06 ottobre 2020

Il treno dei bambini

[...] Guardo le scarpe della gente. Scarpa sana: un punto; scarpa bucata: perdo un punto. Senza scarpe: zero punti. Scarpe nuove: stella premio. Io scarpe mie non ne ho avute mai, porto quelle degli altri e mi fanno sempre male. Mia mamma dice che cammino storto. Non è colpa mia. Sono le scarpe degli altri. Hanno la forma dei piedi che le hanno usate prima di me. Hanno pigliato le abitudini loro, hanno fatto altre strade, altri giochi. E quando arrivano a me, che ne sanno di come cammino io e di dove voglio andare? Si devono abituare mano mano, ma intanto il piede cresce, le scarpe si fanno piccole e stiamo punto e a capo. [...]

Siamo nella Napoli degli anni ’40; la guerra è finita da poco e tante famiglie vivono nella miseria più nera. Il piccolo Amerigo Speranza, vivace scugnizzo senza padre, vive in un “basso” con la madre analfabeta; trascorre le sue giornate vendendo stracci e inventando espedienti.

Un bel giorno sua madre lo accompagna al “palazzo dei comunisti”, dove ai bambini poveri di Napoli è offerta un’inattesa opportunità: partire per il Centro Nord e trascorrervi alcuni mesi, ospitati da famiglie generose che si prenderanno cura di loro, fino al ritorno della bella stagione. 

La scrittrice Viola Ardone prende spunto da una vicenda reale: davvero in quegli anni il Partito Comunista Italiano organizzò i cosiddetti "treni della felicità". Bambini provenienti da realtà di bisogno e disagio erano dati in affidamento per un certo periodo a famiglie del Settentrione; quando tornavano a casa erano rivestiti, ben nutriti e più istruiti.

Il piccolo Amerigo parte, insieme con altri ragazzini del suo quartiere, il cuore strizzato dalla nostalgia e dal timore. Dopo un lungo viaggio giunge in Emilia Romagna, dove viene catapultato in una realtà del tutto nuova, e affidato a una donna disorientata quanto lui perché «di bambini non ne capisco proprio». 

Oscillando tra il senso di perdita e il desiderio di riscatto, Il treno dei bambini è un romanzo di formazione delicatissimo, che sa descrivere con realismo commovente e ironico una vicenda umana drammatica, osservata con gli occhi d’un ragazzino di sette anni. 

07 settembre 2020

Montalbano legge Schiavone (e viceversa)

Leggendo il racconto "L'eremita" all'interno della raccolta L'anello mancante, mi sono imbattuta in un passaggio curioso: il vicequestore Schiavone riceve dal suo collega anatomopatologo due romanzi che hanno per protagonista Salvo Montalbano.

Mi sono ricordata che in L'altro capo del filo accade l'esatto inverso: il commissario Montalbano legge qualche bella pagina di un romanzo che ha per protagonista Rocco Schiavone.

Due camei brevi e discreti, ma a mio parere deliziosi. Vi invito a leggerli qui sotto. 
Insomma: Andrea Camilleri e Antonio Manzini si sono scambiati, suppergiù negli stessi anni, cenni di reciproco apprezzamento. I grandi sanno riconoscersi fra loro.

Fu solo nel pomeriggio inoltrato che l'anatomopatologo Alberto Fumagalli arrivò a casa sua. Rocco gli aprì la porta e si precipitò a letto. 
«Tieni» disse Fumagalli gettando due libri fra le lenzuola «almeno ti fai una cultura...».
«Che roba è?».
«Belle storie di un tuo collega, ma sta in Sicilia e si gode il caldo, il mare e una cucina sopraffina».
Rocco guardò le copertine blu. Sorrise. Quel commissario lo conosceva. «Farei volentieri a cambio con lui. Solo dovrei imparare il siciliano».
«Lascia perdere, è camurrioso assai».
«Comunque li ho letti tutti e due».
«E tu rileggili, male non ti fa. Allora, quanto abbiamo di febbre?».

[Antonio Manzini - L'eremita - 2017]

Arriniscì macari a liggirisi qualichi bella pagina di un romanzo che aviva come protagonista a un viciquestori romano mannato tra le nivi d'Aosta. Il solo pinsero d'attrovarisi al posto di quel collega gli fici veniri un bripito di friddo lungo la schina...

[Andrea Camilleri - L'altro capo del filo - 2016]

20 agosto 2020

Rocco Schiavone

«I conti si faranno alla fine. A destra la colonna col segno più, a sinistra quella col segno meno e in mezzo quella enorme e vuota delle intenzioni e dei rimorsi».

[Antonio Manzini, Pulvis et umbra]

In questi mesi estivi il vicequestore Rocco Schiavone mi ha fatto molta compagnia. Cercavo una lettura poco impegnativa ma non banale, e ho attinto ai romanzi di Antonio Manzini, affrontandoli uno dopo l’altro in ordine cronologico. 

Inutile accennare alla trama: immagino che tutti la conoscano, se non altro per aver visto almeno qualche puntata della serie tivù (in cui, detto per inciso, l’attore Marco Giallini riesce a rendere magistralmente il personaggio).

Ciò che mi preme sottolineare, è la buona qualità di questi romanzi: al di là dell’intreccio poliziesco (peraltro ben costruito), emerge la figura umana del protagonista. Un antieroe tormentato e consapevole, contraddittorio e spesso urtante, scontroso, cinico, ma a suo modo irresistibile. Un uomo che - di romanzo in romanzo - si evolve e cambia, come se i libri di Manzini fossero un’unica, sofferta, lunga storia.

  1. Pista nera
  2. La costola di Adamo
  3. Non è stagione
  4. Era di maggio
  5. Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
  6. 7-7-2007
  7. Pulvis et umbra
  8. L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone
  9. Fate il vostro gioco
  10. Rien ne va plus
  11. Ah l'amore l'amore

21 giugno 2020

Buone vacanze!

Inizia l'estate, e finalmente tornano le belle giornate, calde e luminose. Riecco le vacanze, dopo un anno scolastico e accademico decisamente anomalo: preoccupazioni serie, distanziamento sociale, didattica a distanza, e forse qualche interrogativo in più sul senso della vita. 
Per molti di noi anche queste vacanze saranno diverse dal consueto:  precauzioni sanitarie e difficoltà economiche ci costringeranno a trovare soluzioni "low profile". Ma anche una vacanza semplice può essere bellissima, soprattutto in compagnia di qualche buon romanzo.
Avete già pensato a quali libri leggere sotto l'ombrellone, o fra gli alberi di un parco cittadino?
Buone vacanze, ragazzi!

14 giugno 2020

Black lives matter, all lives matter

In questo periodo difficile, caratterizzato da proteste e dibattiti sul tema del razzismo, non ho potuto far a meno di ripensare a Il velo dorato. I protagonisti di questo romanzo - concepito, scritto e pubblicato in tempi non sospetti - sono una giovane donna di colore e il suo "ragazzino un po' marrone". 
La mia speranza è che questa storia aiuti i lettori delle nuove generazioni a riflettere con serenità, lontani sia dal pregiudizio sia dall'ideologia. Perché davvero: "Black lives matter". E non solo le vite dei neri. "All lives matter".
Permettetemi di offrirvi uno stralcio della prima pagina...


Mi chiamo Tom, ho dieci anni e ho appena finito la quarta elementare. Sono alto per la mia età, sono forte e so correre veloce. Ho la pelle scura, non tantissimo però. Ho gli occhi neri e anche i capelli neri molto ricci.La mia mamma si chiama Adaora. La sua pelle è molto scura, e anche i suoi capelli sono molto neri. Viene dalla Nigeria, arrivò in Italia a 15 anni. Quando aveva 17 anni nacqui io.
Fin qui era tutto abbastanza facile; il tema però si preannunciava lungo, e in certi punti piuttosto complicato. Se Tom avesse potuto scegliere, avrebbe preferito svolgere alcuni dei temi assegnati al resto della classe: più generici, meno personali. Ma la maestra aveva insistito: “Provaci, Tom. Racconta per iscritto la tua storia: così, quando arriverai nella nuova scuola, potrai farla leggere alla nuova maestra e lei imparerà subito ad apprezzarti”. 
Tom rifletté per qualche minuto, poi riprese a scrivere.
Quando ero piccolissimo vivevamo in un centro di accoglienza qui in Sicilia, vicino al mare. Spesso andavamo in spiaggia e giocavamo con la sabbia, i sassi e i legnetti. Al centro vivevano tante persone: c’erano mamme con i loro bambini, ma anche bambini senza mamma e mamme senza bambini. Ogni tanto c’era anche qualche papà, con bambini o senza. Io non ho mai conosciuto il mio papà. Eppure sono nato lo stesso, e mamma dice sempre che l’ho resa felice. 
Tom si sentì soddisfatto: era riuscito a mettere subito le cose in chiaro. Lui non era un bambino di serie B, nato per sbaglio nel grembo di un’adolescente di colore ferita dalla vita. Lui era un bambino in gamba, che aveva reso felice la donna più bella del mondo.

[Da: "Il velo dorato", di Laura Blandino - Prima pagina]

13 giugno 2020

Gli amori difficili

…Io ero a piedi nudi sulle piastrelle del corridoio e dall'altro capo del filo la voce appassionata di Claudia mi tendeva le mani e io cercavo di correrle incontro con la mia balbuzie ma ogni volta che stavamo per gettare un ponte tra noi dopo un momento andava in briciole e l’urto delle cose stritolava e smentiva a una a una tutte le parole d’amore…

Non sono amori veramente difficili, quelli che Italo Calvino racconta ne "Gli amori difficili". In realtà non sono nemmeno amori. Sono situazioni – a volte inattese, a volte apparentemente banali – che coinvolgono persone comuni. Nessuna novella ha un lieto fine, perché il fulcro non è la love story, ma l'incertezza esistenziale che in maggiore o minore misura segna la vita dei personaggi. I due racconti lunghi posti alla fine del volume, poi, riescono a descrivere magistralmente – attraverso la metafora della formica argentina e della nuvola di smog – il male di vivere.
Si tratta di racconti brevi, ma tutt'altro che "facili"; meritano una lettura calma, che possa assaporare la prosa assolutamente geniale di un autore non comune.


23 aprile 2020

Giornata mondiale del libro

Ogni anno il 23 aprile ricorre la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, patrocinata dall'Unesco per «incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e a valorizzare il contributo che gli autori danno al progresso sociale e culturale dell'umanità».
  • Come lettrice desidero festeggiare, perché il piacere della lettura non mi abbandona fin dalla più tenera età, e sono certa che mi accompagnerà fino all'ultimo dei miei giorni.
  • Come scrittrice non sono certo in grado di contribuire al "progresso sociale e culturale dell'umanità"; però mi sentirei già molto appagata se i miei romanzi riuscissero ad accendere nei ragazzi la passione per la narrativa.
Buona Giornata del Libro a tutti!

18 aprile 2020

Addio, Luis Sepúlveda

- Bene, gatto. Ci siamo riusciti - disse sospirando.
- Sì, sull'orlo del baratro ha capito la cosa più importante - miagolò Zorba.
- Ah sì? E cosa ha capito? - chiese l’umano.
- Che vola solo chi osa farlo - miagolò Zorba.
[Da: Luis Sepúlveda 
"Storia di una gabbianella 
e del gatto che le insegnò a volare"]

Nella Gabbianella e il gatto, la lezione di Sepúlveda sul ...

25 marzo 2020

Dantedì

Dante può ancora dire qualcosa all’uomo moderno?
Franco Nembrini - insegnante, saggista e divulgatore dantesco - non ha alcun dubbio:
"Dante può dire tutto, perché il fatto che parli al cuore dell’uomo, alla sua ragione, alla sua libertà e parli di valori eterni e immutabili lo rende veramente di una attualità strepitosa, anzi, proprio perché l’uomo moderno quegli ideali li ha persi, la modernità di Dante è strepitosa".

Oggi, 25 marzo 2020, ricorre la prima giornata nazionale dedicata al sommo poeta, istituita lo scorso gennaio dal Consiglio dei Ministri, a un anno di distanza dal 700esimo anniversario dalla morte di Dante.



24 marzo 2020

In memoria di Albert Uderzo

Ieri ho pubblicato un post su Asterix, l'irriducibile Gallo amico di Obelix.
Poche ore dopo, Albert Uderzo - il disegnatore cui si deve la paternità del celebre fumetto - è stato stroncato da un infarto.
Ovviamente non c'è alcuna correlazione con il mio post, e non è vero che io porto sfiga.
In ogni caso, Uderzo è morto questa notte all'età di 92 anni, per una crisi cardiaca che non ha nulla a che fare con il coronavirus.
Uderzo non disegnava più da parecchi anni, ma ha sempre continuato a mantenere la supervisione sugli albi della saga, fino all'ultimo (Asterix e la figlia di Vercingetorige), uscito lo scorso autunno.


23 marzo 2020

Asterix & Coronavirus

Permettetemi un sorriso, per alleggerire un pochino questi giorni bui.
Il mio primogenito - attento cultore del mondo antico - mi ha fatto notare una chicca: in "Asterix e la corsa d'Italia" c'è un personaggio di nome... Coronavirus!
Non volevo crederci, non ricordavo quel dettaglio, ma il figliolo mi ha messo tra le mani il fumetto. Aveva ragione!
In tempi non sospetti (anno di pubblicazione 2017), gli autori chiamarono così l'auriga romano cui Giulio Cesare aveva affidato l'incarico di battere Asterix e Obelix. Ovviamente, la palma della vittoria toccò ai due irriducibili, irresistibili Galli.
E Coronavirus fu sconfitto.



21 marzo 2020

La primavera ai tempi del coronavirus

Eppure, la primavera è arrivata. Nonostante il dolore e la preoccupazione di questi giorni, è esplosa quasi sfacciatamente,  con tutto il suo armamentario di fiori coloratissimi, sole limpido, brezza frizzante.
E noi qui, chiusi nelle nostre case, idealmente stretti a chi sta male, e a chi - là fuori - lavora e trema.
Non possiamo far altro che rispettare le regole, e impiegare il nostro tempo al meglio possibile. Sicuramente, in giornate come queste, un buon libro può essere un'ottima compagnia.

16 marzo 2020

Sostare un attimo

«Siamo andati avanti così rapidamente in tutti questi anni, 
che ora dobbiamo sostare un attimo 
per consentire alle nostre anime
di raggiungerci
».
[Michael Ende]

Quanto è vera, questa intuizione dell'autore de "La storia infinita"? Quanto è attuale, in questi giorni di forzato isolamento?


04 marzo 2020

La ragazza con l'orecchino di perla

Dal punto di vista narrativo non mi è sembrato all'altezza della sua fama, ma La ragazza con l'orecchino di perla è in ogni caso un romanzo scorrevole, fresco, semplice.
Siamo a Delft, nell'Olanda del XVII secolo. La graziosissima Griet, figlia sedicenne di un artigiano divenuto cieco per un incidente, accetta di andare a servizio presso la famiglia di Jan Vermeer, celebre pittore. 
La scrittrice americana Tracy Chevalier racconta con pennellate gradevoli le giornate della ragazza, le fatiche del lavoro quotidiano, le dinamiche relazionali con le persone che vivono in quella casa.
Il nodo centrale de romanzo è però il rapporto che giorno dopo giorno si crea tra Griet e il suo padrone. Alla ragazza è affidato l’incarico di pulire quotidianamente con maniacale precisione l’atelier; nell'adempiere a questo compito Griet rimane affascinata dall'estro e dalla personalità dell’artista. Ne nasce un rapporto di silenziosa complicità, di segreta sintonia.
Nell'intimità nascosta dell’atelier, Griet poserà poserà per Vermeer. E ne nascerà un quadro stupendo, che è giunto fino a noi, e ancor oggi affascina chi ama l’arte e la bellezza.


22 febbraio 2020

Cambiare l'acqua ai fiori

[…] Ho due guardaroba, uno lo chiamo “inverno” e l’altro “estate”, ma non c’entrano le stagioni, c’entrano le circostanze. L’armadio inverno contiene solo vestiti classici e scuri destinati agli altri, l’armadio estate solo vestiti chiari e colorati destinati a me stessa. Indosso l’estate sotto l’inverno, e quando solo sola mi tolgo l’inverno […]

«Te lo presto, se vuoi - mi ha detto una cara amica porgendomi Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin - Leggilo, è molto carino».
Ho accettato volentieri, e ho riposto il volume sulla mensola dei "libri da leggere". Dorso rosa confetto, copertina inequivocabilmente "al femminile", forse poteva andar bene sotto l’ombrellone. Se non avessi avuto l’obbligo morale della restituzione, probabilmente l’avrei lasciato lì per un tempo indeterminato. E mi sarei persa l’opportunità di una lettura molto particolare.

Violette Toussaint è la guardiana del cimitero di una cittadina della provincia francese: pulisce le tombe, cambia l'acqua ai fiori, coltiva l'orto, conserva trascritti in un quadernetto tutti i discorsi funebri cui assiste giorno dopo giorno. Eppure è una persona gradevole, la porta della sua casetta è sempre aperta per chi desidera scambiare due chiacchiere o bere un buon the.
Sembrerebbe la premessa per una storia leggera e un po’ surreale; invece, col procedere dei capitoli, l’intreccio acquisisce una drammaticità che finisce col catturare il pensiero di chi legge.
Chi è veramente Violette? Che cosa nasconde il suo passato?
Che fine ha fatto suo marito, scomparso da anni? 
E chi è questo strano commissario, che un giorno bussa alla porta della casetta con una richiesta a dir poco insolita?
La narrazione procede su piani temporali differenti, spostandosi continuamente dall'uno all'altro; segue le vicende di personaggi diversi, in un continuo rimando tra vita e morte, desiderio e ricordo, carnalità e tragedia.


12 febbraio 2020

Fiori dalla cenere

[…] Avrei tanto voluto comprendere le persone con la stessa facilità dell’aritmetica, in cui bastava ridurre tutto al minimo comune denominatore per avere la soluzione. I numeri non mentivano: c’era sempre una risposta, giusta o sbagliata che fosse. Semplice. Nella vita invece non c’era niente di semplice e non esisteva una risposta corretta. C’era solo Charlie St Clair, disastro umano, seduta a un tavolo assieme a sua madre, con cui non aveva in comune nessun denominatore […]

Siamo nel 1947: la seconda guerra mondiale è terminata da poco, e la ventenne americana Charlie parte per l’Europa con sua madre. Destinazione: una clinica in cui potrà risolvere senza clamore il suo "Problemino", ovvero sbarazzarsi del figlio indesiderato che porta in grembo. Ma il suo vero desiderio è ritrovare la cugina Rose, scomparsa in Francia sei anni prima; per adesso il Problemino può attendere.
Charlie fa una scelta temeraria: si smarca dalla madre, e intraprende un difficile viaggio seguendo l’unica traccia a sua disposizione: il nome dell'uomo per cui Rose aveva lavorato poco prima di scomparire. 
Charlie giunge così all'incontro con Eve Gardiner, una donna sciupata dagli anni e avvelenata dal rancore, indifferente a qualsiasi richiesta di informazioni o di aiuto. Ma appena Charlie cita il nome dell'uomo che sta cercando, Eve ha un sussulto, e il suo atteggiamento cambia segno: quello è il nome dell'uomo che anche lei vorrebbe ritrovare, per saldare un contro vecchio di trent'anni.
Accompagnate da Finn, autista tuttofare di Eve, le due donne intraprendono un lungo viaggio sulle strade francesi ancora devastate dai bombardamenti.
Le avventure del presente si intrecciano pagina dopo pagina con la narrazione del passato di Eve, spia inglese negli anni della prima guerra mondiale.
Giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, i tre protagonisti impareranno a conoscersi; intanto anche il Problemino dirà la sua.
Un po' romanzo storico, un po' storia di spionaggio, un po' avventura umana, Fiori dalla cenere di Kate Quinn cattura l’attenzione e resta nella memoria.

01 febbraio 2020

La cattedrale del mare

"...Durante la costruzione avevano detto ad Arnau che sarebbero state semplici, essenziali, senza guglie né capitelli, naturali come il mare, la cui patrona proteggevano... ma imponenti e meravigliose, pensò Arnau nel contemplarle, proprio come il mare..."

Ho iniziato la lettura de La cattedrale del mare dando ascolto alla mia passione per i romanzi storici. Confesso che, all'inizio, ero un po' diffidente: spesso i best seller tradiscono le attese, soprattutto quando propongono storie ambientate nel medioevo. 
Occorre premettere che anche questo romanzo - in linea con la vulgata corrente - contrabbanda alcuni fastidiosi luoghi comuni o grossolane inesattezze storiche.
Tuttavia, dalla penna di Ildefonso Falcones è uscita una storia piacevole, ben scritta, nel complesso credibile. 
Ambientata nella Barcellona del XIV secolo, descrive la vita avventurosa - e la parabola sociale - di Arnau Estanyol, servo della gleba fuggiasco, che faticosamente si fa spazio nel mondo. Sullo sfondo svetta la cattedrale di Santa María del Mar, che il protagonista vede nascere e poi crescere decennio dopo decennio, contribuendo alla costruzione: splendida chiesa gotica che sempre Arnau avrà cara come una vera casa.


26 gennaio 2020

Harry Potter e i Doni della Morte

"Mi dica un'ultima cosa" chiese Harry "È vero? O sta succedendo dentro la mia testa?"
Silente gli sorrise e la sua voce risuonò alta e forte nelle orecchie di Harry anche se la nebbiolina luminosa stava calando di nuovo e nascondeva la sua sagoma.
"Certo che sta succedendo dentro la tua testa, Harry. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?" 

23 gennaio 2020

Harry Potter e il principe mezzosangue

...Ma finalmente capiva quello che Silente aveva cercato di dirgli. Era, si disse, la differenza fra l'essere trascinato nell'arena ad affrontare una battaglia mortale e scendere nell'arena a testa alta. Forse qualcuno avrebbe detto che non era una gran scelta, ma Silente sapeva – e lo so anch'io – pensò Harry con uno slancio di feroce orgoglio – e lo sapevano anche i miei genitori – che c'era tutta la differenza del mondo...

20 gennaio 2020

Harry Potter e l'ordine della fenice

«Nell'Ufficio Misteri c'è una stanza che viene tenuta sempre chiusa. Contiene una forza al tempo stesso più meravigliosa e più terribile della morte, dell'intelligenza umana e della natura. E forse il più misterioso fra i molti soggetti che vengono studiati laggiù. È la forza contenuta in quella stanza che tu possiedi in grande quantità, e che Voldemort non possiede affatto. [...] È stato il tuo cuore a salvarti».

[Albus Silente]

17 gennaio 2020

Harry Potter e il calice di fuoco

«Deve capire: capire è il primo passo per accettare, e solo accettando si può guarire».
[Albus Silente]

14 gennaio 2020

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

«Credi che le persone scomparse che abbiamo amato ci lascino mai del tutto? Tuo padre è vivo in te, Harry, e si mostra soprattutto quando hai bisogno di lui».
[Albus Silente]

11 gennaio 2020

Harry Potter e la camera dei segreti

«Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità».
[Albus Silente]

08 gennaio 2020

Harry Potter e la pietra filosofale

«Bisogna sempre chiamare le cose con il loro nome. La paura del nome non fa che aumentare la paura della cosa stessa»
 [Albus Silente]

05 gennaio 2020

Harry Potter

In queste lunghe vacanze natalizie avevo bisogno di evasione: desideravo letture avvincenti e poco impegnative, in grado di tenermi compagnia durante giornate - e serate - non sempre facili.
Allora ho frugato nella libreria dei figli, trovando quello che faceva per me: la saga di Harry Potter, pronta per essere riletta (a distanza di anni dalla prima volta) e goduta con calma. 
Ho gustato l’uno dopo l’altro i sette romanzi, e in ciascuno di essi ho trovato piccole perle, che desidero condividere con voi nei prossimi giorni!


16 dicembre 2019

Verso il Natale con «Il velo dorato»

In quello stesso momento, una volante dei carabinieri posteggiò davanti a un portone verde in via Donizetti. L’uomo in divisa scese dall'auto, diede un’occhiata ai campanelli e suonò in portineria.
– Ehi, qui è tutto in regola! Se qualcuno ha combinato qualcosa, io non c’entro un accidente! – esclamò la vecchia Ester, affacciandosi allarmata alla finestra del piano rialzato. 
– Mi può aprire, per cortesia?
La vecchia si affrettò, con una certa apprensione. 
– Entri pure. Non abbiamo niente da nascondere qui.
– Devo solo parlare con la famiglia Obi.
Quando Adaora aprì la porta del monolocale e si vide comparire davanti il maresciallo, rimase per qualche istante senza fiato.
– Posso entrare, signora Obi? – chiese l’uomo, togliendosi il cappello; poi soggiunse: – Mi scusi per l’intrusione; l’avevo promesso a Tom.
– Grazie, grazie! – esclamò il ragazzino, scattando in piedi come una molla.
– Buon Natale, Tom. Buon Natale, Adaora – disse il maresciallo; poi ebbe un attimo di esitazione e chiese: – Posso chiamarla Adaora, vero, signora Obi?
– Certo! – annuì la donna, con slancio. La gentilezza rispettosa che l’uomo aveva sempre dimostrato nei suoi confronti la metteva quasi in imbarazzo; non era abituata a sentirsi trattata con tanto riguardo.
– Vi piacciono i marron glacé? Ieri pomeriggio sono passato davanti alla pasticceria, ho visto i marron glacé in vetrina e ho pensato di prenderne un po’ per mangiarli oggi con voi.
Estrasse da sotto il cappotto una confezione dorata, e la posò sul tavolo, al centro di un’allegra tovaglia natalizia che la signora Ester aveva vinto con i punti del supermercato e aveva regalato a Adaora proprio il giorno prima.
Sedettero intorno al vassoio di marron glacé e li mangiarono quasi tutti. Nel frattempo chiacchierarono un po’, condividendo piccoli episodi di vita quotidiana. Soprattutto Tom parlava volentieri e si sentiva fiero di poter raccontare le sue imprese sportive a un uomo che, da ragazzo, aveva giocato a basket per parecchi anni.
Il maresciallo rimase con gli Obi per più di un’ora, ma il tempo volò come se si fosse trattato di un minuto. Adaora provò nuovamente la sensazione già sfiorata pochi giorni prima, nell'abitacolo della volante, quando Esposito li aveva accompagnati a casa: una specie di calore accogliente e semplice, in cui trovare riposo.
– Grazie per l'ospitalità – disse l'uomo raccogliendo il cappotto e il cappello che aveva appoggiato su un letto e avviandosi verso la porta.
– Grazie a lei per essere venuto, signor maresciallo.
– Adaora, può chiamarmi Giuseppe se le fa piacere.
– E io? – chiese Tom tutto speranzoso – Io come posso chiamarla?
– Tu puoi continuare a chiamarmi signor maresciallo – rispose, con un tono di voce fermo e severo. Gli passò una mano fra i capelli, scompigliandoli come solo lui sapeva fare e poi gli afferrò per un attimo la nuca, in un gesto energico che a Tom piaceva da morire.

[Laura Blandino - Il velo dorato - Piccola Casa Editrice, 2018]


09 dicembre 2019

Verso il Natale con «Tempo di cose nuove»

Quella sera i Bonvicino parteciparono alla messa di mezzanotte: pur non essendo particolarmente credenti, sapevano che quella liturgia era una tradizione molto sentita, ed era opportuno parteciparvi.
La signora Sissy era in gran forma, con i capelli freschi di parrucchiere e la pelliccia lunga fino ai polpacci. Entrando in chiesa aveva salutato una gran quantità di persone ormai a lei ben note: negli ultimi tempi le sue relazioni sociali si erano intensificate molto, anche grazie a Libby che intratteneva i rapporti con la “Cassanico bene”. Sissy era così entrata in quello che suo figlio chiamava sarcasticamente “il periodo salottiero”.
Quella sera anche il dottor Bonvicino, impettito e cordiale, sembrava perfettamente a suo agio. Per la verità doveva continuamente sbirciare i vicini di banco per capire quando sedersi e quando alzarsi, ma la scarsa dimestichezza con le faccende religiose non costituiva un ostacolo per lui: in ogni caso si trattava di un evento pubblico, e come tale papà lo viveva al meglio.
Stefano invece aveva un broncio infinito, perché avrebbe preferito essere ovunque ma non lì; non era tuttavia riuscito a sottrarsi.
Paola si guardava intorno con curiosità. La chiesa era gremita: parecchi sembravano lì solo per convenzione, ma molti erano sinceramente partecipi e ascoltavano raccolti. In un banco poco lontano Marta, seduta accanto a Italo, pregava con il capo chino e le mani sul grembo.
Padre Cipriano, un omone dal viso rubicondo e dalla lunga barba bianca e riccia, assomigliava un po’ a Babbo Natale e predicava con un tono caldo, appassionato, vivace. Parlava di una luce che rifulgeva nelle tenebre, di un eterno che entrava nel tempo, di un infinito che si faceva piccolo per raggiungere il cuore dell’uomo. Paola desiderò intensamente che tutto quello fosse vero.

[Laura Blandino - Tempo di cose nuove - Piccola Casa Editrice, 2016]


06 dicembre 2019

Jólabókaflóð: un'inondazione di libri per Natale!

Lo strano (e per noi impronunciabile) termine Jólabókaflóð significa in islandese "inondazione di libri per Natale".
È una bellissima tradizione nata in Islanda durante la seconda guerra mondiale, e tuttora vivissima: consiste nell'acquisto di libri tra settembre e dicembre, per lo scambio di regali natalizio. Sotto l'albero gli Islandesi amano trovare volumi d'ogni genere, e sono veri cultori della carta stampata. Non solo: l'usanza è trascorrere la notte di Natale leggendo per ore e ore.
Pensate che l’Islanda pubblica più libri pro capite di qualsiasi altro paese nel mondo; gli Islandesi sono appassionati lettori, e per loro un libro è il più grande regalo.
Forse anch'io ho qualche goccia di sangue islandese?


02 dicembre 2019

Verso il Natale con «La camera bella»

Quando Chiara fu uscita, zia e nipote si misero all'opera. Cominciarono a intrecciare l’uno con l’altro i rami di abete raccolti durante il pomeriggio nel bosco del Tasso e dopo mezz'ora l’aria tiepida della casa era già impregnata di un intenso profumo di resina.
– Credo che anche questa sera saremo sole a cena. Ci scommetti che Chiara mangia di sotto con papà e mamma? – disse Cecilia, annodando un pezzo di rafia.
Marta si strinse nelle spalle: – Passerà.
Il risultato del loro lavoro fu un’ampia e profumatissima ghirlanda che Marta pose al centro del tavolo in sala. Poi prese quattro candele rosse e le infilò equidistanti l'una dall'altra fra i rami verdissimi.
– Com'è bella! – esclamò Cecilia emozionata.
– È una corona d’Avvento, Adventskranz in tedesco – spiegò la zia.
– Proviamo a vedere che effetto fa con le candele accese?
– Non ancora, Ceci. Ne accenderemo una, una sola, questa sera, quando saremo finalmente tutti a casa.
– Perché una sola? – domandò delusa la bambina.
– Perché sta per iniziare la prima domenica di Avvento.
– E sabato prossimo?
– Ne accenderemo due. E così via, fino a Natale.
Erano quasi le nove quando, chiuso finalmente il negozio, la famiglia Ansaldi al completo poté godersi qualche minuto di pace. La corona d’Avvento piacque molto, perché era davvero bella e conferiva alla casa un’atmosfera natalizia
del tutto nuova. Chiara propose di collocarla su un tavolino basso tra il divano e le poltrone. In quel modo, ci si poteva sedere tutti intorno comodamente.
– Buon Avvento a tutti – augurò Marta, accendendo con un fiammifero una delle quattro candele rosse.
Poi imbracciò la chitarra e cominciò ad arpeggiare.

[Laura Blandino - La camera bella - Piccola Casa Editrice, 2014]

17 novembre 2019

Rossovermiglio

«Oggi so che c’è bellezza e bellezza. E questo vale anche per i luoghi, non soltanto per le persone. Qui non ci sono deserti ricamati dal vento o montagne affacciate sui laghi, golfi che abbracciano il mare e isole sul filo dell'orizzonte. solo una quieta infilata di vigne ordinate, di conche e salite; e c'è chi sente una musica mischiata all'odore del bosco dopo la pioggia. Chi la lavora, la terra, fa finta di non vederla questa bellezza: gli pare un vezzo da pigri fermarsi a guardare la valle quando l’ombra l’allaga o il sole filtra nel bosco e disegna un sentiero. Non è disprezzo o disattenzione, soltanto abitudine.La terra è la terra, il bosco è il bosco e la vigna è la vigna».

Dopo aver letto - e molto apprezzato - Il rumore del mondo, ho desiderato conoscere altre opere di Benedetta Cibrario. Ho quindi scelto il suo romanzo forse più noto: Rossovermiglio, ambientato nelle campagne del Chianti a partire dagli anni '30 del secolo scorso. 
Quelle che avete appena letto sono le prime righe dell'opera, e rendono l'idea della cornice.
Cresciuta in una Torino stile liberty ancora pretenziosa ma già decadente, la protagonista a diciannove anni viene costretta dal padre a scegliere il marito in una lista di cinque nomi; dopo vani tentativi di resistenza si arrende, e sposa il candidato che le sembra meno improponibile.
Durante il viaggio di nozze a Parigi conosce un altro uomo, da cui rimane affascinata. Lo rivede alcuni anni dopo, e ne diventa l'amante: la relazione con lui sembra il giusto balsamo sulle ferite di una vita coniugale che non ha mai funzionato.
Intanto la donna abbandona Torino e si rifugia in Toscana, dove possiede una tenuta sui colli senesi; in quella casa, fra quelle vigne, circondata dalla solitudine, cercherà di ricostruire pezzo per pezzo la sua vita.
Con queste premesse, la storia potrebbe configurarsi come un romanzetto d'appendice, per nulla originale e molto ordinario. Invece la vicenda si sviluppa in modo inatteso, rivelandosi un viaggio tutt'altro che banale nei grandi paradossi dell'esistenza.

10 novembre 2019

I leoni di Sicilia

Chi ha inventato il tonno sott'olio in lattina? Chi ha fatto del marsala un nettare degno delle tavole più prestigiose?
Saga familiare e romanzo storico a un tempo, I leoni di Sicilia racconta la storia dei Florio, generazione dopo generazione: dallo sbarco a Palermo nel 1799, all'espansione commerciale che li renderà sempre più potenti e più ricchi.
Le vicende della famiglia si intrecciano con quelle della città e della Sicilia tutta, in un secolo turbolento e difficile.
I Florio si rivelano uomini capaci di scelte ardite, idee geniali, passioni violente; ma soprattutto animati da una fame inesauribile di riscatto sociale, e feriti da inimmaginabili fragilità. 
Grande penna, quella di Stefania Auci: mi ha regalato lunghe ore di intensa lettura, proprio come piace a me.


07 novembre 2019

Dove eravamo rimasti?

Non aggiorno il blog da oltre un mese, perché una serie particolarmente intensa di impegni familiari e professionali ha assorbito gran parte del mio tempo libero e - soprattutto - delle mie energie.
Ciononostante, qualche spazio per la lettura sono sempre riuscita a ritagliarmelo: un buon libro è prezioso compagno quando si è stanchi, preoccupati, o vinti da un senso di oppressione che non fa bene al cuore.
Negli ultimi due mesi ho goduto di alcuni buoni romanzi, che vi cito con sincera gratitudine.
  • Stefania Auci - I leoni di Sicilia
  • Benedetta Cibrario - Rossovermiglio
  • Natalia Ginzburg - Lessico familiare
  • Jan Dobraczynski - Ho visto il maestro!
Nelle prossime settimane conto di recuperare il tempo perduto, e di offrirvi qualche piccola recensione.
A presto!

02 ottobre 2019

Piccoli tratti di matita

C’era una volta, tanti anni fa, una ragazza con un sacco di fantasia. Non aveva mai studiato disegno, ma amava riempire di scarabocchi i fogli sparpagliati sulla sua scrivania; disegnare la rilassava, durante i lunghi pomeriggi di studio. Verso i vent'anni quella ragazza incontrò Gesù. Nel senso che la sua fede divenne un’esperienza importante per lei. Accadde un po’ come quando ci si innamora: la ragazza desiderava conoscere il più possibile la Persona che le aveva catturato il cuore. E così, iniziò a leggere la Bibbia. Mese dopo mese, anno dopo anno, la ragazza scoprì fra le pagine delle Scritture parole bellissime, che la colpirono profondamente. E siccome continuava a scarabocchiare volentieri, ogni tanto pescava una frase e la illustrava con piccoli tratti di matita.

A distanza di trent'anni, una selezione di questi bozzetti è stata pubblicata.
  1. Una prima parte illustra in modo spiritoso versetti dell’Antico Testamento.
  2. Una seconda parte presenta i misteri del Rosario, ciascuno con un breve riferimento a un passo del Nuovo Testamento.
Si tratta di un volumetto senza pretese, da sfogliare quando si ha tempo, o da far colorare ai bambini. O magari – chissà – da tenere sotto gli occhi in un momento di preghiera. 

È acquistabile on line 
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/religione/507348/piccoli-tratti-di-matita/  
oppure contattando direttamente l'autrice.



12 settembre 2019

Promettimi che non morirai mai!

– Non abbandonarci zia, ti prego! Non puoi farlo, proprio il giorno di Pasqua! – Cecilia era dispiaciuta fino alle lacrime. Posò il pennellino e l’uovo decorato che teneva in mano.
[...]
– Capisco quello che provi, piccola Ceci. E mi spiace non poter essere con voi.
– Se ti spiacesse davvero, rimarresti! – reagì Cecilia, con un uso di congiuntivo e condizionale inaspettatamente perfetto nonostante la foga.
Marta fissò gli occhi azzurri della nipote e assunse un’espressione molto seria.
– Ascoltami, Ceci. Anche se tu insistessi fino allo stremo e piangessi e strepitassi, la mia decisione non cambierebbe. Ho accettato un invito che è molto importante per me, per la mia vita e tu sei abbastanza sveglia per capire che non lo declinerò.
Fece una lunga pausa, osservando la ragazzina che tirava su col naso e cercava di ricacciare indietro le lacrime. Le passò una mano sui riccioli biondi e proseguì: – Nella vita a volte ci sono grandi distacchi, come quando muore qualcuno che amiamo e ci sono anche piccoli distacchi, come quando una persona cara prosegue il suo cammino su una strada che è diversa dalla nostra. Io sono felice di vivere con voi e vi voglio un bene infinito. Un giorno però andrò a vivere in un’altra casa, perché quello sarà il mio posto, in un futuro che sta diventando sempre più vicino.
Cecilia tratteneva il respiro e guardava il volto calmo della zia con un’espressione sempre più spaventata. Deglutì.
– Adesso ti senti un po’ triste – incalzò Marta – perché io non sarò con te al pranzo di Pasqua. Ma fra pochi mesi io mi sposerò e andrò a vivere in Frazione San Giovanni. Il piccolissimo distacco di domenica ti allenerà al piccolo distacco di giugno, Ceci.
La ragazzina si chinò verso la zia e si rifugiò fra le sue braccia, affondando il viso nella felpa azzurra profumata di buono. Marta la strinse a sé e rimasero entrambe immobili a lungo, incuranti dei minuti che scorrevano veloci.
– Promettimi che non morirai mai! – mormorò Cecilia. 
Marta non rispose, ma la strinse ancora più forte.

[Laura Blandino - La camera bella - Piccola Casa Editrice]

02 settembre 2019

Il rumore del mondo

Nella prima metà dell’ottocento Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta inglese, conosce Prospero di Vignon, nobile ufficiale piemontese di stanza a Londra. I due si sposano, ma presto la luna di miele londinese si interrompe: l’uomo deve rientrare a Torino. La giovane moglie lo raggiungerà dopo qualche settimana: una vita del tutto nuova avrà inizio per lei.
Durante il lungo viaggio dall'Inghilterra al Piemonte Anne si ammala di vaiolo, e la sua bellezza tragicamente sfiorisce. Quella che giungerà a Torino non sarà più la Anne di cui Prospero si era innamorato a Londra.
Apparentemente parrebbero esserci tutti gli ingredienti per un polpettone rosa piuttosto vintage; invece Il rumore del mondo è un romanzo potente, curatissimo, senza sbavature. Benedetta Cibrario ambienta il suo romanzo storico in un segmento importante di storia risorgimentale, e ricostruisce con sapienza lo spirito del tempo in tutte le sue sfaccettature: la politica e i costumi, la cultura e la morale.
Narrativa autentica.
Vi offro una pagina che descrive il disagio di Prospero quando Anne sta ormai per giungere a Torino. È il preludio di una vita coniugale tutt'altro che felice. Eppure, la giovane saprà affrontare la solitudine e trovare il suo posto nella vita.




Come a volte accade, Prospero non poteva sentire. Stava contemplando davanti a sé l’insondabile prospettiva che siamo abituati a chiamare futuro. Uno spazio vuoto, capace di dare le vertigini. Lo spazio reale invece – il guardaroba in cui i domestici stavano aprendo i bauli -  era ingombro di oggetti femminili. Annunciavano l’arrivo imminente di una donna. Un tipo particolare di donna: una moglie. Sua moglie.
Era un pensiero paralizzante. A Londra l’aveva voluta, desiderata e sposata. Non in quest’ordine, insomma, ma la somma dei fattori era davanti agli occhi, in quei bauli. Era un uomo sposato da poco più di tre mesi. Come mai, adesso, si sentiva così infastidito? Perché non riusciva a provare a Torino gli stessi sentimenti che aveva creduto di provare a Londra? C’era un grado di irrealtà con cui non era in grado di fare i conti.

26 agosto 2019

Akropolis: la grande epopea di Atene

Può un saggio storico avere l’efficacia avvincente di un romanzo?
Valerio Massimo Manfredi, con Akropolis: la grande epopea di Atene, vince la sfida e presenta con uno stile gradevolissimo - pur senza cedimenti all'approssimazione - la storia dell’antica polis: le origini mitologiche, la nascita della democrazia, l’egemonia e le guerre, lo splendore e l’arte. Ma soprattutto i personaggi che l’hanno resa grande: Pericle, Socrate, Alcibiade, Fidia…
Intorno alle vicende di Atene si dipanano quelle di altre città, e di altri popoli: Mileto, Sparta, la grande Persia…
Nomi e fatti che tutti già incontrammo almeno una volta sui libri di scuola, quand'eravamo ragazzi; ma a distanza di tempo è un piacere rispolverarli e assaporarli (finalmente senza l’assillo del compito in classe!).
Godetevi con me la pagina in cui si racconta che cosa accadde dopo la battaglia di Maratona.



A quel punto Dati [l’ammiraglio persiano] pensò a un'azione di contrattacco e diede ordine di far vela verso il Pireo. La città era difesa da poche truppe della riserva mentre il grosso delle forze era ancora a Maratona e inoltre, vedendo apparire la flotta persiana, gli ateniesi avrebbero certamente pensato che la battaglia era perduta, che la loro gioventù migliore era stata falciata e che conveniva arrendersi.
Milziade [il comandante ateniese] si rese immediatamente conto che l'enorme risultato della sua vittoria sarebbe potuto essere vanificato dall'abile contromossa del nemico se il governo non fosse stato avvertito. Chiamò Fidippide, il corridore, e gli comandò di raggiungere la città e di avvertire di non arrendersi per nessun motivo perché il loro esercito vittorioso stava per arrivare. 
Fidippide, dopo aver combattuto con i suoi compagni fino a giorno inoltrato, depose le armi e si slanciò di corsa sulla strada di Atene. Non poca di quella strada era in salita attraverso sentieri impervi e malagevoli, ma il giovane sapeva che era in gioco la salvezza della città. Arrivò al tramonto gridando con le ultime forze «Nike! Nike!» (Vittoria! Vittoria!) e crollò al suolo senza vita, stroncato dall'immane fatica. La città sbarrò le porte e rinforzò i corpi di guardia e quando la flotta di Dati si presentò in rada fu subito chiaro all'ammiraglio persiano che il vantaggio della sorpresa su cui contava era svanito. Gli ateniesi sapevano di aver vinto ed erano pronti a respingere qualunque attacco. Non gli restò che ritornarsene indietro ad affrontare la collera del suo sovrano. Gli spartani arrivarono a battaglia finita e si ritirarono senza aver nemmeno messo mano alla spada. Fidippide aveva percorso in poche ore più di quaranta chilometri: il suo sacrificio viene ricordato ogni quattro anni nelle olimpiadi moderne quando atleti di tutte le parti del mondo gareggiano sulla stessa distanza da lui percorsa per guadagnare il riconoscimento più ambito e più prestigioso, quello dei corridori «maratoneti».

20 agosto 2019

Piacere puro

Leggere in riva al mare, mentre il giorno declina.
Piacere puro.
Buone vacanze a tutti i lettori!



26 luglio 2019

La collezione dei momenti felici

In questi giorni di canicola estiva, come farebbe piacere un bel tuffo nell'acqua impetuosa e fresca di un torrente!
Anche Tom e Adaora, protagonisti de Il velo dorato, regalano a se stessi una giornata di vacanza in riva al Favero. Con loro c'è Luca - "Penna Veloce" per gli amici - cui il "ragazzino un po' marrone" si sta affezionando sempre più.
Adaora vive quel momento di rara leggerezza con una gratitudine incommensurabile.
Rileggiamo insieme quella pagina così fresca...



Andarono sulle rive del Favero, presso una spiaggetta che Luca conosceva bene. I pendii erano punteggiati di gruppi che allestivano i pic-nic: tavolini pieghevoli, bracieri per grigliate, enormi borse termiche. 
Adaora, Tom e Luca e non erano così organizzati: si limitarono a stendere un plaid su uno scampolo di prato, e a mettere all'ombra il sacchetto dei panini. Le bibite le collocarono al fresco tra i sassi del torrente, in un punto in cui l'acqua scorreva meno impetuosa. Chiacchierarono, scherzarono, presero il sole. 
Verso mezzogiorno, nel momento più caldo della giornata, Tom si tuffò nel Favero. Proprio in quel momento sopraggiunsero alcuni altri ragazzini e Tom fece subito amicizia con loro, anche perché ne conosceva già un paio: avevano frequentato insieme il centro estivo, fino a due settimane prima. Si divertirono a schizzarsi acqua l'uno con l'altro, fino a diventare lividi per il freddo. 
– Grazie per tutto questo – mormorò Adaora osservando suo figlio che sguazzava spensierato.
– È piacevolissimo anche per me – ammise Luca, e tornò a distendersi sul plaid, stiracchiandosi pigramente.
– Aggiungo un momento felice.
– Aggiungi che? Dove?
– No, niente. Ho una collezione immaginaria, raccolgo i momenti felici e li conservo nella memoria. Così quando sono triste ci ripenso e mi sento un po’ meglio.
– Ne hai già raccolti tanti?
– Parecchi, sì.
– Me ne racconti qualcuno?
– Uno è adesso. Gli altri non te li posso dire. La mia collezione è segreta.
– E i momenti brutti? Raccogli anche quelli?
– No, quelli me li porto dentro e basta. Vorrei solo dimenticarli, ma a volte mi capita persino di sognarli di notte.
– Non pensi che parlandone con qualcuno potresti liberartene?
– No – rispose Adaora, con un tono secco che non ammetteva repliche. E per essere certa che la conversazione finisse lì, si alzò di scatto e si tolse il prendisole: – Vado a farmi un bagno.
Luca si sollevò a sedere e rimase a osservare la giovane donna che raggiungeva il torrente e s’immergeva nell'acqua fino a metà gamba. Indossava un vecchio bikini giallo limone, che spiccava sul nero della pelle ed evidenziava le forme perfette. Le gocce d’acqua brillavano come diamanti sul corpo liscio e tonico. Penna Veloce non riusciva a distogliere lo sguardo da Adaora, come prigioniero di un’attrazione fisica irrefrenabile.
– Luca, non vieni anche tu a fare il bagno? – gli chiese Tom, invitandolo con un ampio gesto del braccio.
– Meglio di sì – convenne il giovane. E si tuffò rapidamente nell'acqua freddissima.
Terminato il bagno, si asciugarono al sole. Poi tirarono fuori i panini e pranzarono insieme. Adaora aveva preparato una torta alla frutta.
– È deliziosa!
– Nonna Rosa m’insegnò.
Tom ne portò alcune fette ai suoi nuovi amici, che facevano pic-nic poche decine di metri più in là. Poco dopo i ragazzini contraccambiarono offrendo loro tre enormi fette di anguria freschissima.
– Allora Tom, sei contento? – gli chiese Penna Veloce, affondando il viso nello spicchio di cocomero.
– Minchia! – esclamò il ragazzino. Come dire che per lui quello era stato il più bel Ferragosto di tutta la vita.

22 luglio 2019

Marcovaldo

Quando mi capitò di leggere - ai tempi della scuola - alcuni racconti tratti da Marcovaldo di Italo Calvino, rimasi un po' perplessa: non c'era nulla d'interessante nelle vicende di questo manovale un po' sfigato, ambientalista ante litteram, soffocato dall'ambiente cittadino e dalle responsabilità quotidiane. E poi non c'era mai un lieto fine: ogni volta il povero Marcovaldo - dopo aver cercato almeno un po' di natura nel grigio della metropoli - sbatteva il naso contro la realtà e ne usciva inevitabilmente scornato. 
Nei giorni scorsi mi è capitato in mano il volume completo, e l’ho riletto in poche ore. Che dire? Marcovaldo mi ha fatto tenerezza. Probabilmente sto invecchiando.
Le cose gli vanno sempre male, ma ogni volta si rialza e ricomincia a cercare frammenti di bellezza in una quotidianità frustrante: il cielo stellato, un tenero coniglietto, la pioggia e le foglie, i funghi che crescono in una piccola aiuola, la neve che cambia l’aspetto delle cose. Sensibile e ingenuo, eterno bambino, Marcovaldo assomiglia un po' a Charlie Brown: non c'è delusione che riesca a stroncare la sua caparbia capacità di sognare e ricominciare.
Volete sorridere? Rileggete con me qualcuna delle (dis)avventure di Marcovaldo al supermarket…



- Papà, lo possiamo prendere questo? chiedevano i bambini ogni minuto.
- No, non si tocca, è proibito, - diceva Marcovaldo ricordandosi che alla fine di quel giro li attendeva la cassiera per la somma.
- E perché quella signora lì li prende? - insistevano, vedendo tutte queste buone donne che, entrate per comprare solo due carote e un sedano, non sapevano resistere di fronte a una piramide di barattoli e tum! tum! tum! con un gesto tra distratto e rassegnato lasciavano cadere lattine di pomodori pelati, pesche sciroppate, alici sott'olio a tambureggiare nel carrello.
Insomma, se il tuo carrello è vuoto e gli altri pieni, si può reggere fino a un certo punto: poi ti prende un'invidia, un crepacuore, e non resisti più. Allora Marcovaldo, dopo aver raccomandato alla moglie e ai figlioli di non toccare niente, girò veloce a una traversa tra i banchi, si sottrasse alla vista della famiglia e, presa da un ripiano una scatola di datteri, la depose nel carrello. Voleva soltanto provare il piacere di portarla in giro per dieci minuti, sfoggiare anche lui i suoi acquisti come gli altri, e poi rimetterla dove l'aveva presa. Questa scatola, e anche una rossa bottiglia di salsa piccante, e un sacchetto di caffè, e un azzurro pacco di spaghetti.
Marcovaldo era sicuro che, facendo con delicatezza, poteva per almeno un quarto d'ora gustare la gioia di chi sa scegliere il prodotto, senza dover pagare neanche un soldo. Ma guai se i bambini lo vedevano! Subito si sarebbero messi a imitarlo e chissà che confusione ne sarebbe nata!

17 luglio 2019

Addio, Andrea Camilleri

La notizia della morte di Andrea Camilleri mi coglie in una mattinata di vacanza, mentre stesa al sole leggo l'ultima sua opera, acquistata da pochi giorni.
C'è sempre stata una distanza abissale fra le sue posizioni (politiche, sociali, religiose, culturali...) e il mio personale sentire; eppure, non ho mai potuto evitare di riconoscere fra le sue pagine la genialità del grande scrittore. Possiedo tutti i suoi romanzi, e ciclicamente li rileggo.
E devo sinceramente ammettere che Camilleri è stato anche - a tratti - un vero poeta.

"...ma il fatto è che quando hai sbacantato i cassetti trovi una quantità di carte vecchie, scordate, alcune delle quali, quasi a forza, vogliono essere lette e tu, inevitabilmente, finisci col precipitare sempre più in fondo al gorgo della memoria e ti tornano a mente macari cose che per anni e anni hai fatto di tutto per scordare. È un gioco tinto, quello dei ricordi..."
(A. Camilleri - L'odore della notte)


11 luglio 2019

Il romanzo di Matilda

Tutti abbiamo "incontrato" Matilde di Canossa studiando storia a scuola, e qualcosa di lei ci è rimasto impresso. Magari non ricordiamo bene gli eventi di quel periodo (a cavallo fra l’XI e il XII secolo), forse la lotta per le investiture si perde nella nebbia di pagine lontane, ma il nome di Matilde sicuramente non l’abbiamo dimenticato. 
Fu colei che tenne testa (anche con le armi) all'imperatore, e che amò (fin troppo, stando alle malelingue) il papa. Potente feudataria, donna di grande vision politica, fu l’artefice della grande umiliazione di Enrico IV. Se l’espressione "venire a Canossa" è tuttora proverbiale, lo dobbiamo a lei.
Ebbene: la scrittrice Elisa Guidelli, ne Il romanzo di Matilda, tenta una trasposizione narrativa di questa figura formidabile. Ne ricostruisce la biografia con buona esattezza storica, e nello stesso tempo riesce a dipingere con vive pennellate il ritratto di una donna appassionata e passionale, dotata di straordinaria forza e capace di grande fragilità, fedele ai suoi ideali e nello stesso tempo concretissima.