01 aprile 2026

[San Francesco] Legenda maior

Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell’ordine, scrive la "Legenda Maior", che diventerà la biografia ufficiale di San Francesco. Siamo intorno al 1260–1263, quindi circa trent’anni dopo rispetto alla "Vita Beati Francisci" di Tommaso da Celano.

L’intento di Bonaventura è quello di unificare le numerose narrazioni e tradizioni locali fiorite negli anni spesso senza rigore storico, rischiando di creare confusione. 

Bonaventura disegna un ritratto di Francesco come perfetto imitatore di Gesù: ne risulta un’immagine del santo decisamente idealizzata e per così dire "cristologica". Lo stile è armonioso, sistematico, solenne, e fortemente simbolico.
Utilizzata nella liturgia, nella formazione dei frati, nella predicazione, quest’opera guiderà per secoli la spiritualità francescana. E influenzerà arte, iconografia, predicazione medievale e rinascimentale; Giotto stesso prenderà ispirazione da Bonaventura per la realizzazione del ciclo d’affreschi in Assisi.

Vi offro come "assaggio" uno dei passi più belli, quello dell’esperienza vissuta da Francesco presso la chiesetta di San Damiano (Cap. 2,1)

Nel nuovo genere di vita che aveva abbracciato, il servo dell'Altissimo non aveva altra guida se non quella di Cristo. Per questo la divina clemenza si degnò di visitarlo ancora con la dolcezza della sua grazia. Un giorno, infatti, egli uscì a meditare nell'aperta campagna. Mentre passeggiava nei paraggi della chiesa di San Damiano che, decrepita com'era, minacciava di crollare, il giovane, spinto dallo Spirito, vi entrò per pregare. Inginocchiatosi dinanzi ad un'immagine del Crocifisso, mentre pregava, si senti riempito da una gran consolazione di Spirito. Intento, con gli occhi pieni di lacrime, verso la croce del Signore, udì con le sue stesse orecchie una voce proveniente da quella croce, che gli disse per tre volte: «Francesco, va' a restaurare la mia dimora, che, come vedi, sta andando tutta in sfacelo». Il giovane, tutto tremante, si stupisce all'udire una voce così straordinaria, dal momento ch’egli si trovava solo nella chiesa. Poi, meditando in cuor suo su che cosa potessero mai significare quelle divine parole, perdette i sensi nel delirio dell’estasi. Ripresosi, si appresta ad obbedire, avendo in animo di riparare materialmente quella chiesa, sebbene le parole divine si riferissero principalmente a quella che Cristo acquistò con il suo sangue, come più tardi insegnerà lo Spirito Santo a Francesco, e questi poi rivelò ai suoi frati.
Il giovane, allora, si riscosse e, facendosi coraggio con un segno di croce, arraffate delle stoffe da vendere, corse in fretta verso la città di Foligno. Colà vendette tutto ciò che aveva: fortunato mercante!, persino del cavallo su cui stava seduto riuscì a disfarsi ad un prezzo conveniente! Tornato ad Assisi, entrò con riverenza nella chiesa che aveva ricevuto ordine di restaurare e, trovandovi il povero sacerdote, con la massima delicatezza gli offerse il denaro per la riparazione della chiesa e per i poveri, chiedendogli umilmente se avrebbe consentito a che dimorasse per qualche tempo con lui. Il sacerdote, dal canto suo, accondiscese per quanto riguardava la permanenza di Francesco li, ma, per timore dei genitori di quello, rifiutò il denaro. Allora il vero dispregiatore delle ricchezze, gettandolo via sul davanzale di una finestra, trattò quel denaro come polvere abietta.