15 giugno 2026

Il velo di Lucrezia

Non dev'essere stato facile scrivere un romanzo sul grande pittore rinascimentale Filippo Lippi - e sulla sua storia d'amore con Lucrezia Buti - senza scivolare nel banale. Senza indulgere al gusto per il torbido, per il pruriginoso. Senza cedere alla tentazione di fare "audience" raccontando con toni piccanti i dettagli di una vicenda che nella Firenze del '400 scatenò lo scandalo. Del resto, si tratta pur sempre di un frate che si innamorò di una monaca, fuggì con lei, e ci fece pure un figlio. No, non era facile scrivere un buon romanzo su questa vicenda, mantenendosi aderenti alla realtà storica e cogliendone i risvolti più luminosi.

Carla Maria Russo, però, ce l'ha fatta. In «Il velo di Lucrezia» ha saputo rendere con garbo e delicatezza i moti del cuore, la passione per l'arte, il gusto del bello. Un'ottima penna, davvero.

Gustatevi questa pagina, che aiuta a intuire quale fosse la "poetica" di Filippo. E leggetela tenendo presente, con la coda dell'occhio, il volto indimenticabile di Lucrezia (ritratta magistralmente nella "Madonna col Bambino e angeli", detta "Lippina", oggi conservata agli Uffizi di Firenze). 

Masaccio è inarrivabile, pensa Filippo, che non ha mai visto uno stile del genere prima di lui. Senza dubbio Giotto è stato un buon punto di partenza per i pittori della nuova generazione. Ma Masaccio è andato molto oltre. E lui si metterà sulle sue orme. Seguirà il percorso che il suo maestro ha tracciato, fiero di camminare sulle spalle di quel gigante. Senza trovare nulla di mortificante o di sminuente nell'essere un suo allievo, un seguace, forse un imitatore. Anzi, al contrario, considerandosi fortunato per aver incrociato un genio sul suo cammino. Grazie alla magia delle sue mani, donne e uomini destinati a restare nel limbo dolente dei non nati verranno portati alla vita, il passato sarà resuscitato e narrerà l'eterna storia dell'uomo, con i suoi sentimenti, le sue passioni, le sue emozioni.

E forse donerà ai protagonisti delle sue opere quella forma di immortalità che solo l'arte può assicurare su questa terra, almeno fino a quando gli esseri umani non regrediranno allo stato di bruti e continueranno ad amare il bello. Perché solo l'amore per il bello in tutte le sue forme può aiutarli a coltivare anche il buono, migliorando sé stessi.
Un giorno, pensa, non so quando, realizzerò d'arte così sublime che sarà destinata all'eternità: il mio capolavoro. E attraverso di essa io stesso verrò ricordato in eterno e sfuggirò alla morte, che altro non è l'oblio, la dimenticanza da parte dell'umanità del passaggio sulla Terra.    
Ne basta una. Una sola. La vede già. O, se non la vede, ne sente l'urgenza dentro di sé.
La protagonista sarà una donna. Chissà perché, ne è certo. Bella come sua madre e magari con il suo odore, quello che lui ancora riesce a percepire dalla camiciola custodita gelosamente e che lo salva da quel senso di vuoto, di mancanza, che ogni tanto lo assale.
Dovrà solo cercarne una di bellezza così perfetta da essere degna dell'eternità.
Non può dire quando accadrà.
Ma quando la incontrerà la riconoscerà all'istante.



01 giugno 2026

[San Francesco] Il gioioso mendicante

Combinando il mio amore per la figura di San Francesco e la mia predilezione per i romanzi di Louis De Wohl, non può che derivarne un sincero apprezzamento per "Il gioioso mendicante". 

Francesco Bernardone, giovane ricco e ambizioso dell’Assisi duecentesca, conduce un’esistenza mondana e spensierata, animata da un vivo desiderio di gloria cavalleresca. Una profonda crisi interiore lo conduce a una scelta radicale: rinunciare a tutto, vivere in povertà e abbracciare una fede totalizzante.  

Il Francesco di De Wohl è una figura viva, piena di desideri e di contraddizioni, capace di slanci eroici e profonde tenerezze. Ma soprattutto, è un innamorato di Cristo: un innamorato che - proprio in virtù del suo rapporto con il Signore – domanda, domanda, domanda.

Consiglio questo libro a chi ama i romanzi storici ben documentati; a chi è interessato a figure spirituali forti, raccontate senza retorica; a chi apprezza protagonisti in profonda evoluzione interiore; a chi cerca una lettura intensa ma non pesante, con un messaggio di speranza e libertà. Ma ancor più a chi sente il fascino di un Dio che chiede tutto, e dà tutto.