07 giugno 2017

La leggenda del santo bevitore



Il primo film che il mio moroso mi portò a vedere al cinema, nell’ormai lontano 1988, fu La leggenda del santo bevitore, che Ermanno Olmi aveva tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Roth. Tale scelta cinematografica avrebbe dovuto mettermi in guardia sul tipo per cui avevo preso da poco una cotta colossale; invece mi lasciai completamente avvincere (più dal tipo che dal film, a onor del vero), ma questa è un’altra storia.
Ciò che mi preme oggi, a quasi trent’anni di distanza, è riprendere in mano il libro e leggerlo con calma.
Fra le pagine del breve romanzo ritrovo la storia del clochard Andreas Katak: inguaribile ubriacone, ferito dalla vita, con un passato ingombro di fantasmi e passi falsi, incontra uno sconosciuto che gli elargisce gratuitamente - e immeritatamente - una ragguardevole somma di denaro.  Se e quando vorrà, Andreas potrà restituire la somma portandola nella chiesa parigina dove è custodita la statua della piccola Santa Teresina di Lisieux, cui il misterioso donatore è devoto.
Inizia da quell’incontro una vicenda d’inaspettata redenzione, che si dipana attraverso una serie interminabile di nuove cadute e continue distrazioni.  Nonostante la miseria umana - che non viene sanata, né censurata - Andreas inizia a recuperare dignità, memoria, desiderio di rinascita.
Permettetemi di offrirvi un assaggio delle prime pagine.


 


Una sera di primavera del 1934 un signore di una certa età scese i gradini in pietra che da uno dei ponti sulla  Senna conducono alle sue rive. È lì che, come quasi tutti sanno, ma in questa occasione merita di essere riportato alla memoria degli uomini, sono soliti dormire, ma sarebbe meglio dire accamparsi, i barboni di Parigi. Uno di questi barboni stava per caso andando incontro al signore di una certa età, il quale, sia detto per inciso, era ben vestito e dava l’impressione di essere un viaggiatore intenzionato a visitare i luoghi di interesse di città sconosciute. Il barbone aveva la  stessa  aria malconcia e miseranda di tutti quelli con cui divideva l’esistenza, ma al signore di una certa età appariva degno di particolare attenzione; non sappiamo il  perché. Era, come si è detto, già sera, e sotto i ponti, in riva alla Senna, il buio era più intenso che non sopra, sul lungofiume o sui ponti.  Il barbone  visibilmente malconcio barcollava  un  po’.  Sembrava non  notare l’anziano signore ben vestito. Ma lui, che non barcollava e anzi camminava con passo fermo e sicuro, aveva evidentemente notato subito l’uomo barcollante. Il signore di una  certa  età  sbarrò  addirittura  la   strada all’uomo malconcio. Si fermarono l’uno di fronte all’altro.
– Dove andate, fratello? – chiese il maturo signore ben vestito.
L’altro lo osservò un istante poi disse: – Non sapevo di avere un fratello e non so dove mi conduce il cammino.
– Cercherò di indicarvelo io, il  cammino, – disse il signore. – Ma non vogliatemene, se vi chiedo un insolito piacere.
– Sono disposto a rendervi qualsiasi servizio, – rispose l’uomo malconcio.
– Mi  rendo  conto  che  avete  non  pochi difetti. Ma Dio mi ha messo sul vostro cammino.  Avrete  indubbiamente  bisogno di denaro, vi prego di non offendervi se ve lo dico! Io ne ho troppo. Volete dirmi onestamente quanto ve ne serve? Almeno per il momento?
L’altro ci pensò su   per qualche secondo, poi disse: – Venti franchi.
– È senza  dubbio  troppo  poco, –  replicò il signore.  – Ve ne servono  certo duecento.
L’uomo malconcio arretrò di un passo, sembrò sul punto di cadere, ma riuscì, pur barcollando,  a stare  comunque  in piedi. Poi disse: – Preferirei indubbiamente duecento franchi a venti, ma sono un uomo d’onore. Credo che vi siate fatto un’idea errata sul mio conto. Non posso accettare il denaro che mi offrite, questo per i seguenti  motivi:  primo  perché  non  ho il piacere di conoscervi, secondo perché non so come e quando potrei restituirvelo,  terzo  perché  nemmeno  voi  avrete  la possibilità di   sollecitarne la  restituzione. Non ho infatti un indirizzo. Vivo sotto i ponti di questo fiume e quasi ogni giorno sotto uno  diverso.  Anche  se senza indirizzo sono tuttavia, come ho già ribadito, un uomo d’onore.
   Nemmeno io ho un indirizzo, – rispose il signore di una certa età, – anch’io vivo ogni giorno sotto un ponte diverso, eppure vi prego di accettare cortesemente i duecento franchi – peraltro una somma ridicola per un uomo come voi. Quanto alla restituzione, devo ampliare il discorso per informarvi sul perché non posso, per esempio, indicare una banca dove ridarmi il denaro. Sono infatti diventato cristiano perché ho letto la storia della piccola santa Teresa di Lisieux. E ora sono particolarmente devoto a quella piccola statua della santa che si trova nella cappella di Ste Marie des Batignolles e che non credo faticherete a trovare. Non appena quindi avrete quei miserabili duecento franchi e la vostra coscienza vi indurrà a non essere più debitore di una somma così ridicola, andate, ve ne prego, nella cappella di Ste Marie des Batignolles e consegnate il denaro nelle mani del prete che avrà appena celebrato messa. Nel caso che lo dobbiate a qualcuno, è alla piccola santa Teresa. Ma ricordate: a Ste Marie des Batignolles.
– Vedo - disse allora l’uomo malconcio, - che avete compreso appieno me e la mia onorabilità. Vi do la mia parola che manterrò  la parola. Ma posso andare a messa solo la domenica.
– Come credete, di domenica, – disse il signore di una certa età. Estrasse duecento franchi dal  portafoglio,  li   diede  all’uomo barcollante e disse: – Vi ringrazio.
– È stato un piacere, – rispose questi scomparendo subito nel buio profondo. Perché lì sotto intanto si era fatto buio, mentre sopra, sui ponti e sul lungofiume si accendevano i lampioni argentei per annunciare l’allegra notte di Parigi.

25 maggio 2017

Ciò che inferno non è

Quando incontro i ragazzi durante le presentazioni dei miei libri, quasi sempre c'è qualcuno che mi chiede consigli di lettura appropriati per l'adolescenza. Rispondo con sicurezza, citando i romanzi di Alessandro D’Avenia. Tutti avvincenti, profondi, ben scritti; ma quello che più amo in assoluto, è Ciò che inferno non è.
Racconta la storia dell'amicizia tra Federico, diciassettenne che comincia ad interrogarsi sulla vita e sul futuro, e padre Pino Puglisi, il sacerdote siciliano poi assassinato dalla mafia.
Oggi desidero offrirvi una pagina - durissima ma molto vera - tratta dal romanzo.


«L'inferno non esiste. E se esiste è vuoto. Dicono.
Vivono forse in quartieri con giardini e scuole. Ignorano.
Inferno sono gli enormi palazzi di cemento, alveari screpolati e abbandonati dalla bellezza, che fanno di cemento l'anima che li abita.
L'Inferno si annida nei sotterranei di questi palazzi stipati di polvere bianca tagliata alla meglio e carne umana in saldo.
L'Inferno è fame mai soddisfatta di pane e parole.
Inferno è un bambino sfregiato da fuori verso dentro, dalla pelle fino al cuore.
Inferno è il lamento degli agnelli accerchiati dai lupi.
Inferno è il silenzio degli agnelli sopravvissuti.
Inferno è Maria madre a sedici anni, prostituta a ventidue.
Inferno è Salvatore che ha poco pane per i figli e per la vergogna quel poco se lo beve.
Inferno sono vie senza alberi e scuole e panchine su cui parlare.
Inferno sono strade da cui non si vedono le stelle, perchè non è concesso alzare gli occhi.
Inferno è una famiglia che decide chi e cosa sarai.
Inferno è la consapevolezza fredda della disperazione altrui.
Inferno è farla pagare agli altri perchè sentano il sapore amaro che mastichiamo.
Inferno è quando le cose non si compiono.
Inferno è ogni seme che non diventa una rosa.
Inferno è quando la rosa si convince che non profuma.
Inferno è un passaggio a livello che si apre su un muro.
Inferno è Caterina che si è lanciata dal decimo piano con un ombrello in mano, perchè all'Inferno non voleva più starci e sperava che un angelo l'afferrasse prima dell'asfalto.
Inferno è l'amore possibile mai inaugurato.
L'Inferno è odiare la verità, perchè amarla ti costerebbe la vita.
Inferno è Michele con la schiuma alla bocca e gli occhi bruciati da un'overdose solitaria.
Inferno è un vecchio senza nome morto da giorni in casa sua, senza che nessuno se ne accorga.
Inferno è non vedere più l'inferno.
L'Inferno esiste. Ed è qui. In queste strade feroci in cui i lupi fanno tana. E gli agnelli insanguinati tacciono perchè hanno più cara la vita di ogni altra cosa. E il sangue è il marchio della vita, perchè se la parola non salva lo dovrà fare il sangue.
Inferno è un padre che toglie la vita ai propri figli.
L'Inferno esiste ed è pieno». 


08 maggio 2017

Vacanze romane

Roma è una città stupenda: quando ho avuto la fortuna di visitarla, me ne sono innamorata. Per questo mi dispiace saperla così malandata, in questa fase poco brillante della sua storia.
Nessun inconveniente, tuttavia, riuscirà mai a toglierle l'aura di grandezza che millenni di storia le hanno regalato.
Oggi desidero fare un piccolo omaggio alla Città Eterna, condividendo una pagina tratta da Tempo di cose nuove: quattro amiche si concedono una "vacanza romana", lasciandosi affascinare da tanta bellezza. E il colpo di scena è dietro l'angolo...






Dopo che di furono sistemate, Paola propose ad Alessandra e a Lia una passeggiata nel centro di Roma: Chiara sarebbe così rimasta sola con il suo Luca, e loro avrebbero potuto dare una prima occhiata alle meraviglie dell'Urbe. Avevano a disposizione tutto il pomeriggio.
- Sicura che non ci perdiamo?
- Ale, ho vissuto in questa città per due anni!

- E come arriviamo fino in centro?

- C’è una stazione della metro qui vicina.

- Allora che aspettiamo?
Le tre amiche uscirono rapide e saltellanti come leprotti, pregustando la sensazione di libertà che avrebbero provato di lì a poco, in giro per la Capitale.
Chiara approfittò della solitudine per darsi una rapida rinfrescata e cambiarsi d’abito; scelse una graziosa maglia bianca e blu in stile marinaro, e si spruzzò sul collo una nuvola di profumo dalla fragranza freschissima. Poi un velo di lucidalabbra, e via!
- Dove desideri andare, signorina Ansaldi? - chiese Luca alzandosi dalla poltroncina, appena la vide uscire dall’ascensore.
- Nei posti che piacciono di più a te.
- Ti va un giro in centro?
La portò ai Fori Imperiali, certo che a una classicista come lei quella visita potesse far piacere. Il Palatino era il luogo ideale per una passeggiata, grazie alla bellezza antica delle sue rovine, dei suoi templi, dei suoi vialetti carichi di storia tutta da scoprire e immaginare. Fra l'altro c'era un sole sfolgorante, quel pomeriggio, e il cielo azzurro intenso rendeva indimenticabili certi scorci.
- E questa è la colonna traiana; la riconosci?
- Sì, l’ho vista sui libri.
- Ferma lì, che ti faccio una foto…
Era davvero bellissima, con il sorriso luminoso e i capelli scompigliati dalla brezza. In quel momento Luca sentì dentro di sé un desiderio incontenibile di avvicinarsi a lei, e poi stringerla a sé, e poi… 
- Che hai? - chiese Chiara, notando nel volto dell’”amico speciale” un repentino cambio di espressione.
- Niente, mi è solo venuto un pensiero.
- Che pensiero?
- Forse è meglio che tu non lo sappia.
- È una cosa che mi riguarda?
- Sì. Ma se te la dicessi non so come andrebbe a finire tutta la faccenda.
Chiara non osò insistere, ma l’emozione le strinse lo stomaco.
 

05 maggio 2017

Tardi ti ho amato

Si deve alla penna della scrittrice inglese Ethel Mannin il romanzo Tardi ti ho amato: un libro potente, profondo, che Papa Francesco amava consigliare ai suoi studenti quand'era insegnante a Buenos Aires.
Sullo sfondo della sfavillante Europa tra le due guerre mondiali si dipana la vicenda di Francis Sable, giovane scrittore di successo, brillante e ricco. Basterà tutto questo a garantirgli una vita felice?
Il titolo richiama la celebre frase di sant'Agostino, e la pagina che vi offro oggi apre uno spiraglio sulla conversione del protagonista; tuttavia non si tratta di un libro "religioso" o "edificante". È soprattutto un romanzo di formazione: racconta la vita, l'amore, l'amicizia, il gusto per l'arte e la passione per la montagna; ma anche il senso di colpa, la vertigine del vuoto, la sete di rinascita.


Francis non avrebbe mai dimenticato quel buon vecchio sacerdote dagli occhi benevoli nel volto tutto grinze, con l'abito stinto ridotto quasi a uno straccio; c'era in lui la vera stoffa del santo. Nei rari momenti che la predicazione gli lasciava liberi lo si vedeva sempre inginocchiato nella cappella, sia di giorno sia a tarda sera. Francis l'aveva visto una volta, a mezzanotte, mentre rientrava da una passeggiata sulla riva del lago in quella che per lui era un'insonne notte di luna; era entrato a pregare prima di andare a dormire, e il buon vecchio era là inginocchiato con gli occhi chiusi, in crocifisso stretto fra le mani, le lacrime che gli scendevano sulle guance. Non si era accorto della presenza di Francis il quale era uscito senza fare rumore e aveva salito in silenzio la scala di legno lucido fino alla sua camera nuda come una cella: era profondamente commosso. Quell'episodio produsse in lui un'impressione profonda. Una volta nella stanza, staccò dalla parete il crocifisso e lo tenne a lungo fra le mani rimanendo inginocchiato sul nudo pavimento di legno: la sua non era una vera preghiera, e tuttavia tutte le sue forze erano tese verso un'appassionata penitenza, come fosse preso da un interminabile atto di contrizione. O sant'Agostino, invocava il suo cuore, aiutami tu perché anche io sono arrivato tardi alla bellezza antichissima ed eterna che è la verità, Aiutami, Signore, perché tardi ti ho amato...

16 aprile 2017

La vita è deflagrata.

La narrativa mi è assai più familiare della poesia, ma talvolta incontro versi che vale la pena condividere e conservare come doni preziosi.
Questa mattina desidero augurarvi 
Buona Pasqua 
con una poesia di Mario Luzi, che nulla concede alle immagini zuccherose di tanti versi leggeri. Qui non troveremo cieli azzurri, campane a festa, soffici pulcini e uova colorate; ma incontreremo un sepolcro da cui la vita è deflagrata.
Abbiamo bisogno soprattutto di questo. 



Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il duro agone.
Comincia un’era nuova: l’uomo riconciliato nella nuova
alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Noi con amore ti chiediamo amore.

04 aprile 2017

Roba per gente con le palle



- Sei un ragazzo in gamba, Stefano.
- Dice sul serio?
- Ammiro il coraggio con cui hai saputo ammettere il tuo errore, parlarne con i genitori e con gli amici, accettarne le conseguenze.  Avresti potuto fuggire di fronte all’umiliazione, invece l’hai affrontata.
- Se devo essere sincero, mi sento un po’ a pezzi.
- Eppure sei qui: riesci a parlarne, e mi guardi negli occhi.  Chiedere scusa non è una faccenda per deboli; è roba per gente con le palle.
Quando si congedò da casa Guerra, Stefano aveva gli occhi lucidi.


[L. Blandino - Tempo di cose nuove]

 

29 marzo 2017

La lancia di Longino

I romanzi storici di Louis De Wohl sono in assoluto fra i libri che più amo.
E La lancia di Longino è uno dei romanzi di De Wohl che più mi hanno catturata. 
Lasciarmi avvincere dall'intreccio ben costruito, immedesimarmi in vicende e luoghi pieni di fascino, incontrare fra le pagine del romanzo personaggi che mille volte avevo immaginato, è stato un crescendo di emozioni.
Il giovane centurione romano Cassio Longino, di stanza a Gerusalemme ai tempi del procuratore Pilato, diviene suo malgrado spettatore dei fatti drammatici che cambieranno per sempre il volto della Storia.
E dal momento in cui la sua lancia trafiggerà il costato del Nazareno, qualcosa camberà anche in lui...



«So che tu non sei esattamente religioso.» Abenadar pareva quasi in imbarazzo. «L'ho ben vista la tua faccia, quando metti la manciata di incenso nel treppiede davanti alla statua del divino imperatore.E le tue mani. Lo fai come se stessi scodellando della zuppa ai poveri»
Gli occhi di Cassio si strinsero. «Sei un osservatore attento, eh? Suppongo che tu lo abbia riferito al vecchio vindex. Giusto per puntualizzare.»
Abenadar lo fissò. «Sarebbe mio dovere, o no, come tuo superiore?»
«Sì, comandante» rispose Cassio.
«Idiota» disse Abenadar affabile.
Per un po' sedettero in silenzio.
«Sei un bravo soldato» disse Abenadar «Uno dei migliori che abbia mai avuto. Mi chiedo in cosa credi.»
«In niente»
«Idiozie. Tutti credono in qualcosa. Se non sono gli dei, è qualcos'altro. Alcuni uomini credono nel proprio valore, o in una donna, o nei soldi, o nel potere. Tu per cosa vivi?»
«Mio padre credeva in Roma» disse Cassio.
«Anche tu?»
«Roma è un porcile.»

12 marzo 2017

"Tempo di cose nuove" debutta al Frassati

Sabato 11 marzo 2017, presso la Sala Conferenze del centro Culturale Pier Giorgio Frassati di Torino, ha avuto luogo la presentazione del romanzo Tempo di cose nuove.
Erano presenti l'autrice e la prof. Stefania Mina, che ha saputo presentare con garbo e vivacità le nuove "stroie della Val Favero".


02 marzo 2017

Coming Soon - Presentazione al Centro Culturale Frassati

Gentili lettori, segnatevi un appunto sull'agenda: è... tempo di cose nuove!
Il nuovo romanzo di Laura Blandino sarà presentato sabato 11 marzo 2017 alle ore 17:30, presso il Centro Culturale Pier Giorgio Frassati (Via delle Rosine 15 - Torino).
La prof. Stefania Mina, insegnante di lettere presso una scuola superiore torinese, affiancherà l'autrice nella scoperta di questa nuova «delicata avventura di crescita e rinascita vista con gli occhi dell'adolescenza».


14 febbraio 2017

Partentesi romantica per San Valentino

In occasione di San Valentino, perché non concedersi una piccola parentesi romantica?
Ecco una pagina che il romanzo Tempo di cose nuove riserva alla delicata storia fra Chiara e Luca.

Buona lettura (soprattutto a chi è innamorato, a chi lo è stato, a chi vorrebbe esserlo).
Dopo cena passeggiarono mano nella mano a Trastevere, risalirono lungo via Garibaldi, e raggiunsero il Gianicolo. Da lassù il panorama era stupendo: si poteva abbracciare con lo sguardo tutta Roma illuminata.
Chiara si appoggiò al parapetto e rimase in silenzio a contemplare quello spettacolo. Era senza fiato: per lo stupore, per l’emozione, per la camminata in salita…
– Ti desidero – disse Luca, di punto in bianco.
– Eh? – Chiara si voltò verso di lui guardandolo inebetita.
– Ti desidero – ripeté, sorridendo divertito. Le luci di Roma gli si riflettevano sugli occhiali, sembrava che avesse le stelle intorno agli occhi.
– Che cosa vuoi dire?
– Quello che ho detto. In realtà ti desidero da tanto tempo, mi sei sempre piaciuta da morire. Però non mi sono mai sentito pronto per una storia seria; e tu non eri una ragazza da una botta e via.
– Nemmeno adesso lo sono.
– Certo che non lo sei! – Luca rise per l’equivoco, e la abbracciò con tenerezza – Sono io che sto cambiando, non tu!
Le prese il volto fra le mani, e si chinò verso le sue labbra.

10 febbraio 2017

I dieci diritti imprescrittibili del lettore


Lo scrittore francese Daniel Pennac nel suo Come un romanzo propone da par suo un elenco di dieci «Diritti imprescrittibili del lettore». 
Hanno senso tutti e dieci, perché la lettura è un’avventura solo se riesce ad essere un piacere libero.

Io mi sento in piena sintonia con il n° 4, il n° 7 e il n° 8.

E voi?


  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire un libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere a voce alta
  10. Il diritto di tacere
 

 

30 gennaio 2017

Tempo di cose nuove: il video

La Piccola Casa Editrice comunica:
Abbiamo chiesto a Laura Blandino, autrice del libro, di raccontarci brevemente Tempo di cose nuove (senza spoilerare, non vi preoccupate!). Ecco a voi il video!
Buona visione...



28 gennaio 2017

La Contea!

Quando Paola - giovanissima protagonista di Tempo di cose nuove - inizia ad ambientarsi in Val Favero, si lascia catturare dall'atmosfera di luoghi assai diversi da quelli cui era abituata. E sorprendenti suggestioni si fanno strada in lei...




Paola raggiunse la strada e s’incamminò per il breve tratto che la separava dalla sua nuova abitazione. La luce rosata del sole che tramontava alle sue spalle tingeva di strane sfumature il paesaggio di fronte a lei: i pendii, le casette della Frazione, e lassù all’orizzonte Cassanico con le sue antiche mura. In lontananza si sentiva la voce di una donna che richiamava le galline.
Si fermò per qualche istante a contemplare la campagna, chiedendosi dove avesse già visto un paesaggio così. Quello spettacolo aveva un che di familiare, eppure non ricordava di essere mai stata in un luogo del genere.
Ci pensò a lungo, poi esclamò: – Ma certo, è la Contea!
L’aveva vista decine di volte con gli occhi della fantasia, leggendo Il Signore degli Anelli: le verdi colline coltivate dagli Hobbit, i piccoli villaggi, la Vecchia Foresta folta di alberi, e più a valle il fiume Brandivino.
Riprese il cammino e dopo pochi istanti raggiunse casa.