15 giugno 2026

Il velo di Lucrezia

 



Masaccio è inarrivabile, pensa Filippo, che non ha mai visto uno stile del genere prima di lui. Senza dubbio Giotto è stato un buon punto di partenza per i pittori della nuova generazione. Ma Masaccio è andato molto oltre. E lui si metterà sulle sue orme. Seguirà il percorso che il suo maestro ha tracciato, fiero di camminare sulle spalle di quel gigante. Senza trovare nulla di mortificante o di sminuente nell'essere un suo allievo, un seguace, forse un imitatore. Anzi, al contrario, considerandosi fortunato per aver incrociato un genio sul suo cammino. Grazie alla magia delle sue mani, donne e uomini destinati a restare nel limbo dolente dei non nati verranno portati alla vita, il passato sarà resuscitato e narrerà l'eterna storia dell'uomo, con i suoi sentimenti, le sue passioni, le sue emozioni.
E forse donerà ai protagonisti delle sue opere quella forma di immortalità che solo l'arte può assicurare su questa terra, almeno fino a quando gli esseri umani non regrediranno allo stato di bruti e continueranno ad amare il bello. Perché solo l'amore per il bello in tutte le sue forme può aiutarli a coltivare anche il buono, migliorando sé stessi.
Un giorno, pensa, non so quando, realizzerò d'arte così sublime che sarà destinata all'eternità: il mio capolavoro. E attraverso di essa io stesso verrò ricordato in eterno e sfuggirò alla morte, che altro non è l'oblio, la dimenticanza da parte dell'umanità del passaggio sulla Terra.    
Ne basta una. Una sola. La vede già. O, se non la vede, ne sente l'urgenza dentro di sé.
La protagonista sarà una donna. Chissà perché, ne è certo. Bella come sua madre e magari con il suo odore, quello che lui ancora riesce a percepire dalla camiciola custodita gelosamente e che lo salva da quel senso di vuoto, di mancanza, che ogni tanto lo assale.
Dovrà solo cercarne una di bellezza così perfetta da essere degna dell'eternità.
Non può dire quando accadrà.
Ma quando la incontrerà la riconoscerà all'istante.

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