Tommaso da Celano, frate che ha conosciuto Francesco personalmente, è il primo biografo ufficiale del Santo, e ne scrive la vita pochi anni dopo la morte (tra il 1228 e il 1247), per ordine di papa Gregorio IX.
La sua "Vita Beati Francisci", che sarà poi utilizzata per la canonizzazione, offre testimonianze ancora "calde", dirette, provenienti da testimoni di prima mano.
Il tono dell'opera è decisamente agiografico, forse lontano dai gusti moderni, ma non mancano pennellate vivide, emotive, concrete, anche grazie a uno stile narrativo diretto e spesso spontaneo. L'intento è quello di mostrare la santità di Francesco, edificando il lettore attraverso la narrazione (spesso in ordine sparso, senza consequenzialità cronologica) di miracoli, conversioni, virtù, episodi di vita quotidiana. Ne risulta un’immagine del santo molto umana, viva, affettiva.
Vi offro come assaggio in racconto della morte di Francesco [Fra Tommaso da Celano - "Vita di San Francesco d'Assisi e trattato dei miracoli - Traduzione di Fausta Casolini - Edizioni Porziuncola].
Già era compiuto il ciclo di vent'anni dalla sua conversione, come gli era stato manifestato per divina volontà. [...]
Da pochi giorni riposava nel luogo tanto desiderato, e avvedendosi che la morte incalzava, chiamò a sé due frati e figlioli suoi prediletti, e comandò loro di cantare ad alta voce con giubilo di spirito lodi al Signore per la morte vicina, anzi per l'approssimarsi della vera vita. Egli poi, come poté, intonò quel canto di Davide: «Con la mia voce ho gridato al Signore, con la voce ho chiesto soccorso al Signore». Uno dei frati presenti assai amato dal Santo, molto sollecito di tutti i frati, vedendo questo e conoscendo vicina la fine, gli disse: «Padre amoroso, già i figli stanno per rimanere senza Padre e privi della luce degli occhi loro! Ricordati dunque degli orfani che sati per lasciare, perdona tutte le loro colpe, e conforta tanto i presenti che gli assenti con la tua santa benedizione». E il Santo: «Ecco, io son chiamato da Dio, figlio; a' miei frati, presenti ed assenti, perdono tutte le offese ed i peccati, e per quanto posso li assolvo; e tu ciò annunziando, benedicili tutti per me».
Poi si fece portare il codice dei Vangeli e chiede gli venisse letto l'Evangelo secondo Giovanni, di là dove incomincia: «Sei giorni prima della Pasqua, sapendo Gesù che era venuta l'ora sua di passare da questo mondo al Padre»... Quello stesso brano si era proposto di leggergli il ministro, prima ancora di averne il precetto; e questo stesso gli si presentò per il primo all'apertura del libro, sebbene il volume nel quale si doveva leggere questo Vangelo contenesse tutta intera la Bibbia. Indi comandò che gli posassero indosso il cilicio e lo cospargessero di cenere, dal momento che tra poso sarebbe terra e cenere.
E mentre molti frati, dei quali era padre e guida, ivi raccolti con riverenza aspettavano il beato passaggio e la benedetta fine, quella santissima anima si sciolse dalla carne, per essere assorta nell'abisso di eterna luce, e il corpo si addormentò nel Signore.

Nessun commento:
Posta un commento