26 gennaio 2026

La fabbrica dei desideri

Nella Torino del 1910 Caterina, rimasta vedova con tre figli, lascia la campagna per cercare un futuro migliore in città. Qui, tra speranze di riscatto e difficoltà quotidiane, la casa dei Glicini diventa non solo abitazione, ma anche luogo di incontri, amicizie e opportunità.

Giulia, la figlia quindicenne, ottiene lavoro presso la storica fabbrica di cioccolato Moriondo e Gariglio. Non ha competenze, ma le sue mani sempre fredde sono perfette per incartare i cioccolatini senza scioglierli. Per la ragazza la fabbrica, oltre che fonte di sostentamento, è anche teatro di rapporti, esperienze, un nuovo senso di indipendenza personale. 

Intanto, la città si prepara alla Grande Guerra e agli sconvolgimenti del primo Novecento.

A giudicare dalla quarta di copertina e dalle principali recensioni, il tema centrale pare essere l’emancipazione femminile: nella Torino operaia, le donne iniziano a conquistare autonomia economica e sociale. La stessa Giulia scopre che il lavoro può essere libertà, e non solo necessità.

Tutto questo è ben presente nel romanzo, costantemente agganciato agli eventi storici che influenzano profondamente le vite dei personaggi. Nello stesso tempo, ne “La fabbrica dei desideri” di Valeria Gallina ho trovato molto di più: personaggi indimenticabili ritratti con prosa elegante e senza stereotipi; una Torino suggestiva pulsante di vita e di speranze; un intreccio narrativo che sa coniugare magistralmente eventi reali e vicende intime.

Un bel romanzo, che emoziona con delicatezza.



15 gennaio 2026

Io che ti ho voluto così bene

Le serie TV ci hanno abituati al fenomeno degli spin-off. Ebbene: in "Io che ti ho voluto così bene" Roberta Recchia realizza uno spin‑off di "Tutta la vita che resta".

Il precedente romanzo ruotava intorno alla famiglia Ansaldo, sconvolta da un evento drammatico: nell’estate del 1980, durante una vacanza sul litorale laziale, la figlia sedicenne Betta viene violentata e uccisa. Con lei c’è Miriam, la cugina, che sopravvive ma resta segnata da un dolore silenzioso e paralizzante.

Nel secondo romanzo, quella stessa storia è rivissuta dal punto di vista di Luca, fratello minore del giovane che ha assassinato Betta. Quattordicenne sereno e intelligente, Luca vede la propria vita improvvisamente devastata il giorno in cui i carabinieri bussano alla porta di casa sua. La mamma, per proteggerlo, lo manda a vivere al Nord presso la famiglia dello zio Umberto; qui Luca dovrà ricostruire la propria esistenza e trovare un nuovo senso di fiducia in una possibilità di bene per sé e per chi ama.

In entrambi i romanzi emerge la centralità di temi cari all’autrice: le conseguenze traumatiche della violenza, il dolore e la vergogna, il senso di colpa e il vuoto interiore di fronte all’irreparabile; ma anche la forza degli affetti, il bisogno di rinascita, la potenza del perdono.

Nello stesso tempo, mentre il primo libro è una storia corale, il secondo è più vicino al romanzo di formazione: una vicenda intima, unica, filtrata dalla prospettiva di un adolescente che – incolpevole – ha ereditato un dolore enorme.

Tutto questo è sviluppato con la prosa delicata e intensa della Recchia, che riesce ad essere sempre emotiva, e mai retorica.