giocavano e imparavano.  Il tratto felice dello Scarry regalava illustrazioni coloratissime e ricche di dettagli; i testi erano piccoli capolavori di ironia e umorismo.

Indimenticabili il gatto Sandrino, il verme Zigo Zago, il Sergente Multa, il Gorilla Banana. Quante risate! Ma il libro che ho amato di più, fin dalla mia infanzia, fu "In giro per il mondo": trentatrè affascinanti avventure ambientate in ogni angolo del globo:
  • il gatto Pip Pip, che andò a Londra a cercare fama e fortuna al servizio della Regina;
  • il cane Cuscus, investigatore algerino - bravissimo a travestirsi - che fingendosi danzatrice riuscì a catturare Pepe il Gangester;
  • il caprone Ernst, scalatore svizzero che salì in vetta alla montagna per tirar giù di peso la mucca Heidi;
  • il maiale Hans, idraulico olandese che tappò una falla in una diga infilando nel buco un turista che passava di lì;
  • il volpone Pierre, vigile francese, che catturò un ladro acciuffandolo dopo un rocambolesco inseguimento fra le vie di Parigi;
  • Mario, gondoliere veneziano, che doveva accompagnare una porcella in chiesa a sposarsi (ma siccome la fanciulla era molto "oversize", fu giocoforza riporre la gondola e sostituirla con un barcone delle angurie)... 
...e via divertendosi!
Trascorrevo interi pomeriggi sfogliando quelle pagine, e sognando Paesi lontani!

  

18 novembre 2022

Il gioco è una cosa seria

Per chi ha bambini, e desidera trascorrere un sabato pomeriggio diverso e intelligente. Ma anche per chi non ha (più) figli piccoli, eppure è rimasto lui stesso un po' bambino.

Sabato 19 novembre - a Grugliasco, presso il Salone "La Nave" del Parco Le Serre, a partire dalle 15,30 avrà luogo un evento con tanti giochi, in occasione della "Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia". 

Uno degli aspetti belli, è che fra i protagonisti ci sarà la Biblioteca Civica Pablo Neruda, con un punto-prestito, e uno spazio dove poter leggere e ascoltare storie. A tutti i bambini, fino ad esaurimento scorte, verrà regalato un libro. 

Perché è vero che «Il gioco è una cosa seria».

Ma è altrettanto vero che - come diceva Roald Dahl - «Se riesci a far innamorare i bambini di un libro, o due, o tre, cominceranno a pensare che leggere è un divertimento. Così, forse, da grandi diventeranno dei lettori. E leggere è uno dei piaceri e uno degli strumenti più grandi della nostra vita». 

https://letturavventura.blogspot.com/2017/05/far-innamorare-i-bambini.html 



16 novembre 2022

O mythos deloi oti...

«O μύθος δελοι οτι...» Così gli antichi concludevano le loro storie: «La favola insegna che…». E offrivano la "morale" del racconto, l'insegnamento generale che se ne poteva trarre.
Così hanno voluto fare anche gli autori della Paperiliade, parodia del poema omerico uscita a puntate su Topolino la scorsa estate (ne avevamo parlato qui alcune settimane fa). Il risultato è una riflessione tutt'altro che banale, valida per gli "eroi" di ogni tempo:

Ma ora sappiamo che un eroe non si riconosce dalle dracme o dalle armature!
Il vero eroe è chi combatte, ma cerca la pace.
Chi lotta, ma non diventa come i suoi nemici.
Chi dà il meglio di sé, anche quando tutto sembra perduto.
E allora anche noi possiamo diventare aristoi.
Perché ognuno ha in sé la scintilla di una grande avventura.
Anche noi possiamo essere eroi!
Gli eroi della nostra minuscola, grandiosa, epica vita!







11 novembre 2022

Che senso ha?

La giovane Nori – che è una ragazza intelligente, nonostante l’apparente superficialità – sa osservare. E di fronte alla drammaticità inevitabile della vita umana, inizia a porsi domande che bruciano.

Tacqui, perché un nodo alla gola mi impediva di proseguire. Lucia rispettò quel silenzio; si limitò ad avvicinarsi un pochino di più a me. Eravamo entrambe appoggiate alla ringhiera della terrazza, e i nostri gomiti si toccavano. «E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna, e di lontan rivela serena ogni montagna». Davvero una bella luna argentata splendeva sulla città, posando discreti riflessi sul fiume e disegnando all'orizzonte i profili dei palazzi sul cielo scuro.
– Che senso ha? – chiesi, dopo aver inspirato profondamente – Che senso ha avere tanti amici, essere carina, andare a scuola, festeggiare il compleanno, trovare il merlo giusto, fare carriera, se poi si muore?
Lucia tacque ancora. Forse intuiva nella mia voce un accento nuovo, come un’inquietudine profonda che si faceva largo attraverso una crepa nella superficialità di sempre. Levò un braccio, e lo pose sulle mie spalle. Io mi lasciai abbracciare, e piansi un po’.



09 novembre 2022

La lettura nell'arte: Botero

Torniamo al grande tema della lettura nell'arte; ovvero agli artisti che hanno catturato sulle loro opere le immagini di persone immerse nella lettura.

Dopo Pierre-Auguste Renoire e Berthe Morisot, ecco Fernando Botero.

Sono numerosi i dipinti in cui l'artista contemporaneo colombiano rappresenta donne in lettura, sempre ritratte con il tipico stile: colori tenui e forme dilatate, irreali ma in qualche modo affascinanti. Donne ciccione, che sanno rilassarsi con un buon libro nel verde della campagna, o sulla poltrona del proprio salotto.

Come non provare per loro un'istintiva simpatia?

06 novembre 2022

Florence

L'ottima penna di Stefania Auci ambienta il romanzo storico "Florence" all'inizio della prima guerra mondiale.
L'Italia non è ancora entrata nel conflitto, e l'opinione pubblica è divisa tra "interventisti" e "pacifisti". Ludovico Aldisi, giornalista rampante e spregiudicato, è convinto che l'ingresso in guerra possa essere per l'Italia una grande opportunità , e per lui stesso un'ottima occasione di affermazione professionale e sociale. Il suo obiettivo è partire per il fronte come inviato speciale, per "raccontare" la guerra all'opinione pubblica del suo Paese.
Giunto sulla Marna, Ludovico si unisce a un battaglione scozzese, e vede da vicino gli orrori della guerra. Dopo quell'esperienza, nulla nella sua vita sarà più come prima.
La trama del romanzo è articolata, si tinge in più parti di rosa e di giallo; ma ciò che mi pare più significativo è proprio il percorso interiore del protagonista dopo l'esperienza del fronte. 
Nella pagina che oggi vi offro, trovate l'intenso dialogo tra Ludovico e il capitano del battaglione...

Il capitano emise un sospiro pesante. Si inclinò in avanti, gli occhi scuri e inespressivi puntati in faccia all'altro. 
«Non sa a cosa va incontro.»
«Non devo sparare, io.» Cosa voleva dimostrargli quell'inglese?
«Oh, no. È qui che si sbaglia. Anche lei combatterà questa guerra, e a suo modo, con le parole.» Freeman non sembrava scalfito dalla sua irritazione. «Quanti anni ha?»
«Ventotto», rispose.
Il militare indicò il bicchiere vuoto. «Vuole bere dell'altro?»
Lui fece cenno di no.
«Io dieci più di lei. Gran parte della mia vita l'ho trascorsa con questa divisa addosso, preparandomi per momenti come questo. Dovrei essere pieno d'orgoglio patriottico, bruciare dalla voglia di sterminare i tedeschi che ci aspettano là fuori. Dovrei. Ma non è così.»
Ludovico batté le palpebre, sconcertato. Cosa stava dicendo? Era ubriaco? Una meraviglia sgradevole e improvvisa gli fece alzare la voce. «Ciascuno di noi ha un dovere da compiere in questa guerra: il mio è quello di raccontare cosa accade, così come il suo è quello di combattere. La realtà deve arrivare a chi è lontano da qui, a chi non può vedere il sangue versato e non può udire il rombo dei cannoni.»
Freeman rise sommessamente. Un suono malinconico, che gli rammentò la risacca su una spiaggia di ciottoli. «Oh, amico mio, per essere un adulto, è ancora così ingenuo. Pensa che la verità arriverà intatta sul suo giornale? Che non ci sarà qualcuno che la manipolerà? Non capisce che è tutto inutile? Che la gente vede solo ciò che vuol vedere?»
Ludovico ammutolì, incapace di trovare una risposta immediata. «L'Italia non è in guerra. Non siamo coinvolti, e non vedo perché dovrebbe accadere una cosa del genere», farfugliò dopo alcuni secondi.
Freeman lo soppesò, quasi dovesse scegliere se fidarsi o meno di quello sconosciuto. «Ma presto o tardi finirete per essere trascinati nel conflitto. Ricordi sempre questo, signor Aldisi: nessuno vuol sapere cosa accade davvero su un campo di battaglia. Mai. Se lo facesse, sarebbe costretto ad ammettere che l'animo umano è capace d'ogni bassezza. La guerra riporta in vita il nostro peccato originale, ciò di cui vogliamo dimenticarci. Che siamo animali, prima di tutto.»