Lo so, i libri vanno gustati, non divorati. Questa volta, però, mi sono lasciata catturare da "Tanta ancora vita" più di quanto prevedessi. Certo che non sbaglia un colpo, Viola Ardone: anche in questo romanzo ha saputo restituire autenticità ai passaggi più fragili della vita.
Kostya è un ragazzino ucraino di dieci anni che si mette in viaggio per raggiungere la sua Babusia (nonna) Irina, domestica a Napoli. Il suo Tato (papà) è andato al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Nello zaino, Kostya custodisce la foto della sua Mate (mamma) che non ha mai conosciuto, e l'indirizzo della nonna.
Dopo un lungo viaggio denso di pericoli e incontri, il bambino giunge a Napoli. Vita, la signora al cui servizio Irina lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Vita è una donna depressa e ferita; dopo la morte di suo figlio non si è mai ripresa. Kostya irrompe nella sua vita, e pian piano la costringe a recuperare la propria dimensione di madre.
Kostya, Irina e Vita si alternano come voci narranti.
Tutti e tre si trovano a fare i conti con perdite, relazioni complicate e scelte che cambiano la vita. Il presente si intreccia continuamente con il passato, e fa emergere elementi che spiegano le fragilità dei personaggi. Il filo conduttore è l’idea che, anche dopo grandi sofferenze e irrimediabili perdite, resti "tanta ancora vita" da riscrivere.
Permettetemi di offrirvi alcuni passi tratti dalla prima parte. La voce narrante è il piccolo Kostya.
-1-
Di questa Babusia da cui devo andare non so proprio nulla, è venuta una volta soltanto a trovarci ma ero troppo piccolo per ricordare. Telefona spesso però, e manda soldi dall'Italia per renderci la vita più comoda, come dicono gli amici del mio Tato ogni volta che stappano birre pagate con il sudore della sua fronte. Di lei ho visto una foto ma era da giovane, e le ragazze si somigliano tutte tra loro perché sono belle, col tempo gli viene la faccia da cocker scontento, gridano, fanno domande che triturano i cosiddetti e ti viene voglia di mandarle al didietro. La mia Mate invece sarà sempre giovane e non avrà mai altra faccia di quella che ho dentro lo zaino.
-2-
Che altro potevamo fare? Scendere nel buio della terra, cercare il sonno che non c'era più, aspettare le bombe che qualche volta cadevano altrimenti era un falso allarme, restare ancora un po' per sicurezza prima di tornare in superficie come sorci impauriti. Il mio Tato mi dava la foto della Mate e mi diceva chiudi gli occhi e pensala forte, così il mondo si aggiusta.
Nelle gallerie della metropolitana chi pregava, chi piangeva, chi raccontava i fatti suoi perché era abituato così, e la vita di sotto continuava come quella di sopra ma senza l'azzurro del cielo.
Che altro potevamo fare? Scendere nel buio della terra, cercare il sonno che non c'era più, aspettare le bombe che qualche volta cadevano altrimenti era un falso allarme, restare ancora un po' per sicurezza prima di tornare in superficie come sorci impauriti. Il mio Tato mi dava la foto della Mate e mi diceva chiudi gli occhi e pensala forte, così il mondo si aggiusta.
Nelle gallerie della metropolitana chi pregava, chi piangeva, chi raccontava i fatti suoi perché era abituato così, e la vita di sotto continuava come quella di sopra ma senza l'azzurro del cielo.
-3-
L'autista dice che non si può tenere il motore acceso per riscaldare il furgone perché non vuole consumere benzina prima di passare il confine, per fortuna una giovane donna distribuisce coperte di pile.
È notte, la seconda che passo da solo, e ho nostalgia di tutto: del nostro lettone con il cuscino al centro, della puzza di scarico che arriva dal bagno, della sirena che dica di alzarci e scappare al rifugio. Stanotte mi manca persino una mamma che non ho conosciuto.
L'autista dice che non si può tenere il motore acceso per riscaldare il furgone perché non vuole consumere benzina prima di passare il confine, per fortuna una giovane donna distribuisce coperte di pile.
È notte, la seconda che passo da solo, e ho nostalgia di tutto: del nostro lettone con il cuscino al centro, della puzza di scarico che arriva dal bagno, della sirena che dica di alzarci e scappare al rifugio. Stanotte mi manca persino una mamma che non ho conosciuto.
-4-
Marciare non correre camminare aspettare. Ora siamo in Polonia, che vuol dire salvezza. Il numero scritto con la biro blu dal mio Tato sul retro della foto della Mate è un po' sbiadito, come tutto quello che è rimasto dall'altra parte: la casa, la scuola, gli amici. [...] Per fortuna c'è il sole anche se l'aria è fredda. Mi fanno male i piedi, mi fa male la pancia, mi fanno male i ricordi. A che serve salvarti se manca tutto il resto?
Marciare non correre camminare aspettare. Ora siamo in Polonia, che vuol dire salvezza. Il numero scritto con la biro blu dal mio Tato sul retro della foto della Mate è un po' sbiadito, come tutto quello che è rimasto dall'altra parte: la casa, la scuola, gli amici. [...] Per fortuna c'è il sole anche se l'aria è fredda. Mi fanno male i piedi, mi fa male la pancia, mi fanno male i ricordi. A che serve salvarti se manca tutto il resto?

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