«...Sapeva, quando era partito per l'India, che non avrebbe mai rivisto nessuno dei suoi amici. [...] Aveva ritagliato le loro firme dalle loro lettere e le teneva in una borsetta di pelle, insieme a una copia dei suoi voti, sul cuore...»
Nel romanzo "Infiammare ogni cosa", Louis De Wohl racconta (magistralmente!) la vita di Francisco Xavier (San Francesco Saverio), nobile spagnolo del XVI secolo, ambizioso studente presso l'Università di Parigi. Dapprima attratto esclusivamente dal successo personale, Francisco entra in contatto con Ignazio di Loyola, e questo incontro scuote progressivamente le sue certezze.
Convertitosi a una fede radicale e vivissima, Francisco diventerà uno dei primi gesuiti e intraprenderà un’incredibile avventura missionaria in Asia: India, Indonesia, Giappone, fino al sogno (mai realizzato) di entrare in Cina. Un fuoco interiore, il suo, desideroso solo di «infiammare ogni cosa». Una vita innamorata di Cristo, e pronta a ogni rischio, a ogni frontiera.
Permettetemi di offrirvi le pagine in cui un confratello osserva allibito Francisco, mentre celebra messa in un ghetto di lebbrosi.
Francisco oltrepassò alcune capanne appena oltre il cancello e poi si introdusse in una vietta che conduceva verso ovest.
Padre Campo non ci era mai stato prima. Tuttavia, il nunzio sarebbe sicuramente dovuto tornare indietro, e allora gli avrebbe potuto parlare. Padre Campo si disse almeno una decina di volte che era un idiota a trascinarsi così sotto quel sole infuocato, eppure continuò.
Poi vide il campo. Non aveva mura né cancelli. Consisteva semplicemente in un gruppo di qualche decina di vecchie capanne pericolanti; vide anche un certo numero di uomini e donne in piedi o seduti. Avvicinandosi, si accorse che la maggior parte di loro aveva le braccia o i piedi bendati, e alcuni anche la testa.
Poi udì il batacchio, e all'improvviso comprese e si fermò di colpo. Il sangue gli defluì dal viso. Gli si seccò la bocca, e le mani e le ginocchia iniziarono a tremare di vita propria.
Ma Francisco non si era fermato. Continuava a camminare come se il suono legnoso del batacchio non significasse nulla per lui. Ora la gente del campo sembrò riconoscerlo: emisero strani suoni rochi e iniziarono ad accalcarsi intorno a lui. Altri cominciarono a uscire dalle capanne. Dovevano essere cento, o di più. Fece cenni di saluto con il braccio, quindi andò verso quello che sembrava un mucchio di pietre, appoggiò il fagotto e lo scoprì.
Con il cuore in gola, padre Campo si avvicinò di qualche passo al campo. Riuscì a vedere padre Francisco che tirava fuori alba, manipolo, stola e pianeta e iniziava a vestirsi.
La messa. Stava per dire messa per i lebbrosi.
Padre Campo ormai era abbastanza vicino da vedere mani così gonfie da essere il doppio delle loro dimensioni originarie, facce con buchi enormi al posto di naso e bocca, spalle e toraci coperti di grandi ulcere. Si fermò di nuovo. Nonostante il sole, stava tremando.
La messa iniziò. Un bimbo con le mani bendate servì come accolito.
Padre Campo fece il segno della croce e pregò e, mentre pregava, ebbe i pensieri più strani. L'intero mondo era lebbroso, e i lebbrosi peggiori erano quelli che non sapevano neppure di essere malati. Perché su molti di loro la malattia non si mostrava all'esterno, non era sulla pelle né gli mutilava le dita delle mani e dei piedi, come era successo alla giovane donna laggiù, ma dentro erano uno spettacolo peggiore di quel vecchio, la cui faccia era una massa biancastra di gonfiori e che si era rannicchiato a terra perché non aveva più gambe, ma solo due moncherini bendati. […]
Mentre la messa procedeva, si chiese se sarebbe stato sicuro per lui inginocchiarsi su un terreno calpestato da innumerevoli piedi lebbrosi, ma quando tutte le schiene si chinarono, mentre padre Francisco chiamava la Seconda Persona della Santa Trinità giù dall'alto del Cielo, se ne dimenticò completamente e cadde sulle ginocchia e ci rimase.
Quando vide che era arrivato il momento della Santa Comunione, sentì che dipendeva da lui fare qualcosa, e allo stesso tempo la paura montò in lui come non gli era mai successo prima. Ma sapeva che era un momento decisivo... che sarebbe potuto essere, no, che era il momento decisivo per lui, e allora si costrinse ad alzarsi e avanzò a grandi passi, con le gambe che lo reggevano a malapena, finché raggiunse l'orribile circolo dei lebbrosi, alcuni dei quali voltarono le spaventose facce verso di lui, e ancora una volta ebbe il pensiero più strano: il pensiero che sarebbe stato insopportabile se non l'avessero fatto passare, se lo avessero escluso, come se il lebbroso fosse stato lui...
Ma quelli si ritrassero giusto un po', a destra e a sinistra, e lui raggiunse padre Francisco all'altare, proprio mentre questi si stava girando verso la comunità con il ciborio in mano.
Ancora una volta padre Campo si inginocchiò. Quindi prese il piatto dalle mani bendate del piccolo accolito che lo guardava con grandi occhi neri e lo tenne sotto il mento di coloro che ora stavano ricevendo l'ostia dalle mani di padre Francisco. Facce da cento incubi, bocche senza labbra, piaghe suppuranti e ulcere puzzolenti, occhi le cui palpebre erano quasi completamente mangiate via, ulcere sulle stesse lingue su cui padre Francisco depositava l'ostia con un movimento rapido e nitido, vecchi, giovani, donne, ragazze e bambini. Tutti ricevettero la Santa Comunione, ogni singolo lebbroso. Sembravano essercene migliaia e migliaia. Sembrava che non finissero mai.
Ma finirono, e il piccolo accolito si riprese il piatto e la messa andò avanti fino alla fine e padre Campo aiutò padre Francisco a spogliarsi e il fagotto venne rimpacchettato e fu la preghiera di ringraziamento, e i lebbrosi parlarono a padre Francisco e lui parlò a loro, e poi i due preti si andarono e si incamminarono verso la Città d'Oro.
Non parlarono. Non dissero una sola parola. Solamente quando ebbero superato il cancello, padre Campo all'improvviso si fermò e padre Francisco si fermò con lui e si voltò di lui.
«C'è solo una cosa che voglio dire» disse padre Campo, e dovette ripetersi per ché la voce gli vacillava. «Voglio dire che solo ora so co sa significa l'Incarnazione di nostro Signore benedetto.»
Padre Francisco sorrise.

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