30 gennaio 2016
Non li lasciate, i ragazzi...
27 gennaio 2016
Vivendo e quasi vivendo
A volte il frumento ci manca, a volte il raccolto è propizio, un anno è un anno di pioggia, un altro è un anno di siccità, un anno ci sono mele abbondanti, un altr'anno le prugne sono scarse. Eppure siamo riuscite a vivere, vivendo e quasi vivendo.
Abbiamo onorato le feste, ascoltato la messa, abbiamo fatto fermentare il sidro e la birra, abbiamo raccolto la legna all'apparire dell'inverno, ci siamo attardate a parlare all'angolo del focolare, a parlare all'angolo delle strade, a parlare non sempre a bassa voce, vivendo e quasi vivendo...
Tutte abbiamo avuto terrori privati, ombre personali, paure segrete. Ma ora una grande paura è sopra di noi, una paura non di una, ma di molti, una paura simile alla nascita e alla morte, esse sole e nient'altro, come isolate nel vuoto.
Siamo invase dalla paura che non possiamo conoscere, che non possiamo affrontare, che nessuno può capire. E ci strappano il cuore, ci sbucciano il cervello a strati, come una cipolla, ci sentiamo perdute, perdute in un terrore totale, che nessuno può capire...
23 gennaio 2016
Tre fili di frumento
Indimenticabile.
Don Camillo cavò di tasca il suo coltellino e tagliò fuori dalla terra bruna una zolla con tre tenere piantine di frumento. Aveva in tasca il bicchierino di alluminio che gli serviva da Calice: «Ne troverò un altro» pensò mentre lo riempiva con la zolla di terra. «Portalo a casa a tua madre» disse al compagno Tavan mentre gli metteva in mano il bicchiere.
19 gennaio 2016
All'ultimo momento
La dedico a chi apprezza i romanzi storici.
A chi si lascia avvincere dalle storie epiche.
A chi non si limita ai best seller di gran moda.
Giovannino faccia-infarinata si voltò verso di lui e annunciò livido: “Ho finite le munizioni”, quindi inastò la baionetta; ma Stefano non lo udì, si lamentava adagio: “Ahi…ahi” Faccia-infarinata vide il guanto che il giovane si premeva al petto rosso di sangue, udì il lamento. Stefano giaceva come ammucchiato contro lo spalto: l'altro, deposto per un istante il moschetto, si piegò su di lui e lo tirò supino; il dolore nel petto di Stefano diminuì un poco, cessò il suo lamento; egli tuttavia non apriva gli occhi. Li aveva fissi su sua madre, seduta lì, nella cucina di casa, al solito posto: la mamma dalla sedia lo guardava, lo guardava, con occhi spalancati. Stefano l'invitava: “Parlate, dai, dite qualche cosa voi, che io, con questa fitta al cuore, non posso parlare… e non c'è più tempo, mamma, non c'è più tempo.” La figura della madre fluttuava, fino a diventare indistinta, si dissipava: “Mamma! Mamma!” urlò Stefano.
“Anche questo” pensò Faccia-infarinata; “anche lui! All'ultimo momento chiamano tutti la mamma!”. Si chinò nuovamente su Stefano, che stavolta aprì gli occhi e vide quella larva di faccia imminente. “Il Giovannino di Nomana…” pensò, come in una nebbia; poi: “No, no…” si disse: “è… è la faccia della morte!” e compiendo un supremo sforzo alzò entrambe le braccia per respingerla. La sua anima abbandonò il corpo. Come quando bambino, nel cortile della Nomanella, poggiati per gioco mani e ventre su una stanga del carro Stefano spingeva le gambe in alto e la testa in giù per vedere il mondo capovolto, così ora intorno a lui si produsse un grande capovolgimento. […]
14 gennaio 2016
Io me la cavo sempre!
13 gennaio 2016
Quei libri di un tempo
«...Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d'un libro prediletto... ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono...»
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11 gennaio 2016
Devo trovare ciò che mi sta a cuore
«Come si fa a trovare il proprio sogno? Però, prof, non mi prenda in giro.»
«Cercalo»
«Come?»
«Poni le domande giuste.»
«Che vuol dire?»
«Leggi, guarda, interessati… tutto con grande slancio, passione e studio. Poni una domanda a ognuna delle cose che ti colpiscono e appassionano, chiedi a ciascuna perché ti appassiona. Lì è la risposta al tuo sogno. Non sono i nostri umori che contano, ma i nostri amori.»
08 gennaio 2016
Un piacere personale
05 gennaio 2016
Cani perduti senza collare
Zanna Bianca aspetta ancora un istante; fissa l’una dopo l’altra quelle facce ermetiche, poi dice lentamente:«Ascoltate bene! È stato rubato nel dormitorio un biglietto da cinquecento franchi, appartenente al vostro compagno Timeone. Spero che il ladro si denuncerà da sé, per evitarmi di punirvi tutti… Di punirvi gravemente!» aggiunse dopo un silenzio.
Nessuno si muove… E tuttavia!... Radar, contro ogni logica, va ad allinearsi presso i compagni – proprio accanto a Paulo, che l’ha derubato. È vero che è il solo a non saperlo!
«Sta bene» riprende zanna Bianca (e si direbbe ch’egli non sia scontento di quel silenzio). «Resteremo qui, fino a che il ladro si decida ad agire da uomo!»
Guarda l’ora al polso; lascia liberi con un gesto gli altri due capi, e comincia a percorrere a lunghi passi il prato.
Il capo Robert viene a parlargli a bassa voce:«Se per caso ce ne fosse uno che conosca il colpevole…»
«Lo conoscono tutti, mio caro!»
«Allora, uno di loro vorrà sicuramente…»ù«Denunciarlo? Certamente no! Nessuno glielo perdonerebbe… Io per primo, del resto! Ah no! Preferisco complici a delle spie! – e voi no?»
«Se necessario, sì… E non ditemi che rischiamo di prendere freddo! Giochiamo una partita ben più importante, mio caro! Non dimenticate che tutti questi ragazzi, o quasi tutti, hanno rubato…»
«Non è stata colpa loro: la società in cui viviamo…»
«D’accordo! Ma io non ho in consegna la società. Devo soltanto trarre di impaccio sessanta ragazzi. Se spiego loro che sono delle vittime, resteranno tali per tutta la vita: è un ruolo più piacevole di quel che pensate! Io li persuado che un giorno avranno, come gli altri, una famiglia e un mestiere, e che questo è più onorevole del vagabondaggio e del bistrò... »
03 gennaio 2016
Il diritto ad avere un figlio
Per ora si accontentava del caffè, che sorseggiava lentamente, guardando in direzione di una finestra aperta sul giardino, ma non si capiva se lo sguardo riflessivo fosse perso verso l’orizzonte o fosse concentrato sul carrello dei dolci, posto sotto la finestra.
«Non ti nascondo che la vicenda è intricata, da un punto di vista legale. Quando è stata approvata la fecondazione eterologa, la battaglia culturale e legale era incentrata sul diritto delle donne ad avere dei figli. Ogni loro capriccio doveva essere accontentato. Il partner non era fertile? Bastava andare ad un supermercato del seme ed eccole accontentate. Volevano un figlio senza avere accanto un uomo? Eccole servite. Negare loro questa opportunità sembrava crudele, egoista. Poi, con il passare degli anni, a fronte di molti casi controversi, è emerso il problema educativo, psicologico, genetico. Il mondo si è riempito di uomini che alla lunga si stancavano di fare i padri di ragazzi che in realtà non appartenevano a loro, e di ragazzi cresciuti senza un padre che all’improvviso pretendevano di conoscerlo. Ed ecco di nuovo la dittatura del desiderio. Vuoi liberarti di quel peso educativo? Fai accertare che non sei il vero padre. E tu, ragazzo, vuoi conoscere il tuo vero padre? Accomodati e ti faccio vedere la scheda del donatore. La sentenza ha cercato di porre rimedio a questi problemi. Che in realtà sono senza rimedio. Da qualunque parte la si guardi, la situazione non si aggiusta. Comunque, Riccardo, sei stato proprio tu a tirare fuori la questione, se tu fossi stato zitto nessuno avrebbe saputo nulla, quelle donne non sarebbero là fuori a imbottirsi di tranquillanti, quei ragazzi non sarebbero sconvolti e tu non avresti litigato con tua moglie. Io adesso non sarei qui a darti assistenza legale. […]»
Riccardo sprofondò ancora di più nella poltrona...
01 gennaio 2016
Un augurio sincero
con affetto e pace nelle vostre famiglie
con amicizie sempre più genuine e forti
con esperienze autentiche di Verità e di Bellezza
con incontri importanti per crescere
e... con la compagnia di tanti buoni libri!
Buon anno a tutti.
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29 dicembre 2015
Il 2015 de "La camera bella"
- 14 marzo – Presentazione al CentroCulturale Pier Giorgio Frassati di Torino.
- 16 maggio – Speed Book al SaloneInternazionale del Libro di Torino.
- 23 maggio – Presentazione presso Averegina Libreria di Torino
- 7 agosto – Presentazione presso Pro loco di Roburent (CN) nell’ambito della rassegna letteraria “Libri Liberi”.
- 21 novembre – Incontro con gli studenti del’IIS Bachelet di Abbiategrasso (MI).
- 12 dicembre – Presentazione presso EMI Edicola Cartolibreria di Grugliasco.
25 dicembre 2015
19 dicembre 2015
Perché è nato questo blog?
18 dicembre 2015
L'indomani era Natale...
15 dicembre 2015
Uno strumento ottico
13 dicembre 2015
La favola di Natale nel lager di Sandbostel
Anche nel castello d'acciaio annidato nell'ombra del Nord, un bambino è nato e piange, nella sua culla corazzata. Ma lo scaldano col loro fiato micidiale un lanciafiamme e lo scappamento del carro armato. Ma la sua voce è aspra e le sue mani hanno già piccoli artigli perché è il Dio della Guerra e nessuno viene a portargli doni.
Mentre invece, alla capanna del Dio della Pace, giungono pastori e pastorelle recando agnelli e anfore colme di latte. Latte scremato: perché le pecorelle sono state tosate e la panna l'hanno adoperata per fare alle pastorelle un mantello di lanital. E i pastori se ne dolgono, ma san Giuseppe sorride: «Non importa: la colpa non è vostra, la colpa è della guerra».[…]
Fa freddo.Gli alberi hanno riallargato il loro cerchio e il Vento soffia gelido.Croci nere sono sparse nel bosco e attorno a ogni croce si aggirano mute ombre. E le croci sono tante, e le ombre sono infinite.«Chi sono, papà?»«Sono gli spiriti dei vivi che vengono a cercare i loro morti. Guardano tutte le croci che la guerra ha sparso nel mondo, leggono i nomi incisi sulle croci. E quando una mamma ritrova la tomba del suo figliolo, si siede sotto la croce e parla con lui di tempi felici che non torneranno mai più».Il Vento, intanto, riporta la canzone che è stata fino ai campi di prigionia e ritorna alle case, e la canzone che è stata alle case e ritorna ai campi di prigionia.«Buon Natale, mamma, buon Natale, Albertino», dice il babbo. «Ora ritornate a casa: la vostra canzone vi riaccompagnerà».«E tu non vieni, papà?»«Domani, Albertino...»«Domani o morgen?» chiede la nonnina.«Dorgen, mamma».«Papà, perché non mi prendi con te?»«Neppure in sogno i bambini debbono entrare laggiù. Promettimi che non verrai mai».«Te lo prometto, papà».
Se ne sono andati assieme alle loro canzoni e il bosco è muto e deserto.Nevica e una nuova soffice coltre si stende sull'altra indurita dal vento.Il cerchio verde attorno al fuoco è ridiventato bianco. Scompare la traccia dei sentieri.
11 dicembre 2015
Una fiamma inestinguibile
Proprio in questi giorni sto leggendo il romanzo storico Una fiamma
inestinguibile. L'avventurosa vita di Sant'Agostino, dello scrittore Louis de
Wohl.
Ve ne offro un breve passo; buona lettura!
[…] Se n’era andata in lacrime. Una donna esile e angosciata, una creatura minuta e smorta, che incolpava Agostino del cambiamento del figlio, e implorava l’aiuto di sua madre.Il mio aiuto, pensò Monica. Ma come posso aiutare suo figlio, se non riesco nemmeno ad aiutare il mio? Oh, Signore mio Dio, tu l’hai affidato alla mia tutela, e io non sono stata all’altezza. Di colpo cadde a sedere. Le sfuggì un altro gemito, come se il suo cuore si stesse spezzando. Aveva capito perché non aveva saputo aiutarlo. Era perché temeva di perderlo. Si era ridotta da sola all’impotenza per il desiderio di tenerlo con sé, di continuare a vederlo, anche se poco e male. Il suo viscerale amore materno le aveva fatto dimenticare che il figlio non apparteneva a lei, ma a Dio. […]
10 dicembre 2015
Abitati da libri e da amici
Con lucida profondità afferma:«…Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici…»
08 dicembre 2015
Il grande e assurdo regalo di me stesso
E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea.Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo Chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza nella casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.
Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l'ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà.



















